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Olha Vozna - Ucraina

Il programma è stato realizzato in collaborazione con il Ministero dell'Interno - Dipartimento per le Libertà Civili e l'Immigrazione

e con il cofinanziamento del Fondo Asilo Migrazione e Integrazione 2014-2020



Paesi

Ghana

Ghana significa “re guerriero”;  Kwame Nkrumah, padre dell'indipendenza, scelse questo nome perché sarebbe stato “un’ispirazione per il futuro”:  bisognava ritrovare l’orgoglio soffocato dalla soggezione coloniale.  


UN PASSATO IMPERIALE

Nel medioevo, il Ghana era un impero che si estendeva centinaia di chilometri oltre i confini attuali.   In seguito, un impero fu anche quello Ashanti, tutt’ora uno dei più importanti gruppi etnici del paese;  era una potenza militare capace di opporre una resistenza tenace agli invasori coloniali, tanto da impegnare la Gran Bretagna per ben quattro guerre, fino alla definitiva capitolazione nel 1900.   Il regno Ashanti aveva prosperato, tra il XVIII e il XIX secolo, grazie ai commerci con gli europei insediati sulla costa:  soprattutto oro e schiavi.  


LA TRATTA DEGLI SCHIAVI

Per il mondo dei “bianchi” infatti, quella era la “Costa d’Oro”, e non solo per il metallo prezioso:  con le Americhe che assorbivano enormi quantità di schiavi, la tratta di esseri umani diventò per secoli estremamente redditizia, tanto da provocare concorrenza, conflitti e vari passaggi di mano tra le varie nazioni europee che volevano trarne vantaggio.   Cape Coast Castle ed Elmina Castle sono i più conosciuti tra i circa 40 “castelli degli schiavi” che attualmente attraggono un tipo molto particolare di turismo:  una sorta di pellegrinaggio del dolore e dell’umiliazione nei luoghi in cui, nelle grandi celle sotterranee, venivano stipate migliaia di persone in attesa di essere caricate sulle navi (si stima che a causa delle condizioni di trasporto il tasso di mortalità durante la traversata fosse di uno su sette).   La Gran Bretagna abolì il commercio degli schiavi nel 1807 e la schiavitù nel 1834, ma fino ad allora aveva deportato, nel viaggio senza ritorno attraverso l’Atlantico, 3.500.000 esseri umani.  


LA COLONIA INGLESE

La Costa d’Oro era la colonia più redditizia dell’Impero britannico in Africa.   Lo sviluppo e la modernizzazione del territorio erano tutti in funzione e a beneficio delle Compagnie europee (per la realizzazione delle vie di comunicazione, fino agli anni Venti si utilizzarono anche i lavori forzati):  il capitalismo del nostro continente veniva protetto e agevolato in ogni modo, senza subire interferenze da parte del governo.   Con la fine della tratta degli schiavi, alla colonia si richiedeva di rendere in altro modo:  è così che si diffuse la produzione di olio di palma e soprattutto la coltivazione del cacao, introdotta dai missionari intorno alla metà del XIX secolo (il Ghana ne è tuttora sempre primo o secondo produttore mondiale).   Ma il potere finanziario e contrattuale rimaneva totalmente nelle mani dei grandi monopolisti europei.

Sotto la pressione popolare, a partire dal 1925 il governo della colonia cominciò ad introdurre una minima, e pressoché ininfluente, rappresentanza territoriale:  era concessa solo ai capi indigeni ed escludeva i cosiddetti “commoners”, cioè la borghesia locale più moderna, che vedeva nelle gerarchie tradizionali solo uno strumento del potere inglese.   Negli anni quaranta, il cartello commerciale dei monopolisti rese ancora più difficili le condizioni della popolazione e le possibilità dei “commoners”;  prese vigore la spinta indipendentista, fortemente sentita anche dai reduci, che nella seconda guerra mondiale avevano combattuto per gli inglesi e per principi democratici che gli stessi inglesi, con loro, non rispettavano.  


L'INDIPENDENZA

Agitazioni, repressione, scioperi, arresti e progressive conquiste costituzionali videro emergere la figura carismatica di Kwame Nkrumah.   Nel 1957, la giovane regina Elisabetta II firmava l’indipendenza:  la Costa d’Oro, diventata Ghana e membro del Commonwealth, era la prima nazione dell’Africa nera ad ottenerla.   Si trattava di “inventare una politica” e qualunque errore avrebbe avuto conseguenze sull’intero continente.

“Il Ghana è libero per sempre.   Tutto il mondo ci sta a guardare”, disse il Presidente Nkrumah.   Per spezzare il monopolio straniero sulle risorse e sulla loro commercializzazione, il suo governo dotò il Paese di istituzioni finanziarie e, anche se si definiva socialista, cercò un equilibrio tra un forte intervento statale e il ruolo dei privati.   Una grande accelerazione venne data alla lotta all’analfabetismo e allo sviluppo del sistema scolastico, che in pochissimi anni vide crescere in modo esponenziale il numero di scuole e studenti, dalle primarie all’università;  con una attenzione particolare alla preparazione in medicina, mentre si dava il via alla costruzione di nuovi ospedali.   Per far fronte alle necessità energetiche, Nkrumah fece costruire la grande diga di Akosombo, creando il lago Volta, il più grande lago artificiale del mondo:  avrebbero fornito energia elettrica a basso costo e, in più, un sostegno alla pesca e all’irrigazione agricola.


