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Un archivio salvato: il lavoro dei detenuti a Tramariglio

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di Daria Corrias e Stefano Alberto Tedde


Se tra i corporali travagli quel della galera
sia il più opportuno castigo a riformare il cuore de' colpevoli,
non ispetta a me giudicare

Niccolò Tommaseo 

 

Nel carcere di San Sebastiano, a Sassari, nord della Sardegna, sei detenuti e un professore hanno recuperato l’archivio dell'ex colonia penale di Tramariglio, piccolo borgo non lontano da Alghero, attiva dal 1940 al 1962 e oggi sede del Parco Naturale Regionale di Porto Conte.  San Sebastiano è una delle tante vergogne del sistema penitenziario italiano ed è stato abbandonato definitivamente solo due anni fa. L’archivio marciva in uno scantinato umido. Per non parlare dei ratti, delle pulci, dei calcinacci. Questa è una storia di un carcere. Di un carcere e di un lavoro. Di un carcere, di un lavoro e di tante pagine. Una storia che dal carcere di oggi parla del carcere di ieri. E Ieri è quasi sessant’anni fa.

100 metri lineari di carte, fascicoli, registri, c’è la galleria delle vite e delle storie recuperate grazie al lavoro di sei, tra detenuti ed ex detenuti, coordinati dal professore e archivista Stefano Alberto Tedde. Storie e vite salvate dal macero dell’incuria. Il progetto pilota (marzo 2012/settembre 2014) è frutto di un protocollo d’intesa tra Parco di Porto Conte, Archivio di Stato, Casa Circondariale di Sassari e il consorzio cooperative sociali Andalas de Amistade. I detenuti, nel ruolo degli archivisti hanno letto, schedato e riordinato i 1400 registri, 5000 fascicoli e le oltre 10000 carte sciolte della vecchia colonia.

A breve, grazie ad un finanziamento della Regione Sardegna al Parco di Porto Conte, sarà possibile concludere il lavoro di archiviazione e digitalizzazione, sempre con il coinvolgimento dei detenuti in articolo 21.

Storie, apparentemente lontane, emergevano, si delineavano e confluivano nella quotidianità di chi vive il carcere o lo ha vissuto in prima persona, e ne subisce i tempi, le difficoltà, i problemi e le dinamiche. La mancanza d’aria, il tempo fermo passato su una branda.

Dalle celle del carcere di Sassari, il lavoro dell'archivio si è spostato alla sede del Parco di Porto Conte, a un passo dalle insenature di Capo Caccia, una dei tratti costieri più belli del Mediterraneo. Un'esperienza e un racconto possibili grazie all'applicazione dell'articolo 21 dell'Ordinamento Penitenziario che prevede il lavoro esterno alle strutture carcerarie come forma di rieducazione e reinserimento dei detenuti.

Oggi, l'archivio dell'ex colonia penale di Tramariglio è stato restituito alla comunità e, conservato nella sede del Parco, costituisce la pietra di fondazione per un museo della memoria carceraria ospitato in quelle  stanze che un tempo erano celle di punizione.

A tutti noi sono stati restituiti individui cui la possibilità di un lavoro, per giunta culturale, ha già dato un futuro diverso.

 

Hanno partecipato: Davide Aristarco, Simone M. Silanos, Lorenzo Spano, Daniele Uras, Giuliano Usala, Roberto Varone, Vittorio Gazale, direttore del Parco Regionale di Porto Conte, Stefano Lubrano, già presidente del Parco Regionale di Porto Conte, Antonello Serra, guida naturalistica Parco Porto Conte, letture di Venere Rosati, Riccardo de Vito, magistrato di sorveglianza, Maria Paola Soru, responsabile area trattamentale casa circondariale Sassari, Tiziana Renzi, educatrice area trattamentale casa circondariale Sassari, Agostino Loriga, consorzio di cooperative sociali Andalas de Amistade, Elio Pulli, pittore e ceramista, Maria Antonietta Sori Zanibellato, ristoratrice.

Interviste registrate presso il Parco regionale di Porto Conte e la casa circondariale di Bancali, Sassari agosto 2014.

Si ringraziano inoltre:
Personale del Parco Naturale Regionale di Porto Conte e dell’area marina protetta di Capo Caccia - Isola Piana
Direzione e personale dell’Archivio di Stato di Sassari
Direzione e personale della Biblioteca Universitaria di Sassari
Direzione e personale della Casa Circondariale di Sassari
Angelo Ammirati, Marco Medas.

Credits

a cura di Fabiana Carobolante, Elisabetta Parisi, Daria Corrias e Lorenzo Pavolini

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