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Syria Calling

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Voci dalla guerra

di Gabriele Del Grande
montaggio di Rachele Masci

Giorno e notte. Ad Aleppo l'eco delle esplosioni va avanti incessantemente da ormai dieci mesi. I combattenti dell'esercito libero si danno il turno su camionette e furgoncini scassati che fanno avanti e indietro dal fronte intonando canzoni patriottiche. Sono soprattutto giovani delle campagne, quasi esclusivamente arabi sunniti. Mostafa faceva il commerciante, Yusef il falegname, Ahmed l'informatico, Abu Malek il meccanico. Molti di loro erano in piazza nella primavera del 2011, quando nelle strade delle principali città siriane si riversarono centinaia di migliaia di manifestanti pacifici, sull'onda dei movimenti popolari che avevano portato alla caduta delle dittature in Tunisia e in Egitto. Per sei mesi la protesta rimase nonviolenta e trasversale al mosaico di minoranze che compone la popolazione siriana. Arabi, curdi, musulmani, cristiani, sunniti, alawiti e drusi manifestavano insieme contro il regime quarantennale della famiglia Asad. La risposta alla sollevazione fu immediata e feroce. La polizia sparò sulle manifestazioni, causando centinaia di morti in pochi mesi. Attivisti e manifestanti vennero arrestati a migliaia e decine di loro morirono sotto tortura. Fu a quel punto che, sconfortati dall'immobilismo della comunità internazionale e corteggiati dai paesi del Golfo nemici di Asad, un gruppo di alti ufficiali disertò e fondò l’Esercito libero siriano. Era l'agosto del 2011. All'inizio si limitavano a proteggere le manifestazioni dagli attacchi delle forze di sicurezza. Quindi scelsero di attaccare il regime con le armi, forti dell’appoggio di Qatar, Turchia, Arabia Saudita, Usa, Francia e Gran Bretagna.

Nel febbraio 2013, Gabriele Del Grande ha visitato la regione di Aleppo e di Idlib per raccontare cosa rimane della rivoluzione dopo due anni di guerra, 100mila morti e 1milione e mezzo di profughi. E ha raccolto le voci dei pacifisti del movimento civile che organizzarono le prime manifestazioni a Damasco, Homs e Aleppo; dei medici degli ospedali di Aleppo e dei combattenti dell’esercito libero; dei cristiani della provincia di Idlib; dei bambini piccoli e dei loro insegnanti che nonostante le bombe tengono aperte le scuole; e infine dei militanti islamisti delle formazioni filo qaediste giunti in Siria da mezzo mondo per combattere gli Asad.

foto di Gabriele Del Grande, Fortress Europe

Credits

a cura di Fabiana Carobolante con Daria Corrias e Lorenzo Pavolini

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