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Il Mare che bagna Napoli

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I fondali della città

di Marcello Anselmo

La linea costiera della metropoli è il limite che segna quel confine invalicabile, ultimo passo fin dove l’uomo può spingersi. È  lo spazio tra sommerso ed emerso dove uomo e natura si fondono e contaminano. È un confine invalicabile perché ha più dimensioni il sopra e il sotto, il dentro e il fuori.
Il mare è l’unica barriera dell’uomo, l’ignoto, la scommessa permanente.
Il fondale è la garanzia silente dell’uomo sulla terra, l’ambiente primigenio, senza l’assedio del mare (dell’abisso) non esisterebbe la terra né la città.
 

Napoli declina verso il mare. La città si interrompe di colpo inabissandosi nel suo doppio, lo spazio acqueo del golfo che è l’ultimo confine per i suoi abitanti. Per secoli il mare è stato risorsa, poesia, garanzia di superamento delle complicazioni della vita di una popolazione afona e frammentata, attanagliata da contraddizioni e potenzialità inespresse. Dal mare è iniziata la storia della città che si trasforma seguendone l’adagio, sotto il mare perdurano le linee di continuità tra passato, presente e futuro.

Il Mare che bagna Napoli è un documentario radiofonico che prova a raccontare l’evoluzione del rapporto simbiotico tra la metropoli e il suo specchio marino. Il mare diventa l’ambiente narrativo della città, la sua essenza, la sua ragion d’essere. Ma sullo sfondo ci sono gli uomini che vivono, attraversano e fanno la città, o quantomeno scampoli di microstorie di lavoratori, scienziati e appassionati subacquei che offrono delle prospettive inusuali per raccontare la complessità di una metropoli in continuo divenire, adagiata sulle proprie autorappresentazioni e corazze caratteriali difficili da scardinare.

Al centro della narrazione quindi si trova il rapporto viscerale che lega l’elemento marino e la metropoli partenopea a partire da quelle porzioni di costa decisamente antropizzate come il porto, le periferie industriali di Napoli Est, l’ex area Italsider di Bagnoli. Le esperienze dirette di testimoni dei fondali provano a dar vita ad un canto ritmato fatto di suoni e parole incentrato su microstorie che accompagnano lo spettatore dalle superfici portuali fin dentro gli abissi prossimi alla città, quei fondali invisibili ai più, eppure così sorprendenti, testimoni di una resistenza naturale alla catastrofe del moderno e della mutazione antropologica. La gente di mare, declinata in alcune sue particolarità, è il materiale narrativo che accompagna il racconto del confine tra la città sommersa e quella emersa. 


Credits

a cura di Fabiana Carobolante con Daria Corrias e Lorenzo Pavolini

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