
Querela la nuora: cucina male gli agnolotti
Le denunce assurde ai magistrati onorari
di Gian Antonio Stella
Un vassoio di agnolotti spiega più di mille saggi. Per salvare la giustizia occorre abolire un mucchio di reati minori (da sostituire con multe) e colpire con durezza implacabile i colpevoli di un reato gravissimo: la denuncia cretina. Che intasa i tribunali. Come appunto quella di un tizio che ha querelato la nuora perché gli agnolotti non erano fatti secondo la tradizione familiare. L'episodio è raccontato nel libro Precari (fuori)legge curato da Paola Bellone.
Paola Bellone è una «Vpo» che insieme con altri Vice procuratori onorari (questo significa la sigla) ha raccolto decine di casi che dimostrano come buona parte del peso della nostra elefantiaca giustizia gravi sulle spalle appunto di questi magistrati «provvisori» e aggiunti. E soprattutto come tra le malattie del nostro sistema sia l'ottusità con cui la legge bolla come reato penale che il pescivendolo metta sul tonno il cartello «tonno» e non «Thunnus tynnus». O un'interpretazione abnorme e cancerosa del diritto di ogni cittadino di rivolgersi alla magistratura anche per i motivi più minuti e ridicoli senza poi dovere rispondere dei danni (tempo perso, pratiche burocratiche, raccomandate postali...) causati alla giustizia distratta dalle cose serie.
Sia chiaro, molti dei processi affidati ai 1.920 Giudici Onorari di Tribunali (Got) e ai 1.691 «Vpo», sono su temi serissimi. Anzi, in certi casi (come le denunce di tante donne contro mariti, fidanzati o corteggiatori violenti che a volte finiscono poi per ammazzare le poverette) viene da chiedersi fino a che punto la giustizia possa essere affidata a magistrati «precari» che per metà fanno anche un altro lavoro e prendono fino a 1.600 euro al mese e sono pagati a cottimo in base a quanto producono e non hanno né ferie né maternità. E più ancora come sia possibile che questi «onorari» assunti «provvisoriamente» per tre anni «prorogabili una sola volta» nel lontano 1998 (e da allora prorogati di anno in anno) si facciano carico del 97% dei processi davanti ai giudici monocratici. Un rattoppo incessantemente ricucito sullo sbrego. Senza una riforma degna di chiamarsi tale.
Ma oltre alle cose serie, nel campionario c'è davvero di tutto. La donna che guida di notte ubriaca fradicia con accanto un enorme peluche. Il tutore della morale che denuncia: «Su entrambi i lati della strada due donne mostravano, una le grandi tette, una il gran culo. Avrei voluto valutare meglio le misure della maggiorata ma una violenta tirata d'orecchie mi ha fatto desistere. Mia moglie non era d'accordo». Il processo al «piccionicida» reo d'aver ucciso un colombo e alla domestica accusata d'aver avvelenato l'anziana paralitica Carlotta: «Chi avesse assistito senza sapere che Carlotta era un cane, avrebbe
pensato che si procedesse per omicidio».
continua sul sito del Corriere della Sera
Credits
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Angelica De Rossi, Marco Pompi, Gianfranco Rossi
Contro tutte le violenze sulle donne
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