Radio3

Contenuti della pagina

In diretta tutti i giorni da via Asiago, 10 dalle 7,15 - Numero Verde 800 050 333 - SMS al 335 5634296
slcontent

L’Italia fordista del Pd e della Cgil


di Emanuele Ferragina

  

Politica, sindacati e mondo dell’impresa continuano a battagliare attorno all’art. 18 e alla protezione dei garantiti facendo il gioco di Matteo Renzi che può massacrare a livello mediatico sindacato e minoranza interna al Pd, cercando consenso fra la maggioranza invisibile, pur riservandole nella legge di Stabilità le consuete briciole.

Quando parlo di maggioranza invisibile, mi riferisco a quei 25 milioni di precari, disoccupati, neet, migranti e pensionati al minimo, che non vengono né tutelati dal governo, né adeguatamente rappresentati da sindacati e minoranza interna al Pd.

Una grande trasformazione ha portata alla fine del fordismo e all’avvento dell’economia dei servizi, caratterizzandosi attraverso quattro processi paralleli: il trionfo dell’individualismo neo-liberista, la creazione di una moneta unica senza politiche redistributive all’interno dell’Unione europea, l’incapacità del nostro welfare di adattarsi ai nuovi rischi sociali e il progressivo requiem di “una sinistra” che non ha compreso come stavano cambiando le cose perché attaccata dl mito keynesiano della piena occupazione (il “dogma lavorista”).

Con gli alti tassi di disoccupazione e inattività che conosce il Paese, il cambiamento delle strutture produttive, il transito da un’economia industriale a una di servizi, che senso ha pensare ancora che la protezione sociale possa passare soltanto dall’avere un lavoro stabile? Questa critica all’azione di partiti e sindacati nelle ultime decadi non vuol dire rinnegare tout-court le loro esperienza passate, ma suggerire l’idea di sperimentare forme di organizzazione più adatte al contesto nel quale siamo immersi.

Per sensibilizzare la maggioranza invisibile alla partecipazione sociale e politica occorre distaccarsi dal dogma lavorista: ci impedisce di vedere che le caratteristiche dei meno abbienti oggi sono diverse da quelle della classe operaia fordista. La grande trasformazione ha mandato in soffitta, nei paesi occidentali, l’organizzazione produttiva fordista e la società di massa industriale. Oggi attaccarsi a quel mondo è funzionale solo a difendere i privilegi dei garantiti, a trasformare partiti e organizzazioni sociali di sinistra in agenti della conservazione. Per questo dobbiamo lasciarci alle spalle il dogma lavorista, e con esso una narrazione negativa e residuale della maggioranza invisibile – ovvero la sua esistenza come semplice riflesso delle trasformazioni sociali – per abbracciare invece una visione attiva del suo emergere.

Quando parlate con un garantito o un neo liberista dei problemi della maggioranza invisibile, egli vi risponderà che “bisogna creare lavoro per quei poveretti”; oppure che “devono smetterla di piangersi addosso e cercare un impiego”: Entrambe le posizioni (espresse dall’alto di un posto fisso, magari improduttivo e ottenuto grazie a congiunture storiche che non esistono più) sono anacronistiche. L’approccio che propongo è opposto. Punta sul mettere al centro l’idea di cittadinanza sociale: diritti e servizi universali, reddito minimo, una nuova visione del mondo del lavoro. Un lavoro che non deve per forza accrescere direttamente il PIL, ma contribuire all’accumulazione sociale di ricchezza. Il padre che si prende cura di so figlio e la nonna che svolge mansioni importanti ma non retribuite dovrebbero avere dignità simile a quella di chi lavora nell’economia formale.

Servirà adattare il welfare State al nuovo sistema produttivo post-fordista e tornare a redistribuire per rendere il Paese più funzionale, per scardinare il lunapark dei garantiti. La richiesta di un welfare universale, basato sui servizi, e la redistribuzione sono i primi passi per una nuova farse caratterizzata da diritti di cittadinanza che potrebbero rafforzare la partecipazione della maggioranza invisibile e le sue conquiste future. E’ solo su questo terreno, non proteggendo a spada tratta il vecchio e inefficiente welfare State, che potremo sfidare Renzi e la strategia di austerità perseguita come mantra indiscutibile dall’Unione europea.

 

sito del Fatto Quotidiano

Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Stefano Feltri
a Prima Pagina



Stefano Feltri, 30 anni, è laureato in Economia alla Bocconi. Ha lavorato per Radio24, il Foglio e il Riformista. E' caposervizio per l'economia del Fatto Quotidiano, dove lavora dalla fondazione, nel 2009. Cura l'inserto del mercoledi' "Il Fatto economico", collabora con il mensile Linus e con la trasmissione Otto e mezzo su La7.

Rassegna stampa
del 31 ottobre

Cambia la dichiarazione dei redditi - Dal 2015 il 730 sarà precompilato - Il Sole 24 Ore

Dalla manovra zero posti di lavoro - Francesco De Dominicis - Libero

Paura da Italy, accoltellato lo chef - Marco De Risi, Maria Lombardi - Il Messaggero

La Fiom annuncia lo sciopero generale - Francesco Grignetti - La Stampa

La piazza agita la Camera - Marcello Sorgi - La Stampa

Vietato assumere i parenti. Tranne le mogli - Gian Antonio Stella - Corriere della Sera

Patteggiano tutti anche Greganti - Luigi Ferrarella - Corriere della Sera

La spinta di Napolitano per una figura collaudata - Marzio Breda - Corriere della Sera

Nessun manifestante denunciato. Così Algano chiude la partita - Fiorenza Sarzanini - Corriere della Sera

Perché non c'è bisogno di Halloween
- Lucia Bellaspiga - Avvenire

Mps, pressing di Bankitalia, ma Intesa dice no alla fusione - Federico Fubini - La Repubblica

"Partiti spa sull'orlo del fallimento" - Senza fondi pubblici buco da 80 milioni - La Repubblica

De Magistris torna sindaco - Fi:"Reintegrate Berlusconi" - La Repubblica

Torni l'acciaio di Stato, così eviteremo di vendre le industrie agli stranieri - Roberto Mania - La Repubblica

"Vergognati, non sei una vera musulmana" e la picchiano in tre - Reggio Emilia - La Repubblica


Nano-nano Mork!



"Oltre il capitalismo" -
di Guillermo Alejandro Sullings





“L’Economia Mista è un sistema poggiato sui pilastri di una democrazia reale e partecipativa, non su una democrazia formale in cui gli pseudo-rappresentanti del popolo non sono altro che soci e complici del potere economico.”
“In una democrazia partecipativa lo Stato non sarà un ente slegato dagli individui, ma diventerà una sorta di Stato Coordinatore, una specie d’intelligenza sociale che veglierà sugli interessi dell’insieme.”
“In un Sistema di Economia Mista lo Stato garantirà l’uguaglianza di opportunità, senza che la capacità economica sia sinonimo di potere sulle persone e senza che il benessere economico sia sinonimo di una sfrenata corsa consumista.”

 Casa editrice Multimage

Riascolta

Riascolta

Access key

La navigazione di questo sito è agevolata dalle access key, tramite le quali è possibile accedere alle funzioni e ai contenuti principali del sito.

Sono state definite le seguenti access key