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Abito a Milano in Via Lipari e ho esposto la mia bandiera con lo stemma della Marina Militare. Dal mio balcone vedo 10 bandiere. Grazie e cordialità

Brunello Veronese, Milano

Le mie bandiere al vento di Porto Santo Stefano ( in paese pochissimi esemplari).
Auguri Italia !

Cara radiotre, ho esposto la bandiera anche per reazione alla Lega che ha abbandonato l'aula durante l'Inno di Mameli. Qua a Pesaro molti negozi avevano asaurito le bandiere, ma esposte (almeno fino a ieri sera) ne ho viste meno che ai mondiali di calcio. Vedremo

grazie con affetto                        Anna De Mori

Marostica imbandierata!!! Buon compleanno Italia

Stefano

Ehi ehi,non solo Sud, Centro e Piemonte! Io sono bergamasca dal 1680, e dal mio balcone sventola la bandiera italiana! Va beh che ora purtroppo la maggioranza qui è leghista, ma non scordiamoci che siamo ancora la "Città dei Mille". Poi non chiedetemi nei secoli successivi cosa sia successso...sigh! Silvia

Buongiorno, come tutte le mattine Vi sto’ ascoltando, questa mattina ho sentito l’intervento dei due ascoltatori che avete citato in apertura e mi sono così decisa ad uscire ad andare in edicola e comperare una bandiera. Abito in un piccolissimo borgo dell’appennino modenese, appena sopra Maranello, vivo qui da venti anni ma sono bolzanina, lo è anche il mio compagno e qualche settimana fa quando Il presidente della Provincia di Bolzano Durnwalder ha detto che non avrebbe festeggiato, mi sono sentita amareggiata e ho pensato a quello che avrebbero pensato degli altoatesini tutti gli altri italiani. Ma proprio ieri ero a Bolzano e le vie che ho   percorso avevano i palazzi pieni di bandiere, poi ho viaggiato per rientrare a casa e nella provincia in cui abito ne ho viste veramente poche. Forse c’è un sentimento di appartenenza forte proprio in quei luoghi a cui diamo meno credito. Oggi porterò le mie figlie a vedere la mostra ITALIANI MODENESI al Foro Boario di Modena. Un piccolo gesto. Auguri agli italiani dall’Alto Adige alla Sicilia.

Daniela Settili

Le scrivo da Valderice, ridente cittadina alle falde di monte Erice, mi rammarico nel constatare che nel mio quartiere c'è una sola bandiera, la mia.  Penso che manca la consapevolezza della fortuna che ci ha fatto nascere nella patria di Dante e..e ... troppi nomi per ricordarli tutti ...nell'arte, nella musica, nella letteratura e in tutte le più alte manifestazioni dello spirito,partoriti e nutriti da questo museo senza tetto che si chiama Italia. Viva l'Italia

Renato Scopitteri

la bandiera che ho esposto è di mio padre, che la issava sul pennone di casa per la festa della Liberazione, il 4 novembre, il 2 giugno e durante i giorni delle 5 giornate di Milano. Lui era cattolico, democristiano e antifascista e mi passato un'idea di continuità tra questi momenti che la bandiera unisce. Non capivo quando ero piccola, ho idee diverse delle sue, ma questo mi ha trasmesso e così credo che oggi avrebbe voluto riconoscere questa festa e che avremmo condiviso il desiderio di un'Italia rinnovata. La mia bandiera è grandissima, di lana, ha dei buchi e un nastrino dorato, la pioggia la fa odorare di coperta umida ed è in buona compagnia tra altre 5 bandiere che vedo dalla mia finestra. Un saluto affettuoso, grazie per il vostro lavoro

marina merlini

Sono di Bari e abbiamo esposto con gioia la bandiera. Mi sembra di tirare un respiro di sollievo dopo tanti anni di lotte , disunione e litigiosità. Una grande speranza.

