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Per l'Europa salvare la Grecia non basta più


di Alessandro Plateroti
 

Nessuna crisi è mai durata tanto. E soprattutto, mai si è assistito a una così profonda e palese incapacità di sintesi da parte delle grandi istituzioni finanziarie internazionali (e degli stessi governi che ne fanno parte) sulla soluzione da adottare. È stato più facile salvare l’Argentina dopo il default, arginare la crisi finanziaria delle «Tigri asiatiche» o rimettere in carreggiata l’Islanda, l’Irlanda, Cipro e persino il Portogallo, che avviare un dialogo costruttivo con la Grecia sul prezzo delle riforme in cambio degli aiuti. E così, dopo 5 anni di vertici a Bruxelles e Francoforte, riunioni tra ministri e primi ministri, tra banchieri e governatori, le domande restano sempre le stesse: la Grecia andrà in default? Che cosa succederà all’euro, ai titoli di Stato e alle Borse se Atene fosse costretta a uscire dall’eurozona? E in tal caso, è davvero ragionevole aspettarsi un «contagio» politico e finanziario della crisi in Paesi come l’Italia e la Spagna? Gli scenari apocalittici abbondano - non c’è politico, economista, o analista che non abbia detto la sua - e la leadership politica europea non sembra in gradi produrre idee oltre le minacce che ogni giorno rivolge alla Grecia. L’unico rimasto ad appellarsi alla ragionevolezza è Mario Draghi. E il problema, forse, è tutto qui: per quanto Draghi si prodighi e per quanto gli stessi creditori della Grecia riuniti nel Gruppo di Bruxelles (Commissione Ue, Fondo Monetario e Bce) abbiano fatto capire a tutti che la riottosità di Atene non è una ragione sufficiente per mandare la Grecia in default e gettare l’eurozona nell’incertezza, è la mancanza di una chiara volontà politica dei grandi azionisti dell’Europa nel cambiare le regole del gioco su riforme e crescita - in primis la Germania centrista della Merkel, ma anche la Francia socialista di Hollande, che come sempre gioca per sè - a rendere precaria la possibilità di chiudere rapidamente e positivamente la crisi. Qui non si tratta più di barattare gli aiuti ai greci con promesse del tutto formali (e inattendibili) su sacrifici e riforme, ma di ammettere con onestà intellettuale che la spinta propulsiva del progetto di integrazione monetaria, politica e fiscale con cui è nata l’Unione europea non c’è più, che la difesa delle rigidità di bilancio imposte oggi dai Trattati e il continuo richiamo alle regole matematiche su cui si decidono le sorti dei Paesi sono quanto di meglio per chi cerca di distruggere l’Europa spacciando l’illusione che isolati si stia meglio. Se non passa questo principio, non solo non si arriverà mai a una soluzione definitiva per la Grecia, ma diventerà praticamente impossibile riavviare il processo di integrazione politica e fiscale su nuove e più solide basi: nella situazione attuale, sarà presto difficile trovare anche un solo politico europeista disposto a inserire nel suo programma una maggiore devoluzione dei poteri a favore di Bruxelles .

Finchè questa svolta non sarà accettata, non ci sarà soluzione alla crisi della Grecia. E neanche ai problemi di Italia e Spagna, i cui titoli di Stato marciano appaiati in un singolare duetto che oggi non preoccupa, ma che nel medio-lungo periodo non promette nulla di buono. Per i mercati il ragionamento è semplice: se Bruxelles non è in grado di salvare la più piccola delle economie europee, figuriamoci che cosa accadrebbe con l’Italia o con Madrid. Risultato: malgrado il Quantitative easing, la liquidità fornita ai mercati si sta distribuendo in modo apparentemente distorto, ma con una logica niente affatto irrazionale: i tassi di Italia e Spagna sono la metà di quelli segnati un anno fa (1,4% contro oltre il 3%), ma sono ben al di sopra dei livelli in cui si trovavano due mesi fa (1,02%) all’avvio del QE; al contrario, i tassi tedeschi sia a lungo sia a breve sono finiti ai minimi storici e oscillano intorno allo zero puntando al negativo. E con la Germania, altri 18 Paesi europei hanno attualmente tassi di interesse sotto zero nella curva a breve-medio termine dei rendimenti, un fenomeno mai riscontrato prima d’ora nella storia dei mercati: in cifre, quasi 1,9 trilioni di miliardi di euro di debito pubblico europeo - dalla Germania alla Finlandia passando persino per la Slovacchia - hanno oggi tassi di interesse negativi. Come dire: chi stava bene sta meglio, ma chi stava male resta in quarantena.

