
Leggere la Bibbia
Primo Isaia. Un carbone ardente sulla bocca
con Enzo Bianchi
domenica 30 ottobre 2011
“Chiama me” dice Isaia, dopo aver recalcitrato alla chiamata del Signore, perché si conosce come uomo pieno di impurità e di peccati, e dopo che un angelo con un carbone ardente gli ha toccato le labbra per renderle adatte a contenere la Parola di Dio. Così inizia la vocazione del Profeta Isaia, in un libro denso di visioni, di figure teologiche, di invettive e di speranze, di tensioni e di attese di pacificazione.
Sotto il nome di Isaia in realtà vanno almeno tre autori, vissuti in epoche molto distanti da loro: il primo nel periodo che precede l’esilio, il secondo nel periodo dell’esilio, il terzo al ritorno dall’esilio in Babilonia. Cominciamo la lettura del Primo Isaia, vissuto fra il 770 e il 700 circa a. e. v., i cui testi sono raccolti nei capitoli 1-39. A introdurci al profeta della speranza di salvezza, il priore di Bose Enzo Bianchi
Suggerimenti di lettura
André Néher, L'essenza del profetismo, Lampi di Stampa 1999
Ascolto Musicale
Willy Burkhard, Das Gesicht Jesaias, et. Motette
Parole
La preghiera è la spontaneità di fronte all’obbligo della profezia. Dappertutto dove scopriamo una preghiera sulle labbra di un profeta, essa presenta il carattere di assoluta libertà. Non è né lode né riconoscenza poiché la lode e la riconoscenza sono fondate sui sentimenti positivi della maestà di Dio o della sua bontà. Ma la preghiera dei profeti sgorga dall’uomo e dalla sua angoscia davanti a ciò che non è spiegato.
André Néher
Talvolta il dialogo è muto. È il caso di Isaia, questo profeta che rivendica la sua vocazione, contrariamente a tutti gli altri, ma che ha dovuto, anche lui, rifiutarla un giorno, poiché Dio lo afferra con tutta la forza della sua mano per obbligarlo a continuare (IS 8,11). Niente parole, né da una parte né dall’altra, ma un affrontarsi muto, una lotta rapida.
André Néher
Indietro