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Il grande Gatsby
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Rolando Ravello legge Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald
Credo che fossi uno dei pochi ospiti realmente invitati, la prima sera che mi recai a casa di Gatsby. Le persone non erano invitate; ci andavano. Salivano sulle automobili che le portavano a Long Island e in qualche maniera si ritrovavano davanti alla porta di Gatsby. Una volta lì venivano presentate a Gatsby da qualcuno che lo conosceva, dopodiché si attenevano alle regole di comportamento confacenti ai luna park. Certe volte venivano e se andavano senza nemmeno incrociare Gatsby, si presentavano al ricevimento con un candore che costituiva il loro biglietto d'ingresso.Io ero stato davvero invitato. Uno chauffeur in uniforme turchese attraversò il mio prato di prima mattina, quel sabato, recando un biglietto straordinariamente formale del suo datore di lavoro; Gatsby sarebbe stato onorato, vi si diceva, qualora avessi accettato di unirmi alla "festicciola" prevista per la serata. Mi aveva visto diverse volte e aveva intenzione di farmi visita da tempo ma una bizzarra combinazione di circostanze lo aveva trattenuto; firmato Jay Gatsby, con mano maestosa.