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Fase nuova e troppi cambiamenti

di Luigi Zingales

Con l’approvazione definitiva del cosiddetto “Jobs Act” si apre una fase nuova non solo nella politica economica del governo Renzi, ma anche nel dibattito economico tra l’Italia e l’Europa. a Draghi alla Merkel, da Junker a Moskovici tutti parlano della necessità di “fare le riforme” in Italia

Ma il contenuto di queste “riforme” è tanto elusivo quanto la precedente “Agenda Monti”. A parte una maggiore flessibilità del lavoro, che dovrebbe essere stata raggiunta con il Jobs Act, quali sono queste riforme necessarie?

Che mi risulti nessuna di queste autorità politiche si è addentrato in una lista dettagliata. Per questo ho deciso di provare a delinearle in una serie di articoli, a cominciare da questo. Non essendo un giurista né un politologo non mi addentrerò sulle riforme costituzionali. Non perché non siano potenzialmente importanti, ma perché il loro impatto economico è mediato da complicati equilibri politici, su cui non sono competente. Mi limiterò quindi a quelle riforme che possano avere un effetto immediato nel rendere l'Italia un luogo più attraente per fare business, sia per gli investitori stranieri che per quelli italiani.

Primum non nocere. Potrà sembrare strano ma la prima cosa che il Governo Renzi deve fare per ricreare fiducia nel nostro paese è non fare danni. Uno dei fattori più importanti nelle decisioni di investimento è la certezza del diritto, quella che gli inglesi chiamano rule of law. Essenzialmente la rule of law consiste in tre aspetti: un corpo di leggi che tuteli i diritti di proprietà in modo chiaro, un'applicazione di queste leggi che segua il principio della imparzialità (l'opposto del clientelismo nostrano) e un'amministrazione della giustizia rapida ed imparziale. In questo articolo mi limiterò al primo punto, lasciando gli altri due ad articoli successivi. Si tratta solo di un ordine espositivo, non di importanza. Tutti e tre questi aspetti sono egualmente importanti perché contribuiscono allo stesso fine: la certezza del diritto e delle regole.

Paradossalmente questo primo punto è anche il più facile da realizzare. Non necessita di maggioranza parlamentare, non incontra l'opposizione sindacale, non può venire bloccato dalle lungaggini burocratiche: basta non proporre leggi e non approvare decreti che minino i diritti di proprietà degli investitori o che siano (anche solo percepiti) come ad aziendam, perché questo non farebbe altro che rafforzare l'immagine di clientelismo del nostro Paese. Proprio perché così facile la realizzare, questa è anche la cartina di tornasole di un governo per i mercati internazionali. Gli investitori fanno fatica a capire di chi sia la colpa delle riforme non fatte, ma sono pronti ad attribuire la responsabilità al Governo per ciò che fa di dannoso.

continua sul Sole 24 Ore

 

Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Jacopo Iacoboni
a Prima Pagina

Jacopo Iacoboni scrive di politica e cultura sulla Stampa. Ha raccontato gli attentati dell'11 settembre e il G8 di Genova. E' stato inviato per le elezioni politiche del 2001, 2006, 2008 e 2013, le primarie del centrosinistra di Prodi, Veltroni, Bersani. Ha seguito la nascita del fenomeno-Renzi fin dal 2007, e raccontato la nascita del M5S. Ha scritto tre libri: "Votantonio. Viaggio nell'Italia elettorale" (del 2006, Donzelli), "Profondo rosso. La sinistra perduta" (del 2009, Einaudi), "Contro l'Italia degli zombi" (Aliberti, 2013). Nel 2005 ha vinto il Premio Ischia-Angelo Rizzoli. Tiene una rubrica di politica (www.lastampa.it/iacoboni) sul sito della Stampa.

Rassegna stampa
dell' 19 dicembre

“Perché i giovani si sentono beffati” – Tito Boeri – La Repubblica

 

L’assalto alla cassa fermato dal Tesoro” – Federico Fubini – La Repubblica

 

Emendamenti a valanga con troppe ‘mance’. E Renzi prese le forbici” – Antonella Baccaro – Corriere della Sera    

 

Il ritorno dei vecchi pasticci” – Paolo Baroni – La Stampa

 

L’imbuto del governo. Troppe riforme e tutte insieme” – Fabio Martini – La Stampa

 

“Poletti ai sindacati: ‘sul Jobs Act nessuna trattavia’” – Roberto Giovannini – la Stampa

 

“Il valore politico delle sanzioni a Putin” – Anna Zafesova – La Srampa

 

“Quell’accordo che ancora non si vede” – Marcello Sorgi – La stampa

 

“Si alza la voce dei giornali: non alla ghigliottina” – Vincenzo Vita – Il Manifesto

 

“La giustizia in discarica, a Bussi niente colpevoli” – Antonio Massari – Il Fatto Quotidiano

 

“Il diritto di ridere che non piace ai califfi globali” – Enrico Deaglio – Il Secolo XIX

 


Nano-nano Mork!



"Oltre il capitalismo" -
di Guillermo Alejandro Sullings





“L’Economia Mista è un sistema poggiato sui pilastri di una democrazia reale e partecipativa, non su una democrazia formale in cui gli pseudo-rappresentanti del popolo non sono altro che soci e complici del potere economico.”
“In una democrazia partecipativa lo Stato non sarà un ente slegato dagli individui, ma diventerà una sorta di Stato Coordinatore, una specie d’intelligenza sociale che veglierà sugli interessi dell’insieme.”
“In un Sistema di Economia Mista lo Stato garantirà l’uguaglianza di opportunità, senza che la capacità economica sia sinonimo di potere sulle persone e senza che il benessere economico sia sinonimo di una sfrenata corsa consumista.”

 Casa editrice Multimage

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