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Le ragioni inascoltate della manifattura
 

di Alberto Orioli

La fortuna offre l'occasione ma è la virtù che la sfrutta. Il premier Matteo Renzi conosce bene il senso della dottrina politica del suo Grande Concittadino Niccolò Machiavelli. Finora ha gestito una fase di svolta dell'economia indotta da fattori esterni - primo tra tutti l'azione della Bce - ; ha saputo sfruttare al meglio l'impatto innovatore del “racconto” della volontà riformista per modificare le aspettative, volontà corroborata da alcune scelte importanti, come il Jobs act, e da alcune ancora di là da venire; ha ottenuto la benevolenza di un'Europa che ha cambiato atteggiamento e stella polare. Ha scelto di applicare una cura da pronto soccorso sociale ed elettorale culminata con gli 80 euro. Ha introdotto sgravi (triennali) sui contratti a tempo indeterminato. Ha rifinanziato gli incentivi per gli acquisti di macchinari e ridotto moderatamente l'Irap.Le scelte di breve corso, e ad alto costo, erano state da subito affiancate da annunci di programmi a lungo termine per evitare l'effetto del fuoco di paglia delle politiche pubbliche. Ma il segnale, ai limiti della gaffe, sullo slittamento della riforma della scuola e una certa confusione strategica sulle modalità con cui far attecchire in Italia la banda ultralarga, cruciale per il rilancio dell'economia come lo fu l'Autostrada del sole ai tempi del miracolo economico, non aiutano a pensare che quel risultato sia raggiunto.La riforma della scuola non è solo - come dice Renzi - la riforma più importante per i nostri figli e per la crescita del Paese, ma è anche un segnale di modernizzazione per gli attori dell'economia che aspettano da sempre la svolta meritocratica (utile al settore, ma anche come paradigma sociale per tutto il Paese) e una efficiente alternanza tra scuola e lavoro che possa finalmente “rifinire” al meglio una riforma dell'apprendistato arrivata tardi, ma finalmente arrivata.Dare voce alle richieste di modernizzazione che provengono dalla manifattura e dalla parte produttiva del Paese è il modo più efficace per far volare il calabrone-Italia. Servono politiche dei fattori che tengano conto delle differenze tra settori (se le macchine utensili hanno indicatori di fiducia e ordinativi molto brillanti, l'edilizia resta ancora di fatto in recessione e con indici di fiducia ancora bassissimi) e sappiano cogliere le opportunità dei nuovi programmi europei per rilanciare gli investimenti. Le infrastrutture, grandi e piccole, e il riassetto “sostenibile” delle città sono l'unica via per rilanciare la domanda interna ancora praticamente congelata. Un rilancio che passa anche da una riduzione strutturale del costo del lavoro, da politiche automatiche di incentivazione dell'innovazione (credito d'imposta facile e generalizzato), da una revisione globale degli incentivi in tema di energia senza dimenticare il disboscamento della iper-burocrazia e la riduzione della discrezionalità nei contenziosi di fronte ai giudici. È vero, per stare ancora a Machiavelli, che «governare è far credere», ma lo stato dell'economia oggi non ammette bluff .

Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Federico Fubini



Federico Fubini (Firenze, 1966) è inviato ed editorialista di economia a "Repubblica" dal 2013. In precedenza ha lavorato per undici anni al "Corriere della Sera". Il suo ultimo libro, "Noi siamo la rivoluzione" (Mondadori) ha vinto il Premio Estense nel 2012.


 

Rassegna stampa
del 4 marzo

Servizio universale per la banda ultralarga – Carmine Fotina – Il Sole 24 Ore

 

Il passo lento del rottamatore nella settimana degli intoppi – Stefano Folli – la Repubblica

 

Sgravi alle paritarie, più soldi ai presidi – Corrado Zunino – la Repubblica

 

Azzardo di Stato – Federico Fubini e Andrea Greco – la Repubblica

 

Il paladino dell’antiracket in manette a Palermo, il blitz mentre intasca la tangente da 100mila euro – Salvo Palazzuolo – la Repubblica

 

Grillo: “Le piazze non funzionano più. I divieti tv? Forse ho sbagliato” – Emanuele Buzzi – Corriere della Sera

 

Scuola media, la grande dimenticata -  Gianna Fragonara Orsola Riva - Corriere della Sera

 

Il misterioso suicidio del banchiere di Renzi – Franco Bechis – Libero

 

Salvo il gas per l’Europa – L’Osservatore Romano

 

Libia sull’orlo della guerra totale – Paolo Mastrolilli – La Stampa

 

Tangente da 100 mila euro al paladino anticorruzione – Riccardo Arena – La Stampa


Anonymous dichiara guerra ai fondamentalisti

WALTER BENJAMIN -
Racconti, drammi e alcuni saggi inediti dedicati alla radio



Dal 1927 al 1933, Walter Benjamin ha scritto e presentato circa ottanta testi radiofonici. Dalla loro lettura emerge l’idea di una radio non solo come strumento di comunicazione, ma soprattutto come istituzione sociale che deve mirare a formare il pubblico, rendendolo protagonista attivo e consapevole dei temi affrontati. In accordo con l’approccio dell’autore, che alternava la riflessione sulla teoria della radio alla progettazione di radiodrammi, Radio Benjamin affianca alle considerazioni sul significato storico e culturale dell’apparecchio due programmi andati in onda dalle stazioni di Berlino e Francoforte. Sono testi ironici, divertenti e profondi, perché secondo l’intellettuale tedesco lo speaker non deve indottrinare né mortificare l’autostima dell’ascoltatore, ma coinvolgerlo attraverso la discussione, che si parli di personaggi storici o di situazioni tratte dalla vita reale. Dal vivo della sua esperienza radiofonica, Walter Benjamin riesce così a cogliere la complessità, i pericoli e le opportunità del nuovo mezzo di comunicazione di massa.

 

Casa editrice Castelvecchi

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