Gianna Maggiulli

Bandiere ne vedo solo tre esposte qui attorno. Anche se non sono mai stata accesa patriottica e nazionalista (i fanatismi, di qualunque segno, portano sventure), tuttavia  rispetto  moltissimo, pur col dovuto spirito critico, la nostra storia e sono convinta che chi non conosce il passato ha poco da dire per il futuro. Tutta questa indifferenza o mancanza di rispetto per l'Unità è certo dovuta a interessi politici, ma sono convinta che è anche frutto di una colossale IGNORANZA

Paola

Il problema nel mio paese ( Bogliasco) è che non si sa dove comprare le bandiere. Quelle che il Comune aveva messo a disposizione sono andate rapidamente esaurite e domani ne aspettiamo altre.  Comunque dalla mia finestra ne vedo decine, esposte con molta fantasia .Sabato dedicheremo una nuova piazza all'unità d'Italia e non dubito che saremo pieni di bandiere tricolori

Federico Valerio

Mentre ascolto la mia amatissima RADIO3 e continuo a confezionare coccarde richiestissime, vi inoltro con piacere l’invito che il nostro presidente ha inviato a tutti coloro che vivono nella nostra città: circa 2500 le bandiere italiane acquistate da esporre ai balconi!

Enrica Berti – Venezia

Cari/e amici/che,
domani è il 17 marzo e noi, che a tale data abbiamo intitolato la nostra Associazione, lo celebreremo con un percorso attraverso luoghi veneziani che ricordano personaggi ed episodi dei nostri 150 anni di storia unitaria.
Alle 15 (PUNTUALI!) saremo a S. Marco, calle dell’Ascensione (dietro l’Ala napoleonica), a ricordare un nutrito gruppo di patrioti dei quali sono lì le lapidi.
Ci sposteremo, poi, alla tomba di Daniele Manin, in piazzetta dei Leoncini; proseguiremo lungo la riva e sosteremo al monumento a Vittorio Emanuele Re d’Italia; sulla riva dei 7 Martiri e, poi, al monumento alla Partigiana, richiameremo il legame inscindibile tra Risorgimento e Resistenza nella nostra storia nazionale. Il percorso si concluderà al monumento a Giuseppe Garibaldi.
Ad ogni tappa sarà pronunciata una breve nota storica, saranno letti alcuni articoli della Costituzione e il coro “25 aprile” eseguirà un canto popolare. Alla conclusione lanceremo, anche, una proposta rivolta al mondo della scuola.
Vi attendiamo, con bandiere tricolori e vessilli di S.Marco, come simbolo di unità tra Venezia e l’Italia; invitate a partecipare quante più persone possibile.
A domani.


Cino Casson, presidente Comitato bandiera Italiana 17 marzo

A Brolo (Me) in tutto il paese sventolano tricolori alla brezza del mare.

vi riscrivo per raccontare la storia delle tre bandiere che esponiamo oggi. Le prime due (piccole) sono state esposte alle finestre di casa di mia moglie quando era bambina a Trieste, nel 1954, in occasione della liberazione della città e l'altra (più grande) è stata compagna della nostra famiglia in alcuni momenti importanti: è stata nel 1996 negli Stati Uniti durante il corso di pilota militare di mio figlio, é stata in Gujarat India per una missione umanitaria nel 2001 e stata poi in Iraq e Afganistan a seguito di mio figlio pilota militare. Ne siamo molto fieri e le esponiamo con tutto il nostro Amore per  l'Italia. Buon Anniversario a tutti gli Italiani. Gabriella e Alberto

Cara Radio3, in via dei Fori Imperiali sono state issate delle bandierine grandi come un cannovaccio di cucina che la pioggia e il vento ha già provveduto ad avvolgere atttorno ai lampioni, per cui non si nota nessun tricolore sventolare. Mi chiedo: Perchè per le visite dei capi di stato, per le maratone e i concerti, le bandiere issate sono grandi come lenzuoli e per i 150 anni d'Italia si sono issate bandierine pressochè invisibili. Per la visita del premier cinese addittura furono appesi enormi lampioni rossi di carta. Per la visita di Gheddafi bandiere verdi larghe come lenzuoli a due piazze issate in ogni dove. 

