Il Viminale alle Ong: polizia a bordo e vietato comunicare con gli scafisti

C'è una frase inserita nel Codice di condotta per le Ong alla quale il ministero dell'interno tiene in maniera particolare, ed quella in cui ribadisce che «il salvataggio non possa essere disgiunto da un percorso di accoglienza sostenibile e condiviso con gli altri Stati membri, conformemente al principio di solidarietà di cui dall'articolo 80 Tfue", il testo che disciplina l'equa ripartizione della responsabilità, anche sul piano finanziario, dei Pesi Ue nel settore dei controlli delle frontiere, dell'asilo e dell'immigrazione. E che, a partire da questo, chiunque effettui salvataggi in mare senza sottoscrivere le regole previste in questo Codice, potrà vedersi vietato l'attracco nei porti italiani. 
Sono 11 i punti convenuti nella bozza messa a punto dagli esperti del Viminale su mandato europeo circa il comportamento e le regole che le navi dei volontari dovranno tenere nelle operazioni di soccorso. A cominciare dal divieto di entrare nelle acque libiche a quello di trasferire i migranti soccorsi su altre navi. I mercantili dei volontari dovranno accettare di non violare i confini delle acque libiche , che potranno essere raggiunte - viene specificato - "solo se c'è un evidente pericolo per la vita umana in mare". Inoltre è previsto il divieto di comunicare telefonicamente con i trafficanti, di spegnere il transponder, o di inviare segnali luminosi "per agevolare la partenza e l'imbarco dei mezzi". Vietato anche il trasbordo su altre navi italiane o di asset internazionali, tranne che nei casi di emergenza. E dopo il salvataggio, le Ong "dovranno completare l'operazione portando direttamente loro i migranti in un porto sicuro". (...)

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