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Gli ipocriti del business dei profughi

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di Piero Ostellino

L’industria dell’immigrazione continua a sfornare morti annegati e buone intenzioni, che fioriscono ad ogni naufragio senza che se ne venga a capo. La prospettiva di risolvere il problema affondando i barconi, prima che diventino il mezzo di trasporto di migliaia di invasori dell’Europa, ha sollevato le reazioni indignate delle anime belle; reazioni che sono, poi, l’aspetto ipocrita di chi dall’immigrazione trae un qualche beneficio economico e sociale e a esso non vuole rinunciare. A nessuno è passato per la testa che, fino a quando ci si indignerà alla prospettiva di debellare il traffico di immigrati con mezzi militari adeguati, i mercanti di uomini continueranno a fare il loro sporco mestiere e l’industria dell’immigrazione continuerà a fiorire.

L’ultimo a sollecitare l’Unione europea a provvedere è stato, generosamente, il Presidente della Repubblica. Ma l’Ue non pare esserne interessata, né avere i mezzi per provvedervi. Sollecitazioni come quella del buon Mattarella, rimangono intenzioni con le quali si fa qualche concessione alle coscienze emotivamente toccante da ogni naufragio e dai morti annegati che ne conseguono, senza che ne sortisca un qualche effetto. Invocare l’intervento dell’Ue è fiato sprecato e aspettarsi che qualcosa faccia almeno il nostro governo è tempo perso. La cruda verità è che sia l’Europa, sia il governo Renzi, per non parlare di quelli che lo hanno preceduto, non hanno formulato alcuna politica dell’immigrazione, e sono stati colti di sorpresa dalla crescita esponenziale dei flussi migratori non sapendo palesemente come arrestarli. Troppi interessi ci sono dietro gli sbarchi perché gli inviti a fare qualcosa sortiscano un qualche effetto.

Bisognerebbe prendere il problema per il collo, incominciando col formulare una politica di investimenti nei Paesi dai quali partono gli immigrati allo scopo di impedire di fatto che partano, offrendo loro opportunità di lavoro e di una vita decente in patria. Ma certe esperienze disastrose, e scandalose, del passato – quando la politica di cooperazione si era risolta in un finanziamento occulto dei partiti – lo sconsigliano. C’è già fin troppa dispersione di risorse finanziarie, che finiscono nel calderone della corruzione, per immaginare di ripetere certe esperienze. Così, rimane solo l’adozione di soluzioni radicali militari contro i trafficanti. Ma fino a quando solleveranno ondate di (finta) indignazione, come è accaduto negli ultimi giorni, anche questa soluzione resterà nel limbo delle cose da fare.

Il probabile risultato sarà la colonizzazione dell’Europa a opera di un’immigrazione islamica o, peggio, l’aumento del terrorismo e della criminalità organizzata, la fine della nostra civilizzazione.


sito del Giornale 

Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Francesca Sforza



Francesca Sforza lavora alla Stampa dal 1999. Ha trascorso quattro anni a Berlino come corrispondente e due anni a Mosca. Nel corso di questo periodo all’estero è stata più volte inviata in Polonia, in Repubblica Ceca, in Slovenia e a più riprese nel Caucaso. Il suo libro “Mosca-Grozny: neanche un bianco su questo treno” (2006, Salerno Editrice) ha vinto il Premio Antonio Russo  e il Premio Maria Grazia Cutuli. Dal 2007 al 2011 ha lavorato a Torino come caporedattore del Servizio Esteri. Attualmente è responsabile dei contenuti digitali della redazione romana per il sito www.lastampa.it

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Mare nostro - Stop trivelle - Il Manifesto

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La Nuova Ecologia - il mensile di Legambiente di luglio-agosto 2015




Attenuare il rischio climatico rinaturalizzando le città. Adottare stili di vita flessibili per
vivere meglio e sprecare meno. Sorella resilienza. Così possiamo cogliere la sfida del cambiamento e salvaguardare la casa comune dell'umanità. All'interno un'intervista a James Lovelock. 


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