Enza Bello

Anche se non ho trovato una bandiera, in una desolante e vuota piazza di Aglié, espongo i colori nazionali con una stella di Natale ancora fiorita, un'orchidea bianca e il verde di un ciclamino.  All'assordante silenzio dell'assenza di una coscienza nazionale, la gentilezza della natura. Auguri a tutti, ne abbiamo bisogno.

Paolo

Via Paolo Sarpi che, nonostante il nome, è il quartiere cinese di Milano, è tappezzata di tricolori.Io invece  non espongo la bandiera perchè non sono abituato, non la sento come simbolo che mi rappresenti. Piuttosto cerco di evitare anglicismi o addirittura l'inglese nel parlato e nello scritto. Anzi: cerco di "obbligare" i miei clienti americani, svedesi irlandesi a parlare italiano con me. Per me è la lingua italiana la mia bandiera, il mio simbolo in cui ritrovarmi. Saluti

Delfi

Sono spagnola e abito in Veneto da 27 anni.Italia é la mia seconda Patria e la amo, nonostante alcuni italiani.Nel mio paesino di 80 anime sventolano soltanto due bandiere, una di un mio caro amico del ANPI e la mia, di fortuna fata con due grenbiuli ed una tovaglia.Dopo averla messa mi sono sentita, per la prima volta un po Italiana.

Lola da Nogarolo

abito sul lago d'iseo in provincia di brescia. la mia via è dedicata ad un garibaldino, angelo baldassari, nato nel nostro paesino (siam circa 3000 abitanti) e morto poco più che trentenne in seguito alla campagna di sicilia.. fin da piccola son sempre stata fiera di lui.. ora mi rincresce vedere poche bandiere appese per la nostra via.. buon anniversario comunque!!

francesca

Sto ascoltando come da tanti anni radio tre  e aggiungo la mia voce e il mio dispiacere per quello che vedo dalla mia finestra di una via principale  di Lecco, via f.lli Cairoli, dove si trova anche la sede distaccata di una università. Tre bandiere, dico tre, compresa la mia.Ho invece apprezzato molto quello che sta facendo il Comune e il nostro circolo sportivo, La Canottieri.Grazie di tutte le ore che passo con voi.

Pierantonia

anch'io mi sono trovata senza bandiera perché la regalai a mio figlio nel 2006

... allora ho fatto così... (seguono foto)

Laura  Di Gianni    Forlì

Rovereto, 17 marzo 2011

Il mio piccolo tricolore esposto ieri a tarda sera era il solo del quartiere, stamattina è in buona compagnia. Devo osservare che è una bandiera più pensata che sentita, più una testimonianza che una convinzione in un’Italia che si involve. Si muove leggera  sul torrente Leno, l’acqua che scende dal Pasubio portando la memoria della grande guerra; poco lontani i volti di pietra di Filzi e Chiesa hanno tragiche orbite vuote, quasi non volessero vedere. Parliamo anche di Europa, di mondo, di pace.

Paolo Coser

L'ho vista esposta in un negozio mentre attraversavo la Noalese per andare a Padova. Il giorno dopo mio marito, quasi leggendomi nel pensiero, me l'ha comprata. L'ho usata, orgogliosamente, alla manifestazione in difesa della costituzione. Avrei voluto esporla già ieri ma non volevo che la pioggia me la deturpasse! Oggi sventola dal balcone della mia casa. Mi dedicherò alla lettura delle pagine di storia del Risorgimento. Un augurio al mio paese che ritrovi la forza dell'Unità.

