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Aspettando la fase finale

Puntate integrali

RAFFAELLA SILVESTRI

Hai scoperto di avere un doppio che in tua assenza è la causa di eventi inenarrabili. La narrazione è al tempo presente e nel racconto ci devono essere una radio e una prostituta.

LEI È UNA DEL CORVETTO

Io, al Corvetto, non ci vado mai. È un posto sporco, di quella sporcizia che non si lava via neanche quando piove. La mia casa è di quelle case in cui tutto è chiuso dentro gli armadi: così, le stanze sembrano vuote. Minimal. Casa sua è piccola e piena di oggetti: fogli sparsi, chiavi che aprono chissà quali serrature.

Lei si chiama Mabel, e io la odio.

Abbiamo sedici anni, io e Mabel. Ma io sono bella: di quella bellezza struccata che piace ai ragazzi che un giorno diventeranno ingegneri, o avvocati. Mabel ha i capelli tagliati corti, già rovinati da tinte di mille colori.

Io dico sempre di no, Mabel dice sempre sì. Dice di sì a tutto, e non perché la si costringa, o perché ne cavi qualche vantaggio: lei dice di sì perché si diverte.

E così, io faccio le versioni di latino, mentre Mabel si porta a casa certi tizi: sono uomini di trenta, quarant’anni, non importa davvero. Lei accende la radio su un canale di musica anni ‘90 (ascolta solo quella, da sempre, come se vivesse lì, nel 1996), si rolla una canna e poi comincia a ballare. E ascolta i loro occhi su di lei. Li ascolta: si muovono al ritmo dei Blur. Mabel è morbida. Quando loro la pagano, lei si sente bene. Lei si sente viva.

Ci sono stata anch’io, una volta, a casa di Mabel. Le ho chiesto di fare il bagno insieme, perché volevo quella morbidezza, e volevo che lei mi toccasse. Ci siamo spogliate, io e Mabel, e siamo rimaste a guardarci davanti allo specchio. I peli sottili e il seno piccolo. Uguali, io e Mabel.

Ma naturalmente lei è solo Mabel, e io la odio.