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Lex e Sharia

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La giustizia afgana in mani italiane

di Shelly Kittleson

L’Italia ha assunto la responsabilità di "guidare" la riforma e la ricostruzione del sistema giudiziario afgano nei primi anni successivi alla caduta dei talebani. Poteva in qualche modo evitare che le donne vengano ancora incarcerate per il semplice fatto di essere state violentate? O che la Costituzione venga ignorata e la corruzione nel paese sia dilagante? E che molti afgani scelgano di rivolgersi a meccanismi di giustizia informale, profondamente ingiusti dal punto di vista dei diritti umani?
L’autrice di questa breve indagine è andata in Afghanistan per cercare di capire qual è lo stato attuale del sistema giudiziario afgano e che ruolo hanno avuto gli italiani. Ha intervistato diverse persone coinvolte nel settore: avvocati e avvocatesse afgane; ricercatori; commissari per i diritti umani; un ex vice ministro della giustizia; un giudice Pashtun dell'est, la prima avvocatessa a difendere un cliente afgano nei tribunali del Paese, e altri.
Si è anche chiesta quanto sia valida la scelta della comunità internazionale di spostare parte dell'attenzione sul sistema informale, cercando di cooptarlo invece che di sradicarlo. E cosa ne pensano gli afgani.


foto di Shelly Kittleson

Credits

a cura di Fabiana Carobolante con Daria Corrias e Lorenzo Pavolini

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