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I camion assediano Taranto. Si estende il blocco degli impianti


di Paolo Baroni

Ieri mattina erano 300 i camion fermi davanti alla portineria C dell’Ilva. A Taranto la tensione sociale è alle stelle, la città è una polveriera. Protestano da giorni le imprese dell’indotto, che vedono i loro vecchi crediti intrappolati nei meccanismi della gestione commissariale, e protestano i loro dipendenti che presidiano la Prefettura. “Le imprese sono esasperate, da giugno non vengono pagate per i viaggi effettuati, qui c’è gente che non può fare la spesa ordinaria e non può pagare le bollette”, spiega Martino Greco dell’Ugl. Che non esclude “che da un momento all’altro le modalità possano diventare più radicali”.

Si allarga il fermo impianti

Il mix protesta dei Tir-forniture a singhiozzo per effetto della crisi finanziaria rischia di bloccare l’intera produzione di Taranto. Ieri mattina l’Ilva ha fornito ai sindacati un nuovo quadro della situazione: dopo gli impianti di zincatura 1 e 2 si fermano anche il treno nastri 2 nell’area del laminatoio a freddo e le attività portuali Ima Est ed Ovest, mentre il tubificio 1 marcia a ritmo ridotto. Queste nuove fermate, precisano i sindacati, si aggiungono a quelle del laminatoio a freddo, del treno nastri 1, del tubificio 2, dei rivestimenti e delle zincature 1 e 2 fermi già da alcuni giorni.

I commissari (Gnudi, Carrubba e Laghi), che l’altro giorno a Roma hanno incontrato i sindacati, hanno assicurato non solo che gli stipendi saranno pagati regolarmente a metà febbraio a tutti i 16mila dipendenti (11mila solo a Taranto), e che i contratti di solidarietà proseguiranno, ma anche che faranno in modo di riversare a favore dell’indotto parte dei 150 milioni ch arriveranno presto da Fintecna.

Il pressing sul governo è moto forte: “i crediti maturati per servizi già erogati all’Ilva vanno pagati al più presto”, ha chiesto lunedì il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola al sottosegretario alla Presidenza Graziano Del Rio.

Emendamenti in arrivo

La svolta potrebbe arrivare da una serie di emendamenti al decreto Ilva presentai ieri in Senato dal relatore Salvatore Tomaselli (Pd) che punta a risolvere il problema dell’’indotto e velocizzare le procedure per sbloccare le risorse di Fintecna. Tra l’altro si è deciso di destinare 24 milioni di euro al fondo di garanzia delle Pmi per sostenere la liquidità delle aziende che lavorano per l’Ilva in maniera tale da sbloccare circa 150 milioni. E poi si ragiona sulla prededucibilità dei crediti del trasporto, la sospensione dei debiti nei confronti dell’Inps e la definizione della strategicità della categoria.

A Taranto aspettavano notizie concrete entro lunedì, pronti a riprendere la protesta e ad estendere i blocchi all’intera città.
 

sito della Stampa


Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

MARIANO MAUGERI












Mariano Maugeri è inviato del Sole 24 Ore. Corrispondente nel Nordest fino al 2000, ha raccontato l'Italia in lungo e in largo: mafia, inchieste sui collegamenti occulti tra politica ed economia, terremoto dell'Aquila, l’implosione del Mezzogiorno, la questione industriale dell’Ilva e la malamministrazione delle Regioni italiane. E’ autore, con Roberto Galullo e Giuseppe Oddo, di un e-book pubblicato da Il Sole 24 Ore nel 2012 dal titolo “La disfatta delle Regioni”. Il suo ultimo libro: “Tutti gli uomini del Viceré”, è uscito nella Bur Rizzoli nel 2009.

 

Rassegna stampa
del 31 gennaio

L’amico Butera: Freddo? È solo composto. Bontà d’animo e pacatezza, ricorda Moro – Intervista a Salvatore Butera di M. Antonietta Calabrò – Corriere della Sera

 

Risorgeremo, come Lazzaro”. Si avvera la profezia degli ex dc – Gian Antonio Stella – Corriere della Sera

 

E davanti all’ex Comit parte Bella ciao – Dario di Vico – Corriere della Sera

 

Cento bravi manager per uno Stato migliore – Sabino Cassese – Corriere della Sera

 

Giancarlo, operaio in pensione ferma i borseggiatori sul bus. “Ne ho fatti arrestare 300” – Erika Dellacasa – Corriere della Sera

 

Il figlio del Porcellum – Maurizio Belpietro – Libero

 

L’antisiciliano che ama i silenzi. Mattarella riscatta la politica sofferta – Francesco Merlo – la Repubblica

 

Pronto soccorso in tilt e gli ospedali bloccano ricoveri e interventi – Michele Bocci e Laura Serloni – la Repubblica

 

Accelera la deflazione nell’Eurozona – Roberta Miraglia – Il Sole 24 Ore

 

Muro contro muro Atene-Eurogruppo – Vittorio De Rold – Il Sole 24 Ore

 

A Taranto indotto pronto a tornare al lavoro – Domenico Palmiotti – Il Sole 24 Ore

 

Buon segnale in attesa del Jobs act – Alberto Orioli – Il Sole 24 Ore

 

Il declino degli ex comunisti traditi da gelosie e rancori – Federico Geremicca – La Stampa

 

Segregata in casa dal padre tiranno. Impara l’italiano da sola e lo denuncia – Marco Benvenuti – La Stampa

 

Ventimila idee sotto il mare – Daniele Castellani Perelli – D, inserto de La Repubblica

 

 


Le mani (profetiche) sulla città

Papa Francesco su capitalismo e giustizia sociale -
di Andrea Tornielli e Giacomo Galeazzi



"Marxista io? No, ma ne conosco tanti che sono brave persone". "Attenzione alla finanza selvaggia. Il denaro serve, non governa". "No a modelli di economia disumana".
Sono bastate poche frasi del pontefice "contro l'economia che uccide" per bollarlo come "papa marxista". Che a fare certi commenti siano editorialisti di quotidiani finanziari, o esponenti di movimenti come il "Tea Party" americano, non deve probabilmente sorprendere. Molto più sorprendente, invece, è che siano stati condivisi anche da alcuni settori del mondo cattolico, dal momento che, come mostrano Tornielli e Galeazzi, vaticanisti fra i più accreditati nel panorama internazionale, alla base dei ragionamenti di Bergoglio non c'è che la radicalità evangelica dei Padri della Chiesa. Delle disuguaglianze sociali e dei poveri è ammesso parlare; basta non esagerare. Basta, soprattutto, non azzardarsi a mettere in discussione il "sistema". Un sistema che, anche in molti ambienti cattolici, rappresenterebbe il migliore dei mondi possibili, perché - come ripetono senza sosta le cosiddette "teorie giuste" - più i ricchi si arricchiscono meglio va la vita dei poveri. Ma il fatto è che il sistema non funziona, e oggi viene messo in discussione da un papa che in questo libro propone una riflessione su
l rapporto fra economia e Vangelo. Temi che troveranno spazio anche nella sua prossima enciclica.

 

Casa editrice Piemme

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