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La chimica taglia le emissioni di CO2


Jacopo Giliberto 

Nell'immaginario collettivo la chimica fa paura. Eppure proprio uno dei settori industriali più temuti dai luoghi comuni è al contrario uno dei più sicuri per la cittadinanza, per l'ambiente e per chi vi lavora. Non a caso dal 1990 le emissioni inquinanti in aria sono diminuite del 95% e sull'anidride carbonica - il gas accusato di cambiare il clima - le imprese chimiche con il -68% hanno già raggiunto, superato, doppiato e ridoppiato gli obiettivi europei che traguardano un obiettivo del -20% entro il 2020. Lo dice la XX edizione del rapporto ambientale annuale Responsible Care della Federchimica, presentato ieri, che analizza con accuratezza l'impatto ambientale delle maggiori 166 aziende chimiche presenti in Italia (su circa 2mila) che rappresentano più di metà del fatturato di un comparto da 52 miliardi di fatturato.
Certo, a ridurre l'impatto ambientale ha contribuito la crisi economica che ha fatto strage di ciminiere e di posti di lavoro, ma a parità di produzione la sostenibilità è cresciuta grazie a miglioramenti di processo e di prodotto. Per esempio i chimici e gli ingegneri hanno trovato come far diventare materie prime in nuovi cicli produttivi quei rifiuti che una volta andavano all'inceneritore (e nemmeno sempre).
«Ormai il rispetto dell'ambiente è una condizione essenziale per fare reddito, e chi non l'ha capito resterà fuori dal mercato», ha commentato Gian Luca Galletti, ministro dell'Ambiente, intervenuto alla presentazione del rapporto. «Infatti sostenibilità non significa solo ambiente - ha osservato il presidente della Federchimica, Cesare Puccioni - perché occorre tenere nella dovuta considerazione anche la dimensione economica, che favorisce sviluppo e crea lavoro, benessere e risorse per finanziare l'innovazione».
Il rapporto Responsible Care fa parte di un progetto internazionale al quale aderiscono in modo volontario aziende chimiche di tutti i Paesi; in base a questo progetto, le imprese si impegnano «a realizzare valori e comportamenti di eccellenza nelle aree della sicurezza, della salute e dell'ambiente». I dati perciò sono parziali, per la ristrettezza del campione, ma possono essere proiettati anche sulle imprese minori non censite, per le quali cambiano solamente le dimensioni ma non il linguaggio unvoco della scienza e la capacità di innovare.
Qualche altro dato dall'edizione italiana: dal 90 gli scarichi in acqua si sono ridotti del 65%, i consumi energetici del 38,2%. Per sicurezza, salute e ambiente le imprese chimiche dedicano ogni anno oltre il 2% del fatturato e realizzano investimenti pari a circa il 20% del totale investito.
Forse ai tempi del boom economico di mezzo secolo fa lavorare nell'industria chimica poteva comportare rischi per la salute, come hanno dimostrato le vicende dei grandi poli industriali come Marghera. Ma gli imprenditori - d'intesa con un sindacato tra i più evoluti - sono riusciti a individuare i pericoli e a stimolare gli investimenti che per l'Inail fanno della chimica l'industria con il minor numero di malattie professionali e il secondo segmento produttivo (alle spalle solo all'industria petrolifera) per il minor numero di infortuni rapportato alle ore lavorate dai dipendenti (e in gran parte incidenti avvenuti sul tragitto casa-lavoro). A titolo di confronto, nel manifatturiero il comparto di gran lunga più pericoloso per chi vi lavora è la naturalissima lavorazione del legno.

sito del Sole 24 Ore

Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Alessandro Giuli
a Prima Pagina



Alessandro Giuli, studi filosofici, giornalista professionista dal 2004. Ha cominciato alla redazione del Foglio rosa del lunedì con Giorgio Dell’Arti. Poi è entrato al Foglio quotidiano come redattore di politica interna, oggi è vicedirettore del quotidiano di Giuliano Ferrara. Nel 2007 ha pubblicato un pamphlet sulla destra postfascista di Gianfranco Fini: “Il passo delle oche”, edito da Einaudi; nel 2012 un suo saggio storico-religioso: "Venne la Magna Madre - I riti, il culto e l'azione di Cibele romana" della casa editrice Settimo Sigillo.

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Nano-nano Mork!



La Maggioranza invisibile -
di Emanuele Ferragina





Mentre la politica discute con parole sempre più vuote di soluzioni per risollevare il paese, continua ostinatamente a ignorare le persone che costituiscono la vera forza motrice dell'Italia, e che, se valorizzate con un adeguato progetto sociale di redistribuzione della ricchezza e delle opportunità, potrebbero fare la differenza. Disoccupati costretti a lavorare in nero, precari imprigionati nel limbo dei contratti a termine, pensionati che stentano ad arrivare alla fine del mese, immigrati preda dello sfruttamento, giovani che non studiano e hanno abbandonato la ricerca di un lavoro stabile, rappresentano una fetta consistente della società italiana: si tratta di una maggioranza invisibile, perché ignorata da politica e sindacati, e silenziosa, perché incapace di riconoscere la sua forza elettorale. Portando alla luce problemi, tratti distintivi e potenzialità di questa maggioranza invisibile e dimenticata, Ferragina fa luce sulle ragioni del disagio sociale che oggi paralizza lo Stivale e ricostruisce gli eventi che hanno condotto alla crisi in cui siamo impantanati, proponendoci una nuova visione progressista capace di dare voce a chi da troppo tempo manda avanti il paese senza ricevere nulla in cambio. 

 In uscita per Rizzoli il 15 ottobre

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