Con un’aggiunta non di poco conto: anche se la Bce ha isolato Bonos e BTp dal rischio di contagio della Grecia - i cui decennali sono volati oltre il 12% e la curva dei rendimenti a breve e lungo è ormai strutturalmente invertita - il mercato non sembra avere alcuna intenzione di esporsi più di tanto sui due pesi massimi della periferia europea: sull’Italia, perchè l’economia è ancora è in recessione e per la difficoltà con cui il Governo Renzi tenta di far passare le riforme; sulla Spagna, perchè il Paese iberico si avvicina alle elezioni politiche con un elettorato dall’europeismo incerto. Così come in Grecia è stata l’a ssenza di una svolta nelle politiche europee a spingere gli elettori verso Tsipras, così anche in Spagna - dove l’economia ha ben altra forza rispetto a quella greca - gli elettori potrebbero affidare il proprio voto all’anti-rigorismo di Podemos, aprendo un nuovo fronte di tensione con l’Europa. In questa situazione, i flussi di capitale - compresi quelli che la Bce sperava di indirizzare verso i titoli di Stato di Italia e Spagna - prendono invece direzioni palesemente più rischiose: basti pensare al fondo sovrano della Norvegia, il più grande del mondo con oltre 870 miliardi di disponibilità: ha tagliato gli acquisti di titoli di Stato europei per comprare i bond della Nigeria, che rendono poco meno del 5%. Persino l’Irak vuole una fetta della torta: pochi giorni fa, ha annunciato l’intenzione di riemettere titoli di Stato.

La fuga dal rischio, come è evidente, non solo non è uguale per tutti, ma sta scoprendo nuovi orizzonti in «rifugi» che non sembrano più sicuri di Atene, Roma o Madrid.

Come arrivare dunque alla svolta? Aspettare che dalle urne possa uscire presto una nuova leadership europea è forse un’illusione: dopo il voto europeeodel 2014, 10 diverse presidenze di turno dell’Unione, tre elezioni in Grecia, due in Italia, due in Spagna, una in Germania e una in Francia, la Grecia ancora affonda e l’Europa imbarca acqua. A fermare la deriva non sono finora bastati gli oltre 1.000 miliardi di prestiti straordinari e quasi 100 miliardi di euro spesi finora dalla Bce nel Quantitative easing : l’economia non riparte e i mercati sono instabili. Ma quanto meno, una nuova consapevolezza comincia ad affermarsi: le riforme strutturali, oggi, servono soprattutto a Bruxelles.

sito del Sole 24 Ore

Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Pier Luigi Vercesi



Pier Luigi Vercesi, 54 anni, direttore di Sette-Corriere della Sera dal marzo 2012. Laureato in Economia e Commercio all’Università di Pavia, nell’86 è tra fondatori di ItaliaOggi. A La Stampa dal 1989, dopo essere stato agli Esteri, caposervizio Cronache Italiane e Cultura, ha fondato, con Paolo Pietroni, Specchio, il settimanale del quotidiano torinese, di cui è diventato condirettore. Nel 2000 è tra i fondatori del primo giornale nato su Internet, Il Nuovo, di cui poi assumerà la direzione. Nel 2003 è vicedirettore vicario del quotidiano romano Il Tempo e, nel 2005, direttore del mensile Capital. Dal 2007 è in Rcs, dove ha diretto I viaggi del SoleCasaAmica ed è stato condirettore di IODonna, il femminile del Corriere della Sera. È autore di alcuni libri di storia del giornalismo, l’ultimo dei quali pubblicato nel novembre scorso da Sellerio con il titolo Ne ammazza più la penna. Ha insegnato Teoria e Tecniche dei Nuovi Media, per sette anni, all’Università di Parma.




