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Chi sono i padroni del mondo - Intervista esclusiva a Noam Chomsky

  • Andato in onda:19/10/2016
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      La trascrizione dell'intervista in esclusiva di Noam Chomsky ad Anna Mazzone, in occasione dell'uscita in Italia del suo ultimo libro: "Chi sono i padroni del mondo", editore Ponte alle Grazie.


      Noam Chomsky, chi sono i padroni del mondo?

      E’ una questione complicata, che discuto nell’ultimo capitolo del libro e che ha diverse dimensioni, di cui non ho mai avuto occasione di parlare prima. Una delle domande chiave risiede nelle relazioni internazionali e nella scienza della politica ed è: quale Stato governa il mondo. Le risposte presentano vari aspetti. Ora rispondo che il Paese che governa il mondo sono gli Stati Uniti, cento anni fa avrei risposto gli Inglesi o i francesi, anche se già allora gli Usa avevano la più grande economia del mondo, anche se non erano attori principali nel dominio del mondo. Nel 1945 tutto questo cambia.

      Gli Usa diventano la più grande potenza mondiale della Storia, in termini di economia, di potere militare e di dominio sugli altri Paesi del mondo. Tutto ciò, ovviamente, col temo va declinando, ma gli Stati uniti continuano ad essere la più grande potenza del mondo in campo militare. Nessun altro Paese sul pianeta ha la tessa tecnologia sofisticata e gode dello stesso potere militare. In termini economici gli Usa sono ancora i più forti, e poi c’è un’altra dimensione, quella degli ultimi 30 anni, quella di un’integrazione formale che chiamiamo globalizzazione basata su capitali privati che ha permesso un’integrazione economica nei servizi e nelle attività manifatturiere.

      Ci sono corporazioni di multinazionali che operano e mettono insieme diversi paesi del mondo, uno dei casi più studiati è quello dell’ iPhone, disegnato dalla Apple e assemblato in Cina da una compagnia taiwanese. Se guardiamo agli incredibili profitti che entrano nelle casse di Apple vengono definiti come export cinese, ma in realtà danno poco valore aggiunto all’economia cinese. Apple ha il suo quartiere generale negli Usa, ma attraverso questo sistema di produzione in Cina può tranquillamente evadere le tasse. La stessa cosa che succede con le compagnie che mettono la loro sede fiscale in Irlanda. Quindi, alla fine, se si mettono insieme le grandi compagnie americane si scopre che ancora dominano il mondo. Questo non è specificamente il potere degli Stati uniti, ma è il potere delle istituzione americane nel campo economico che è separato ma strettamente correlato al potere militare e a quello politico. E poi c’è la dimensione dell’opinione pubblica che tende a organizzarsi e diventa sempre più attiva, diventando un fattore importante nei termini di cosa accadrà nel mondo. Quindi, la domanda su chi domina il mondo è davvero complicata e non c’è solo una risposta.

       

      La Russia può ambire a dominare il mondo e siamo quindi condannati a un’eterna guerra fredda Russia-Usa?

       

      Non credo che esista qualcosa di eterno. Credo che esistano delle opportunità mancate in questo confronto tra Stati uniti e Russia. Quando è crollato l’impero sovietico ci siamo tutti chiesti come si sarebbe trasformato l’ordine mondiale. Gorbacev aveva una visione euroasiatica e di cooperazione con lo smantellamento delle strutture militari e anche della Nato. Ci sarebbe stata autonomia nelle singole regioni e un sistema di difesa basato sulla cooperazione. Ma l’idea degli Stati uniti e di Bush senior era completamente diversa. L’idea di Bush è che il sistema sovietico era collassato ma il sistema Nato avrebbe dovuto espandersi ed è quello che è accaduto. La Nato da allora ha iniziato a espandersi e a questo punto il tema cruciale per tutti, e soprattutto per i russi, era cosa sarebbe successo con la Germania. La Germania era una preoccupazione molto seria per la Russia. Gorbacev ha accettato la sua riunificazione con l’idea che poi la Nato non si sarebbe dovuta allargare a Est, e invece è quello che è successo. Esisteva un accordo verbale con gli americani che, invece, appena è caduto il muro è stato disatteso perché gli americani hanno mandato i loro militari nella Germania dell’Est espandendo la Nato di fatto fino ai confini con la Russia. Gorbacev si è fidato della parola degli americani che è stata invece disattesa. La Nato ha continuato a espandersi a Est tanto che due anni fa ha offerto di entrare nell’alleanza anche all’Ucraina, che è il cuore strategico della Russia come tutti sappiamo.

