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Specie protetta: la scuola viva di Pejo

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di Alessandra Henke

C´è una scuola in Trentino, a 1600 metri, che ha due anni di vita e una particolarità: è gestita da genitori e volontari. Si tratta di una "scuola parentale", zoccolo duro di una pluriclasse che la legge sui tagli non è riuscita a cancellare. Da settembre 2011 il polo scolastico di Cogolo avrebbe dovuto assorbire la domanda d’istruzione di tutti i paesi dell'Alta Val di Sole. Così facendo, la legge provinciale avrebbe azzerato esperienze educative radicate sul territorio da anni. Il netto rifiuto è arrivato da un gruppo di genitori di 9 alunni che, dopo un lungo e lacerante dibattito interno alla comunità, hanno compiuto il passo decisivo verso l’autogestione. Risultato: la pluriclasse di 22 alunni si è spezzata, 12 sono andati a Cogolo, 9 sono rimasti a Pejo e 1 addirittura si è iscritto a un’altra scuola. Da allora il pianterreno di una casa privata è diventato lo spazio-scuola di 9 alunni (8 il secondo anno), la cui istruzione è interamente a carico dei genitori.
L'esperimento ha permesso di sfruttare risorse parzialmente sconosciute: l'impegno e la determinazione dei genitori sono stati supportati dalle competenze di volontari, docenti o ex docenti, che hanno accettato di mettersi in gioco. Anima della scuola parentale è stato il maestro Alberto Delpero, vicino al Movimento di Cooperazione Educativa e alla pedagogia di Freinet, Montessori, Manzi, Lodi. Nel tempo il vuoto amministrativo ha ceduto il passo a una realtà dinamica, che si giova del contributo di poeti, autori, illustratori per bambini, editori, giornalisti. Laddove il venir meno delle istituzioni indebolisce i legami sociali e fa franare l'identità culturale, la scuola parentale rafforza l’attaccamento al territorio e restituisce vitalità al paese. Non a caso il motto della scuola è una citazione di Aldo Gorfer: «La scomparsa del curato di campagna, del medico di campagna, del maestro di campagna è il motivo scatenante della dissoluzione delle comunità rurali».
Dalle voci dei genitori emerge l'entusiasmo per una sfida apparentemente improbabile, la preoccupazione per gli esami d'idoneità e l'orgoglio nel restituire all'infanzia dei propri figli un tempo di ascolto, di gioco, di maturazione secondo il ritmo di ognuno. "Scuola Pejo viva", nella sua fragilità, fa da specchio a una scuola pubblica spesso incapace d'inventare strade nuove.
Un ringraziamento speciale va a Giusi Quarenghi, il cui sguardo trasversale ha saputo cogliere trame illuminanti; a Giulia Mirandola, ispiratrice del ciclo e autrice con Michele Trentini di un documentario sulla scuola; ad Alberto Delpero, promotore di una didattica innovativa ancorata al territorio; allo staff di genitori e volontari, indomiti cavalieri della democrazia. Alle voci citate si affiancano quelle degli allegri alunni della scuola, di alcuni pegaesi, di Franco Panizza, Assessore alla cultura, rapporti europei e cooperazione della Provincia di Trento (fino a marzo 2013).

Link utili: www.scuolapeioviva.it

Credits

a cura di Fabiana Carobolante con Daria Corrias e Lorenzo Pavolini

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