Donatella

ho esposto la bandiera italiana, con quella della pace, all'inizio del mese, per cercare di dare un po' di coraggio a chi abita intorno a me e non è molto uso a simili manifestazioni. Stamattina ce ne sono una decina,poche. Peccato. Io non sono una patriota sfegatata,  mi sono sempre sentita di più cittadina del mondo, questa nostra unità l'abbiamo raggiunta con troppi errori, però adesso di fronte alle opposizioni becere che stiamo vedendo penso che sia giusto che ci compattiamo e che cerchiamo di recuprerare qualche valore tra tutti quelli che si sono persi.Grazie 

Raffaella Barozzi Verbania

Credits

CONDUCE Giorgio Zanchini

A CURA DI Cristiana Castellotti

IN REDAZIONE Pietro Del Soldà, Cristina Faloci, Rosa Polacco

IN REGIA Piero Pugliese

La redazione

LE VIGNETTE DI UBER

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FUORI ONDA

Buon giorno,
Ascoltando la trasmissione "Prima pagina " di radio 3 (Rai), un mio conoscente [:-)] ha sentito Aldo Cazzullo, il giornalista che conduce questa settimana la trasmissione, affermare :<< io non credo che il futuro dell'Europa sia l'industria. Salviamola l'industria, salviamo l' industria manifatturiera italiana, ma io penso più per l' Europa un ruolo di "software" del mondo, cioè in Europa le idee, poi la fabbricazione la realizzazione di queste idee, sarà sempre di più molto più economica farla nelle provincie orientali dell' Europa, o - ahimè - nel terzo mondo, dove il costo del lavoro costa molto di meno. Ma sono le idee, i saperi, la tecnologia il Know-how, su cui dobbiamo lavorare perhé ci sono dei saperi che nessuna industria potrà mai delocalizzare e delle risorse, delle ricchezze che nessun ladro potrà mai rubare, nessun falsario potrà mai imitare è su questo secondo me che deve puntare l'Europa>>.

Ora a parte che continuare a pensare che l' Europa è uno dei pochi continenti al mondo con delle idee e che gli abitanti di altri continenti possono solo eseguire queste idee o rubarcele, potrebbe essere un errore grossolano; non voglio dire che Cazzullo ha detto questo, ma qualcuno forse si culla in questo sogno e potrebbe svegliarsi male.

A parte questo, quello che mi sembra sorprendente è il fatto che si continui a pensare che le idee che può esportare l' Europa sono solo oggetti di design, automobili di lusso e abiti, in sintesi merci, e non invece valori, ideali.
Non vogliamo essere ancora una volta idealisti in Europa e pensare che il rispetto dei diritti sul posto di lavoro è anche un valore da esportare ?
Sarebbe bello se esistesse un' autorità che avesse il potere di apporre un simbolo su gli oggetti che vengono prodotti in Europa (ma anche in qualsiasi parte del mondo), un simbolo che significa <<prodotto da lavoratori che non vengono sfruttati>>.
Esiste già il commercio equo e solidale, ma normalmente siamo abituati a pensarlo riferito a paesi del terzo mondo, che l' Europa ha sfruttato e sfrutta da secoli .
Ma il concetto di equità e solidarietà deve essere vero e diventare uguaglianza di diritti a livello globale, non per ostacolare le economie cosiddette emergenti, ma per ribadire  con orgoglio principi come libertà ed uguaglianza, per contagiare con queste idee altri paesi, facendole diventare prodotti vincenti, anche dal punto di vista economico.
Naturalmente anche riducendo il profitto degli industriali questi prodotti costerebbero  più di altri  e non tutte le persone potrebbero acquistali, ma non esistono forse oggetti che costano più di altri e hanno successo perché portano con  se qualità? 
Se riuscissimo a far diventare competitivi prodotti che rispettano i diritti e la salute di chi li produce avremmo costruito un vero progresso.
Perché dovrebbe essere impossibile pensare all' oggetto solidale? <<se posso pago volentieri di più perché mi interessa anche la vita di chi ha prodotto questo oggetto>>
Link consigliati: 

 Giovanni Di Stefano 
 
 

INDIGNAMOCI!

