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Svizzera 9 Febbraio 2014: le frontiere del lavoro

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di Marzia Ciamponi ed Elisabetta Ranieri

Si alzano tutte le mattine tra le 04.30 e le 05.00, prendono la macchina e viaggiano da un confine all’altro per un’ora o più. Tutti i giorni Italia-Svizzera andata e ritorno. Ancora per poco, forse.

Il 9 febbraio scorso, infatti, gli elvetici hanno approvato il testo dell’iniziativa popolare proposta dall’Udc, il partito della destra nazionalista contro l’immigrazione di massa e quindi anche contro i 60mila frontalieri italiani che lavorano in Svizzera. Il si è stato netto e ha incassato il favore della maggioranza del popolo e dei cantoni, in particolare del cantone Ticino, meta principale dei frontalieri italiani che trovano nel “paradiso svizzero” un mercato non ancora in crisi come il nostro e dei salari decisamente più alti.

È una pura questione economica dunque? Non solo. Dietro il voto unisono e popolare si cela lo spettro di un crollo economico che gli svizzeri temono molto, e si nascondono anche le insicurezze di un popolo che fatica ad avere un’identità nazionale. I chilometri di confine che dividono le due nazioni non sono molti e tra un lato e l’altro della dogana si incrociano storie di operai e architetti, parrucchieri e impiegati, doppie cittadinanze e passaporti stranieri. Sono storie queste, separate da un confine, ma unite da un unico comune denominatore: il lavoro. Quel lavoro che in tanti cercano e che in pochi oggi riescono a conservare e tutelare.

 

Immagne di Luca Pennella

Musica di Davide Van De Sfroos

Credits

a cura di Elisabetta Parisi con Daria Corrias e Lorenzo Pavolini

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