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TERREMOTO 3.32

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a cura della redazione di Tre Soldi

Voce narrante Anita Caprioli

 

Terremoto

 

Sono le 3.32 del 6 aprile 2009.

Un boato sveglia di soprassalto L’Aquila e i paesi della provincia. La città è scossa da un terremoto nel quale moriranno 308 persone, e che distruggerà completamente il centro dell’Aquila e molti paesi dell’Abruzzo.

Ad un anno di distanza la gente continua a portare addosso le ferite di una tragedia che alcuni dicono annunciata. Il centro della città è ancora invaso dalle macerie, le case sono deserte, alcune finestre, ancora spalancate ad un anno di distanza, mostrano l’interno degli appartamenti distrutti dal sisma.

Da quel 6 aprile tutto è rimasto immobile, anche il cuore delle persone che ci hanno raccontato la loro storia si è fermato a quella mattina. C’è chi in 28 secondi ha perso i suoi cari e tutto quello che aveva, c’è chi si è salvato per miracolo e lo può raccontare, chi, pur non avendo più nulla, non ha voluto lasciare la città ferita.

Le testimonianze raccontano di una città che non esiste più, e che per ora non verrà ricostruita; gli occhi degi abruzzesi cercano in qualche modo di guardare oltre quel 6 aprile 2009.

Attraverso i loro racconti esprimono il desiderio di andare avanti, ma portano addosso i segni indelebili di una tragedia gigantesca.

Storie comuni di donne e uomini, che sono stati sradicati dalla loro vita, hanno passato mesi di angoscia in tende, alberghi sulla costa, camper, prefabbricati. Alcuni anziani si sono lasciati morire, altri vivono in una stanza di pochi metri quadrati avendo perso tutto. C’è chi ha dovuto lasciare la propria attività lavorativa, chi ha visto morire i genitori, chi un nipote, chi l‘amico, senza poter fare nulla: alcune case quella notte sono venute giù come fossero di carta pesta, portando con se tutti i sacrifici di una vita.

Ad un anno di distanza Terremoto 3.32 per non dimenticare gli abruzzesi che ancora oggi vivono nella completa precarietà e hanno una ferita aperta nel cuore.

Credits

A cura di Fabiana Carobolante con Maria Angela Spitella regia di Daria Corrias

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