Ora anche Passera dice che siamo messi male. Noi lo sapevamo, ma se anche lui se n'è accorto, è meglio. Però vorrei che questo Governo - invece di  farci le condoglianze - realizzasse iniziative di equità forti.
Mi riferisco all'accordo con la Svizzera per riportare a casa i miliardi di euro che possiamo - dobbiamo - prendere agli evasori ricchi. Quelli che grazie alla tolleranza del miliardario hanno accumulato fortune a Lugano e scudato con mancia quelle poche rientrate. Presidente Monti, prima di pagare l'IMU, vorrei avere almeno la soddisfazione di vedere i grandi evasori ridare i soldi che ci devono. Non è ancora giustizia  sociale, ma almeno anestetizza.
Massimo Marnetto

LA BUONA NOTIZIA

Siamo appena tornati da un “viaggio della legalità” organizzato dal nostro comune (Lodi) nel Napoletano. Abbiamo conosciuto realtà di resistenza alla camorra che insegnano tanto sul sud e sul nostro nord (futuro) e sull’Italia. Per vincere e per resistere dobbiamo unire in questo nobile intento la società civile meridionale e settentrionale. Altrimenti non possiamo parlare di unità del Paese. Da lombardo mi sono sempre vergognato della lega, non è una sorpresa. La resistenza alla illegalità parte dal basso anche al nord. Grazie per la trasmissione.

 Roberto

brucia la memoria

Gentile sig. Zanchini, le  scrivo volutamente il giorno dopo la bella trasmissione condotta ieri sulla sentenza vergognosa della strage di Piazza della Loggia e mentre ascoltavo, mi chiedevo chi decide di farci percorrere delle strade piuttosto che altre. Il marito di quella vittima che dopo 38 anni gira per le scuole per tramandare il ricordo ma anche per promuovere un po’ di coscienza civile,sta coraggiosamente ostinandosi a credere che non sia tempo perso. Mio padre lavorava in un negozio sotto i portici, le cui vetrate sono esplose con la deflagrazione partita da quel cestino a Brescia e a fatica dopo 30 anni mi ha parlato di pezzi umani e sangue dentro le vetrine e del fatto che dallo choc, non ha ricordato mai come è ritornato a casa(abitavamo a San Polo). Le persone non possono capire,forse non capiranno mai;sarà tempo perso anche quello della Tobagi? Mi piace pensare di no,mi piace pensare che vivere sperando sempre che ci sia giustizia sia meno controproducente che gettare la spugna. Che esempio sarei per mia figlia? Le racconterò che il nonno aveva notato l’arretrarsi delle forze dell’ordine,che pioveva tanto e che le guerre tra poveri non finiscono mai. Cordiali saluti.

 Cristiana Panzi

COSE DA IMPARARE

In Germania chi vuole diventare insegnante, sceglie il percorso specifico chiamato Lehramt. Di solito gli insegnanti possono scegliere due materie a seconda dell'offerta dell'università. Le materie non devono essere affini, teoricamente si può scegliere matematica e storia. Lo studio della materia va di pari passo con quello della didattica e della pedagogia. Gli studenti ancora prima di laurearsi fanno stage nelle scuole: assistono a lezioni, programmano e provano accanto agli insegnanti titolari.Il percorso di studio si conclude con il primo esame di stato nelle materie e in didattica. Dopo la laurea si accede al Referendariat. Per due anni lo studente si divide tra università e scuola. Lo studente insegna la materia seguito da un tutor e riceve uno stipendio conforme al suo status. Dopo due anni si scrive una tesina e si sostiene il secondo esame di stato, superato il quale si è abilitati nelle proprie materie e si può accedere alla professione.Gli insegnati sono ben pagati e insegnano 28 ore settimanali. La scelta di diventare insegnare va fatta subito dopo il liceo. Non è un ripiego.Cordialmente
Rita Cagiano

COSA SUCCEDE FUORI CITTA'

Cosa si può fare? io cerco di raccontare questo cancro attraverso l’arte, è una cosa piccola … ma bisogna parlarne!

Mostra La Sentenza_Das Urteil.

