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Olha Vozna - Ucraina

Il programma è stato realizzato in collaborazione con il Ministero dell'Interno - Dipartimento per le Libertà Civili e l'Immigrazione

e con il cofinanziamento del Fondo Asilo Migrazione e Integrazione 2014-2020



Bosnia-Erzegovina

Economia e Welfare

Quando la Bosnia ed Erzegovina era una repubblica della Jugoslavia, la sua economia era integrata alle esigenze dell'intero Paese. Si erano compiuti notevoli sforzi per la sua industrializzazione, sia per poterne sfruttare le materie prime, sia per ridurre il gap dalle altre Repubbliche economicamente più avanzate, sia per la posizione strategica. La Bosnia ed Erzegovina, priva di frontiere esterne, era infatti il luogo più sicuro per le fabbriche di armi. Nonostante gli sforzi, la produttività della Bosnia non superò mai il 70% della media jugoslava.

Il passaggio da un'economia pianificata al libero mercato e il venir meno dell’integrazione con le altre repubbliche jugoslave, le distruzioni belliche degli anni 1992-1995 (il PIL pro-capite era ridotto quasi a zero), la scarsa funzionalità dell'organizzazione territoriale e l’estrema macchinosità del sistema amministrativo del dopoguerra hanno impedito il rilancio economico del Paese, che è tra i più poveri d'Europa. Gli aiuti degli organismi internazionali, come l’UE, la Banca Mondiale e il PIC (Peace Implementation Council), sono tuttora vitali.

Nel 2015, si stimava che il settore agricolo contribuisse al PIL per il 7,9%, l’industria per il 26,5% e il terziario per il 65,6%. La forza lavoro è distribuita per il 19% nell’agricoltura, per il 30% nell’industria e per il 51% nei servizi.

L'agricoltura (soprattutto cereali e ortaggi) è poco produttiva, sia per le caratteristiche del territorio e del clima, che per la grande frammentazione della proprietà fondiaria. Importanti sono invece la pastorizia e le risorse forestali.

Di un certo rilievo sono l’industria estrattiva e siderurgica, che attingono a riserve soprattutto di carbone e minerali di ferro, ma anche, sia pure limitatamente, di lignite, oro, amianto, salgemma, rame, piombo e zinco.

Il 26 febbraio 1998 sono ripresi gli scambi commerciali tra le due entità della Bosnia ed Erzegovina e i Paesi confinanti, ma sostanzialmente le relazioni economiche dell'entità croato-musulmana rimangono orientate verso la Croazia e i Paesi centro-europei, mentre quelle dell'entità serba verso la Federazione di Serbia e Montenegro.

Le esportazioni nel 2015 erano valutate in 3.942 miliardi di dollari e rivolte prevalentemente verso Slovenia (16,4%), Italia (16,1%), Germania (12,8%), Austria (12,3%) e Croazia (12%). Le importazioni erano invece valutate 8.784 miliardi di dollari (cioè più del doppio delle esportazioni) e provenienti soprattutto da Croazia (20,2%), Germania (12,6%), Slovenia (12,2%), Italia (9,8%), Russia (6,8%) e Ungheria (5%). La città di Brčko, entità amministrativa autonoma, è un’area pilota per gli investimenti internazionali. I principali partner commerciali sono Germania, Croazia, Italia e Serbia.

La maggior parte delle comunicazioni avviene sulle strade, faticosamente ricostruite e sistemate dopo le distruzioni belliche che avevano praticamente azzerato la rete ferroviaria.

La natura poco contaminata e il patrimonio storico-artistico, se valorizzati, potrebbero essere una grande risorsa per il turismo, che per ora ha un rilievo importante solo a Sarajevo, a Mostar e nei parchi nazionali.

L’aspettativa di vita è di 76,55 anni. La mortalità infantile è di 5,72‰.

La spesa pubblica per la sanità, nel 2013, costituiva il 6,7% del PIL. L’accesso all’acqua potabile è per il 99,9% della popolazione. La disuguaglianza di reddito è molto alta, con il 17,2% della popolazione sotto la soglia di povertà. Il tasso di alfabetizzazione è del 98,5%. Nel 2014, gli utenti di internet erano stimati 608 ogni 1.000 abitanti.

Il tasso di disoccupazione nel 2014 era dato intorno al 43%, benché in realtà una buona percentuale di persone ufficialmente disoccupate lavori in nero o nelle sacche “grigie” dell’economia, spesso controllate dalla criminalità organizzata.

L’emigrazione è per molti l’unica risposta possibile, causando di fatto un grave depauperamento del migliore capitale umano del Paese; nella maggior parte dei casi, infatti, riescono ad andarsene i giovani di condizione socio-culturale elevata, in cerca di un'occupazione adeguata alle proprie aspirazioni. 

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