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Gorgona, il tempo sospeso

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di Flavia Piccinni

 

Gorgona, due chilometri quadrati e un’ora di nave dalle coste di Livorno. E poi 66 detenuti, 35 poliziotti penitenziari e 1 solo civile che qui trascorre tutto l’anno: la Signora Luisa Citti, 87 anni, discendente di quarta generazione di quei Citti che partirono oltre duecento anni fa da Lugliano, in Garfagnana, su indicazione del Gran Duca di Toscana per ripopolare l’isola.

Oggi Gorgona non è soltanto l’ultimo carcere a cielo aperto italiano, nel quale i detenuti hanno la possibilità di lavorare e di prepararsi al loro futuro, ma anche una splendida oasi naturale che vive in prima persona l’intricato, e complicatissimo, gioco di rivalità e di passioni dei suoi abitanti.

Per raccontare la storia di questo scoglio in mezzo al mare, Flavia Piccinni è partita per Gorgona. Nel suo viaggio ha incontrato capitani di motovedette, veterinari e apicoltori, ma soprattutto civili, detenuti, guardie penitenziarie, commissari, educatori e il direttore dell’Istituto Carcerario Carlo Mazzerbo.

Fra l’azienda agricola gestita dai detenuti ai vigneti di Frescobaldi, che in un fazzoletto di terra produce il pregiato vino dal nome dell’isola, passando dalla Duecentesca Torre Vecchia per arrivare allo storico paese, Flavia Piccini con Gorgona, il tempo sospeso traccia il ritratto di una splendida, e ancora oggi inaccessibile, isola del Mediterraneo che è riuscita a preservare se stessa dall’intervento umano e, forse, dallo scorrere stesso del tempo.

Credits

a cura di Elisabetta Parisi con Daria Corrias e Lorenzo Pavolini

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