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Pomodoro cinese il fatto alimentare smonta passo passo il servizio de Le Iene

Il fatto alimentare attacca il servizio delle iene e titola:

“Pomodoro cinese: il servizio delle Iene è inattendibile: troppi vermi, tanta fantasia e dati senza riscontri. Sì all’origine dei prodotti in etichetta”

Successivamente mette in luce i punti critici:

1) Il servizio comincia con Nadia Toffa che armeggia con un pomodoro pelato mentre si domanda da dove arrivi. Il dubbio viene poi allargato ad altre tipologie di prodotti a base di pomodoro: passate, sughi pronti, ketchup, concentrati. Il servizio si sposta in Cina, da dove sembra provenire una parte del pomodoro che abitualmente consumiamo.

Tutto ciò è fuorviante perché fa credere ai consumatori che i pelati e altre conserve usate per condire pasta, carne e pizze, siano cinesi e questo non è vero.

La questione del concentrato di pomodoro non riguarda le bottiglie di polpa o di passata e tanto meno le lattine di pelati che nel 99% dei casi sono ottenuti da pomodoro coltivato e lavorato in Italia (la legge  prevede che siano preparati  solo con pomodoro fresco) come si può leggere sulle etichette che riportano l’indicazione “100% made in Italy”.

La raccolta del pomodoro fresco in Italia è più che sufficiente a coprire la necessità delle imprese che lavorano e imbottigliano solo materia prima locale. In media si trasformano circa 5 milioni di tonnellate l’anno di prodotto fresco e il 60% viene esportato.

 

2) Nel filmato si vedono migliaia di barili blu riempiti di concentrato, pronti per essere esportati nel nostro paese che, secondo la documentazione fornita da un produttore cinese, contengono pesticidi e antiparassitari in quantità dieci/cento volte superiori ai limiti imposti dalla normativa europea.

Nadia Toffa spiega che queste partite passano la frontiera attraverso strani magheggi. La cosa è molto curiosa visto che secondo i dati degli ultimi 5 anni del Sistema di allerta rapido europeo per i prodotti alimentari (Rasff), le segnalazioni sul pomodoro cinese inviate dalle autorità sanitarie a Bruxelles da tutti i paesi sono due (presenza eccessiva di istamina nel 2014 e una partita dall’odore anomalo nel 2011).

Nessun caso di presenza di antiparassitari o pesticidi a carico di concentrato di pomodoro cinese come viene detto nel servizio mentre le segnalazioni giunte al Rasff su prodotti alimentari irregolari negli ultimi cinque anni sono più 18mila!

 

3) Un altro elemento critico del servizio riguarda le dimensioni del problema che viene ingigantito oltremodo. Le immagini dei barili blu pronti per essere spediti in Italia fanno un certo effetto sui telespettatori, ma in realtà le importazioni dalla Cina sono ridicole. L’anno scorso solo il 10% delle 144 mila tonnellate di concentrato importato, proveniva dalla Cina. Si tratta dello 0,28% del pomodoro lavorato dall’industria italiana (una quantità cinque volte inferiore rispetto al 2013). La stragrande maggioranza del concentrato infatti arriva da: California, Spagna, Portogallo e Grecia.

Come più volte detto la materia prima viene utilizzata da alcune industrie italiane per prodotti destinati soprattutto al mercato africano ed extra europeo per le bottiglie di ketchup, i sughi pronti dove il pomodoro risulta un ingrediente minore.

 

4) La vicenda del concentrato cinese scaduto con i vermi ha il sapore di una presa in giro e il continuo richiamo ai misteriosi importatori italiani è ridicolo, visto che sono solo 3-4 e, a dispetto di quanto si lascia intendere nel servizio, non sono certo marchi noti al grande pubblico trattandosi di aziende minori.

 

5) Anche l’intervista al produttore cinese desta qualche perplessità. Il signore dice di esportare 60 mila tonnellate di concentrato l’anno quando in realtà l’anno scorso ne abbiamo importate solo 14mila!

 

6) Un’altra nota stonata riguarda la scelta di fare analizzare da un laboratorio italiano una bustina di tè cinese alla ricerca di pesticidi e antiparassitari, quando nel servizio si parla di pomodoro!

 

7) L’ultima nota sono le terribili condizioni in cui lavorano e vivono i raccoglitori nei campi cinesi riportate dalle Iene, che purtroppo non si discostano molto da quelle che numerosi immigrati che lavorano nei campi subiscono in Italia.

 

Il bilancio del programma è disastroso, perché l’abile narrazione e le belle immagini hanno convinto molti telespettatori che nel settore del pomodoro ci sono gravi problemi che intaccano anche la salute dei consumatori.

 

8) La nota positiva della puntata delle Iene è il lancio della petizione su change.org per l’indicazione dell’origine degli ingredienti, che ha raggiunto in pochissime ore 330mila firme!

Ma anche in questo caso c’è una grossa criticità: Nadia Toffa si rivolge al ministero e chiede di applicare per i prodotti alimentari in scatola la regole adottate per l’olio extra vergine di oliva, dove l’etichetta differenzia solo tra materia prima UE ed EXTRA UE. Si tratta di un elemento interessante ma del tutto insufficiente per scegliere il made in Italy.

Forse si dimentica che già oggi la stragrande maggioranza delle aziende che usa materie prime italiane e soprattutto pomodoro lo indica sull’etichetta e anche nella pubblicità.

 

Fonte: Il fatto alimentare

Rai.it

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