ANNI DIFFICILI

Nei primissimi anni di indipendenza, il Ghana aveva vissuto un progresso straordinario, ma le difficoltà non avevano tardato ad arrivare.   La caduta del prezzo del cacao, la crescita dell’inflazione e del debito pubblico, alimentati dalla crisi economica e dagli ambiziosi programmi di sviluppo, generavano scontento;  mentre il tentativo di fare del Ghana un paese-guida per una sorta di federazione africana costava molto senza dare grandi risultati.   Si aggiungeva un problema “storico” di fondo:  il Ghana era un insieme di molte etnie diverse poste sotto un unico governo centrale dal colonialismo inglese;  ora l’unità era minacciata dall’emergere di partiti regionalisti e dalle violenze di frange secessioniste.   Nkrumah, scampato a due attentati, rispose con una svolta autoritaria:  nel ’64, con un referendum, istituzionalizzò il partito unico e attribuì a sé stesso la presidenza a vita.     

Nel 1966, l’inaugurazione della diga di Akosombo (per cui era stato costretto a ricorrere per un 50% agli aiuti stranieri, soprattutto americani) rappresentò il gran finale dell’astro di Nkrumah:  un mese dopo, mentre era in Vietnam per una missione di pace, un colpo di stato militare lo estromise dal potere.

Dopo tre anni di sospensione delle garanzie costituzionali, nel ’69 il Ghana tornò alle elezioni, ma per molto tempo continuò ad essere afflitto da una crisi economica molto grave, cambi di governo e colpi di stato.   Dal 1979 al 2000, la transizione verso un ritorno e un consolidamento della democrazia è stata dominata da Jerry Rawlings, un tenente dell’aviazione diventato rivoluzionario e dittatore:  altra figura carismatica e controversa a segnare la storia del paese.


IL GHANA OGGI

Attualmente, il Ghana è considerato uno degli stati più democratici del continente africano e, secondo l’ONG Reporters Sans Frontières, vi si gode un’ampia libertà di stampa.

Un riconoscimento all’importanza e al ruolo del paese è stata, indirettamente, la nomina di Kofi Annan, primo africano nero, a segretario generale dell’ONU, incarico tenuto per due mandati, dal 1997 al 2006.   Nel 2008, Annan è diventato cancelliere della University of Ghana.

Nell'ultimo decennio, lo stato ha speso tra il 28% e il 40% del suo bilancio annuale per l’istruzione:  tra scuole primarie, secondarie, università e politecnici, alfabetizzazione e cultura sono ormai accessibili alla grande maggioranza della popolazione.  

La lingua ufficiale, a scuola come altrove, è l’inglese:  retaggio dell’epoca coloniale, ma anche utile strumento di comunicazione e unificazione, perché in Ghana c’è ancora una grande frammentazione linguistica.   Le lingue locali sono 47 (le più diffuse sono l’Asante al 16% e l’Ewe al 14%), per una popolazione che è solo il 43% di quella italiana.

Il 53% degli abitanti si concentra nelle maggiori città, soprattutto Accra e Kumasi.   Il paese (una superficie 4/5 dell’Italia) è costituito da pianure e colline basse (la cima più alta è solo 885 m.), ma il clima e la distribuzione dell’acqua influiscono pesantemente sulla vivibilità e produttività del territorio.   Il sud, più vicino al mare, è ricco di fiumi, che favoriscono le colture (cacao, caffè ecc.) e i trasporti;  la regione settentrionale, invece, subisce 4-6 mesi l’anno di siccità, causata dalle alte temperature e dall’harmattan, il vento secco e polveroso che dal Sahara arriva al Golfo di Guinea.   Inevitabilmente, il Ghana meridionale e costiero gode di uno sviluppo maggiore, perpetuando dislivelli socio-economici che da sempre affliggono il paese.

Nonostante gli sforzi nel settore medico-sanitario, oltre alle malattie tradizionali come la malaria, negli ultimi decenni un altro flagello incide sensibilmente sulla qualità e durata di vita:  la diffusione dell’HIV (AIDS).   Anche se il tasso di fecondità è alto (circa 4), la mortalità infantile è di ben 42,8 ogni 1000 nati, la speranza di vita è di soli 61 anni e l’età media è di 20,5.

Il lavoro minorile è al 34%.   Il Ghana è un paese giovanissimo e ancora troppo povero:  per PIL pro capite è al 140° posto e per indice di sviluppo umano al 138° su 187 nazioni.   E, come se non bastasse, dai paesi vicini arrivano rifugiati politici e profughi (18.500 circa, più della metà dei quali dalla Costa d’Avorio).

Il tasso di migrazione è inevitabilmente piuttosto alto (3,9 ogni 1.000 abitanti), tanto che l’Unione Europea e il governo locale hanno attivato il progetto GIMMA (Ghana Integrated Migration Management Approach), che sarà gestito dalle autorità locali e dalle organizzazioni della società civile:  l’obiettivo è supportare e promuovere la creazione di posti di lavoro e la crescita dell'economia, così da incentivare i giovani a non lasciare il paese.

Molti dei ragazzi che ora lasciano il Ghana farebbero proprie le parole di Kwame Nkrumah: “Non sono Africano perché sono nato in Africa, ma perché l’Africa è nata in me”.

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