 

Rassegna stampa
del 19 aprile

Il rivale che serve a Renzi – Angelo Panebianco – Corriere della Sera

 

Il paracadute di Mosca e l’alleanza con Putin che irrita i partner europei – Danilo Taino - Corriere della Sera

 

“Regole più severe per gli scioperi. Tregua per  Expo” – intervista con Graziano Delrio di Lorenzo Salvia - Corriere della Sera

 

“La Ue non sia indifferente. Salvare le vite è la priorità” – intervista con Laura Boldrini di Monica Guerzoni - Corriere della Sera

 

Quei sindaci Pd che chiudono agli immigrati – Francesco Alberti - Corriere della Sera

 

E Francesco disse al presidente: mi presenti la sua famiglia – Marzio Breda - Corriere della Sera

 

Tra il Papa e il Presidente sintonia e cordialità – Gianni Cardinale – Avvenire

 

Come guadagnare con il crac greco – Ugo Bertone – Libero

 

Con il suo viaggio il nostro premier porta a casa due corone – Eugenio Scalfari – la Repubblica

 

Task force e valute virtuali i piani per evitare il contagio – Ettore Livini - la Repubblica

 

“Il 25 aprile è di tutti venga la Brigata ebraica. E Casaleggio sbaglia, i suoi non lo seguono” – Andrea Montanari - la Repubblica

 

Stretta sul trattato Usa-Ue flash mob e proteste in 600 piazze del mondo – Federico Rampini - la Repubblica

 

Basta accanimento. Lasciate fallire quei poveri greci – Vittorio Feltri – il Giornale

 

Uozzameregaboys - Marco Travaglio – il Fatto Quotidiano

 

L’Italicum è il male minore – Giovanni Orsina – La Stampa

 

“Azioni Usa anche in Libia per proteggere l’Italia” – Paolo Mastrolilli – La Stampa

 

Riforma del Fisco. Aiuti a chi sceglie la fattura digitale – La Stampa

 

Dai minatori agli studenti. Il fronte interno anti-Tsipras – Stefano Lepri – La Stampa

 

La Grecia tratta con la Russia. Possibili aiuti fino a 5 miliardi – Francesco Semprini – La Stampa

 

Bonus lavoro, i fondi per gli sgravi con i tagli ad asili e anziani – Andrea Bassi – La Stampa

 

Prodi: “No al Partito della Nazione il riformismo è una cosa diversa” – intervista a Romano Prodi di Alberto Gentili – Il Messaggero

 

Scuola. Fermiamo il treno in corsa – Alba Sasso – il manifesto

 

Nel segno della nostalgia – Luca Ricolfi – Il Sole 24 Ore 


gli spettri di Madrid

SABRINA SERVUCCI -
Punto di ConTatto
Quando lo shatsu entra in ospedale


























Un’operatrice di shiatsu entra, per la prima volta in Italia, in ospedale a trattare pazienti in “stato vegetativo” o in “minima coscienza”. Così nasce un’esperienza unica.
“Dalla struttura di riabilitazione, che accoglie subito dopo la rianimazione, a quelle di lungodegenza dove si è ospiti per sempre, ho accompagnato persone in viaggi imprevedibili e misteriosi, testimone di destini insondabili, ho condiviso emozioni ed esperienze, ho ‘toccato con mano’ l’Essenza di ognuno. Ho compreso l’universalità delle esigenze e imparato che le persone cerebrolese hanno bisogno di ciò di cui tutti noi abbiamo bisogno: accettazione, presenza, ‘lasciar andare’, benEssere e qualità della vita… ho utilizzato le mani e lo Shiatsu come strumento sensibile per sentire e consentire vitalità, per animare un Punto di conTatto”.
“In questo libro c’è tanta umanità e tanta sofferenza, tanta gioia e tanta preoccupazione, tanto entusiasmo e tanti dubbi; in questo libro, insomma, c'è tanta vita, e la vita sostiene la vita”. (Franco Bottalo)
“Le medicine, per me, sono come il napalm per qualsiasi segretario alla Difesa americano: la soluzione del problema”. (Alberto Patrucco)

Infinito Edizioni 

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