Il progetto è un percorso attraverso due sentenze parallele: la sentenza dello Stato Italiano contro la camorra (Sentenza Spartacus) e la sentenza della camorra contro Roberto Saviano che diventa simbolo/pretesto per raccontare la situazione di chi vive oggi in Italia ‘condannato a morte’ dalle ‘mafie’.

Performance Monaco di Baviera clip condannato libero http://vimeo.com/23769691

Performance Roma condannato libero#2 http://vimeo.com/31451240

Testo performance condannato libero#2:

Queste tacche che sono state tracciate su questo foglio rappresentano la vita dei liberi cittadini che vivono in Italia condannati a morte dalle mafie questi segni contano  i giorni di vita sotto scorta di magistrati, giudici, giornalisti, scrittori, imprenditori, commercianti che si rifiutano di pagare il pizzo, politici , sindaci  attori, preti, gente normali testimoni queste persone non sono libere di vivere di muoversi di andare al lavoro di accompagnare i propri figli a scuola di andare a comprare il pane perché devono essere protetti, perché?

voi immaginate se ogni giorno doveste fare un segno sul muro per contare il giorno di vita condannati a morte, condannati a morte perché siete Italiani, perché credete nella giustizia, perché amate il vostro popolo, perché volete la verità la verità, la verità, la verità queste persone vivono mesi anni giorni quale è il loro futuro? Il loro futuro è che stasera torneranno a casa e metteranno una traccia anche oggi sono tornato a casa vivo anche oggi la mia scorta non è morta con me anche oggi i miei figli non sono stati uccisi questo è il loro futuro è ancora bianco possiamo scriverlo diversamente da quello che è stato scritto fino ad oggi ‘Cacciateli!’

Roberto ha detto questa frase a settembre ad ottobre era già condannato a morte

se tutti cancelliamo noi siamo liberi  non potranno ucciderci tutti

Paola Romoli Venturi

www.paolaromoliventuri.com

STORIE DALLA CITTA'

