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Gianluca

Gianluca vive in provincia di Roma in un luogo di villeggiatura che nell'immaginario collettivo - come dice Gianluca – è un luogo dove ci sono continui arrivi e partenze.
Un luogo che, pochi sanno, è diventato destinazione per ex galeotti, sbandati di strada, gente che radunata, in luoghi specifici, ha trasformato parte della città in una sorta di ghetto. E’ un patito di musica e da qualche anno collabora con altri ragazzi in un gruppo musicale: grazie alla famiglia e alla musica hip hop è stato lontano dai pericoli della strada.
Canta il disagio della strada per evadere da quella realtà che non gli piace fatta di violenza, solitudine e sogni troppo distanti.
Parla di sé in modo pacato e in questo atteggiamento emerge il contrasto con la durezza di quel mondo che racconta nelle sue strofe. Il carcere lo conosce indirettamente; molti dei suoi amici l'hanno vissuto personalmente ed alcuni lo vivono ancora.
Il suo gruppo musicale "Miracolo italiano" tenta di trasformare in musica la difficoltà del suo micromondo.
Ha deciso di fare questa esperienza di Sbarre  per capire meglio quella realtà che non gli sembra così lontana, curioso e partecipe di quello che definisce "un esperimento che può far del bene soprattutto a me". Gianluca ha fatto il manovale per diverso tempo e ora studia Giurisprudenza.

QUALCHE DOMANDA A GIANLUCA

Cos’è per te la libertà?
Un valore che ti viene donato, che non lo puoi comprare e questo significato lo devi sempre tener presente prima di fare un’azione.

Parli di disagio nelle tue canzoni. Da dove viene questa ispirazione?

Perchè sono stato a contatto con ragazzi che vengono dalla strada. La strada, quella vera, mi ha fatto conoscere amici che non hanno avuto la mia stessa fortuna.

Storie difficili?

Si, purtroppo sono finiti in carcere, hanno avuto problemi di droga. Nella mia musica tratto il sociale e questo mi porta a comprendere con più sensibilità lo stato altrui di disagio.

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