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Hackers: con le mani nella rete

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di Elisabetta Tola

Il termine 'Hacker' significa tutto e niente: è colui che rompe, che apre, che cerca di smontare le cose e rimontarle senza seguire le istruzioni per l'uso. Quello che non si ferma di fronte alle barriere, e cerca di forzarle. Il più delle volte, per capire, per sapere, per condividere. Talvolta magari anche con intenti meno leciti. Sulla definizione di hacker da anni c'è una vivace discussione, fuori e dentro la rete. Certamente influenzata anche dagli stereotipi e dall'immaginario creati dal cinema e dai media, che amano descrivere sempre questa figura come un abitante delle tenebre digitali ignorando il fatto che gli hackers, oggi, lavorano praticamente ovunque, perché l'informatica e i sistemi di rete caratterizzano qualsiasi attività economica e sociale umana. Certo, la comunità hacker non è una associazione rigida, non ha regole, non ha un'unica forma né un unico obiettivo.

Nel tempo, gli hackers sono passati dai laboratori ai garage alle stanzette piene di poster e di schermi fino alle aziende, dove oggi molti di loro sviluppano software, applicazioni, sistemi di navigazione e di gestione dei dati sempre più sicuri. Dalle prime comunità associate ai laboratori universitari dove si condivideva la spazio-macchina per usare il computer e le primissime connessioni, quelle di Arpanet, i cui nodi si contavano sulle dita di una mano, si è passati a un universo popolato di appassionati che prima si sono costruiti le macchine, per tutti gli anni '70 e parte degli anni '80, e poi con l'arrivo della rete Internet le hanno usate e diffuse per costruire networks, linguaggi, applicazioni e software che oggi tutti usiamo in ogni momento.

In questo viaggio nel mondo hacker scopriamo che esistono alcune caratteristiche comuni a personaggi che appartengono a diverse generazioni: sono tutti curiosi, sono appassionati e molto socievoli. Certo, preferiscono una comunità globale a quella del bar sotto casa, e per questo non conoscono orari né parlano una sola lingua: si scambiano codice, idee, spunti per risolvere problemi di ottimizzazione e di gestione delle informazioni cercando sempre soluzioni eleganti e semplici. Perché al di là del pensiero comune, l'hacker ama stare in rete, con gli altri, ritrovarsi con i propri simili, discutere e affrontare sfide collettive, siano quelle del gioco di ruolo, dello sviluppo di un programma, di una hackathon, una maratona di sviluppo che può durare anche giorni interi.

E, soprattutto, l'hacker ha una sua etica fortissima, libertaria, non necessariamente compresa in sistemi di regole stringenti.E' perlopiù spinto dalla voglia di aprire la conoscenza e farla circolare, di mettere a disposizione strumenti per poter fruire dell'universo di opportunità e di risorse che Internet mette a disposizione fino a rendere le persone consapevoli del fatto che anche se non ce ne rendiamo conto c'è chi usa la nostra inconsapevolezza e ingenuità nel modo di stare in rete e di usare tutti i nostri dispositivi, dal tablet allo smartphone fino alla domotica, per raccogliere informazioni su di noi e usarle a vario titolo: controllo politico, strategico o semplice scopo commerciale.

 

Gli hacker e gli appassionati di informatica che ci accompagnano in questo ciclo sono:

Michael Schrenk - @mgschrenk

Alessio Pennasilico aka "Mayhem" - @mayhem

Marco Calamari - marcoc.it

Carlo Gubitosa - @carlogubi

Arturo Filastò aka "Hellais" - @hellais

Marco Montanari - @ingmmo

foto di jenny8lee 

Credits

a cura di Elisabetta Parisi con Daria Corrias e Lorenzo Pavolini

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