Buongiorno, siamo un gruppo di precari di italiano e latino nei licei della provincia di Torino, già iscritti nelle graduatorie per l'insegnamento in quanto già abilitati nelle Sis. Ci troviamo quindi in una situazione certamente migliore di quella di chi oggi deve concorre per i posti di Tfa, superando lo scoglio dell'abilitazione. Teniamo a precisare che quanto diremo non deve essere inteso come la presa di posizione di chi difenda un privilegio, volendo escludere altri dal suo godimento. Non siamo contrari ai Tfa in generale: esistono infatti classi di concorso dove già lavorano insegnanti non abilitati (dalle cosiddette graduatorie d'istituto, cioè con la chiamata diretta delle scuole e non degli Uffici scolastici), ad esempio matematica e scienze nelle medie e dove perciò c'è la necessità di abilitare nuovi insegnanti.
Non è però così per tutte le classi di concorso: alcune sono già al limite della congestione, a causa della sciagurata politica di tagli del precedente ministro. Nella nostra, a perdere il posto, sono gli stessi insegnanti di ruolo, che finiscono, come si dice tecnicamente, in sovrannumero, e devono essere ricollocati in altre scuole, andando così a occupare le cattedre di solito disponibili per noi precari abilitati.
Noi lavoriamo ormai tutti nelle scuole medie da due anni, ma vorremmo far osservare che le regole della italica burocrazia ci impediscono di spostare il nostro punteggio di abilitazione Sis e di servizio da una graduatoria all'altra. Ci troviamo perciò nella paradossale situazione di non lavorare dove abbiamo "investito" tutto il nostro punteggio, che resta lì congelato, e di lavorare dove invece siamo gli ultimi arrivati, dovendo scegliere quindi spezzoni orari, cattedre su due tre scuole, cattedre geograficamente molto scomode. Ovviamente siamo felici di avere comunque un lavoro, pur se non dove aspiravamo di averlo e dove le selezioni a numero chiuso della Sis ci avevano illuso di lavorare, ma il punto non è questo.
Il problema è che in una situazione cosiffatta, il ministro ha concesso nuove abilitazioni nella nostra classe di concorso: 30 nella nostra regione, e cifre con due zeri in altre, come Lombardia, Lazio, Puglia, Emilia-Romagna. Crediamo che i Tfa, almeno nella nostra classe di concorso, siano uno specchietto per le allodole e creeranno solamente nuovo precariato, per la semplice ragione che non ci sono posti!
Le ragioni di questa speculazione sulle pelle di giovani lavoratori sono molte, ma ce n'è una che ci preme sottolineare: facoltà universitarie come Lettere e Filosofia rischiano di non vedere più un iscritto se non danno almeno l'illusione che forniscano lo sbocco all'insegnamento, per cui preferiscono attivare i Tfa, abilitare nuovi insegnanti e poi lavarsene le mani. Il reclutamento tanto non spetta a loro. Così si spiegano anche i numeri a due cifre di certe regioni. Guarda caso sono quelle dove ci sono tre quattro cinque atenei (il Piemonte invece ne ha solo uno): ciascun ateneo porta l'acqua al suo mulino (e guadagna anche un bel po' di soldi). Aggiungiamo che abbiamo anche incrociato i dati dei nuovi posti di Tfa con quelli della popolazione scolastica di ogni singola regione, per prevenire l'obiezione che le regioni abbiano dimensioni diverse. Anche ponderando il dato in questo modo, Lombardia, Lazio, Puglia, Emilia-Romagna abiliteranno cinque volte gli insegnanti della nostra regione. Ma già quei 30 nuovi abilitati in Piemonte sono tanti: basti sapere che sono più di quanti siano mai stati abilitati annualmente negli anni della Sis e quando, peraltro, le cattedre nella scuola erano molte e molte di più degli attuali.
Tutto ciò avrebbe senso se, contestualmente, il ministro mettesse in discussione i tagli della Gelmini e tornasse a dare nuove cattedre: così non è. Le conseguenze le lasciamo trarre a voi.
Cordiali saluti, Gruppo precari A051 Torino

CITTA' APERTA

Insegnante e con esperienza di formatore alla SSIS: aggiungo che alle università la formazione dei docenti ha costi bassissimi che non giustificano i 3000  €: il tirocinio infatti si svolge nelle classi, alla presenza di docenti che svolgono lezione contemporaneamente ai loro studenti e ai tirocinanti e NON VENGONO RETRIBUITI!!

lidia

 

BANDIERE IN CITTA'

la bandiera che ho esposto è di mio padre, che la issava sul pennone di casa per la festa della Liberazione, il 4 novembre, il 2 giugno e durante i giorni delle 5 giornate di Milano. Lui era cattolico, democristiano e antifascista e mi passato un'idea di continuità tra questi momenti che la bandiera unisce. Non capivo quando ero piccola, ho idee diverse delle sue, ma questo mi ha trasmesso e così credo che oggi avrebbe voluto riconoscere questa festa e che avremmo condiviso il desiderio di un'Italia rinnovata. La mia bandiera è grandissima, di lana, ha dei buchi e un nastrino dorato, la pioggia la fa odorare di coperta umida ed è in buona compagnia tra altre 5 bandiere che vedo dalla mia finestra. Un saluto affettuoso, grazie per il vostro lavoro

marina merlini

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CITTA' APERTA

Bisognerebbe meditare a fondo sui contenuti del libretto di Simone Weil “Manifesto per l’abolizione dei partiti politici” rimasto inedito in Italia fino al 2008, quando l’editore Castelvecchi decise di colmare questa lacuna. E’ di una impressionante lucidità sulla congenita incapacità dei partiti di costituire un valido sistema di rappresentanza degli interessi della collettività. Questo lo diceva 60 anni fa, una delle menti più brillanti del XX secolo. Chissà che direbbe oggi. Cordiali saluti.

Giovambattista Bossio Verona

 

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