       

      Nel suo ultimo libro, “Chi sono i padroni del mondo”, lei sostiene che una delle caratteristiche delle democrazie contemporanee è l’apatia dell’elettorato. Come si può cambiare questo trend e portare nuova passione nella politica?

       

      L’apatia dell’elettorato può essere descritta in diversi modi. Quello che vediamo nelle società più ricche, come gli Stati Uniti e l’Europa, è che le principali istituzioni e i principali partiti sono guardati dalla gente con sospetto, con rabbi,a e questo vale per il Congresso negli Stati uniti per le istituzioni federali per le grandi multinazionali. Qualcosa di simile succede anche in Europa. Io credo che questo sia il risultato di qualcosa di oggettivo: le istituzioni attraverso l’austerity e attraverso politiche estremamente liberiste non sono riuscite a portare la gente fuori dalla povertà, ma anzi hanno fatto aumentare questa sorta di stagnazione, questa mancanza di speranza nella maggior parte della popolazione che non si sente più rappresentata. È una perdita di potere della democrazia, succede anche in Italia. Le decisioni non vengono prese dai singoli paesi ma dalla burocrazia di Bruxelles. Conosciamo tutti l’influenza delle banche tedesche. Insomma, la gente è consapevole che la democrazia è minacciata e che la politica non è disegnata nell’interesse del popolo. E quindi c’è paura, rabbia e, in particolare, assistiamo alla crescita dei partiti di estrema destra in Europa e al fenomeno di Trump negli Stati uniti. Ogni Paese è diverso, ma c’è un elemento in comune che è la svolta liberista che ha travolto l’ultima generazione.

       

      Lei scrive che il tempo sta per scadere. Che cosa succederà quando scadrà e come possiamo fermare questo processo?

       

      Il punto è come riusciremo a organizzarci e ad agire di fronte a  delle minacce gravissime che sono molto concrete. È passato il tempo del dibattito. È arrivato il tempo dell’impegno, dell’azione civile di fronte a temi come la guerra nucleare e i cambiamenti climatici. E questi temi devono essere affrontati e risolti concretamente.

       

      Otto anni di Barack Obama. Qual è il suo bilancio?

       

      Molti supporter di Obama sono rimasti tanto delusi dall’operato del presidente, io sono uno di quelli che non è rimasto deluso perché non mi aspettavo grandi cose. Credo che i suoi 8 anni di presidenza siano stati infarciti di retorica più che di fatti concreti.

       

      Cosa ne pensa dei due candidati presidenziali, Clinton e Trump?

       

      Non mi piace particolarmente Hillary Clinton, e credo che l’elezione di Trump sia una minaccia reale non solo per gli Stati Uniti ma per tutto il mondo.  Ci sono molte opzioni che lui ha messo sul tavolo che sono davvero pericolose, come espandere le spese militari e tagliare le tasse ai ricchi. E poi nessuno dei due candidati è davvero concentrato su quello che è il reale problema per il mondo: il cambiamento climatico. E poi su Trump c’è questa megalomania evidente. Nessuno sa come potrebbe reagire di fronte a situazioni di tensione e questo spaventa. Per quanto riguarda la politica interna di Hillary Clinton, alcune sue idee sono persino più progressiste di Obama, ma dal punto di vista internazionale nulla di nuovo.

       

      Chi voterà per le presidenziali americane?

       

      Sono in uno Stato dove i risultati sono già garantiti, quindi probabilmente voterò per la candidata Verde, è la cosa più sicura da fare senza correre alcune rischio.  

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