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Lettere 17 - 23 novembre

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Gentile redazione,
vi  scrivo dopo aver ascoltato la puntata con Carlo Enzo e Romano Madera bellissima ed intensa  ...................................................non sono stato certo l'unico nè il primo ad aver  segnalato l'opera del Prof. Enzo, ma vi  posso confermare che ho visto brillare gli occhi degli studenti ( e con minor splendore per l'età anche i miei) ai seminari che per mia grande fortuna ho frequentato e come a Romano Madera mi hanno cambiato il modo di vedere il mondo...............................................................................................................................
Cordiali saluti
Giulio Verin
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Gentile redazione, invio un pensiero scritto a seguito delle ultime notizie su quanto sta accadendo in Israele e Palestina. Vi ringrazio di cuore delle profonde letture e delle preziose riflessioni che ci offrite assieme ai vostri ospiti.
Davvero grazie,
Claudio Salemme  


Quale pace Israele,

quale pace raccoglierai dalle tue  mani piene di sangue?

Quale pace Israele avrà mai il tuo popolo

Se i tuoi fratelli seppellisci con  pietre della tua terra,

Israele quale pace mai avrai se ti sei sottomesso al potere degli uomini,

Israele, quale pace per te!

Israele, quale pace per noi!

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Gentile redazione,
ascoltando la lettura che avete dato del Vangelo di Luca del 11 novembre, la parabola del figliol prodigo, ho notato che è stata presentata un'interpretazione tutta giocata nell'ambito di rapporti economico/affettivi di tipo familiare, ne vorrei proporre un'altra possibile: leggere la parabola come metafora della chiesa che ha l'obbligo (ma dovrebbe essere una gioia) di essere sempre inclusiva e non esclusiva, anche nei confronti di chi si è separato, di chi è andato via. Quando avete ricordato che l'eredità paterna al momento della narrazione era stata già spartita, ho pensato subito a tutte le diaspore nella storia della religione ebraico cristiana, a chi è rimasto e chi è andato via, di volta in volta gli ebrei, i cristiani apostolico-romani, i protestanti, i non credenti (tutti sono stati in qualche occasione della storia tra i divisi della chiesa/delle chiese cristiane). Quale è il messaggio che se ne ricava (per l'uomo di fede in particolare)? : che non conta a quale chiesa si faccia ritorno, l'eredità è già stata spartita, al padre apparentemente non resta più nulla, ma è appunto al padre che bisogna tornare, ovvero all'origine del bisogno di dio, che è un tratto comune di tutta l'umanità, e che ci rende tutti partecipi di un'unica eredità spirituale, tutti fratelli (incluso chi non crede affatto). Un messaggio fortissimo contro qualsiasi fondamentalismo escludente, qualsiasi valutazione del tipo: avevo ragione io (perciò merito di più).  Se si torna al padre, a dio, dopo la spartizione, si torna ad un fattore comune, perché si torna al bisogno profondo di dio che abita tutti gli uomini a qualsiasi credo appartengano. Il primogenito che si sente tradito è l'uomo di fede che non riesce a superare l'orgoglio della propria scelta particolare.
Con affetto.
Paola Gargiulo
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Gentilissima Gabriella Caramore, 
grazie a Lei ed ai suoi collaboratori per la bellissima trasmissione che ogni sabato e domenica attendo di poter ascoltare (in differita grazie allo scarico in podcast) e spesso riascoltare con moltissimo interesse. Ogni giorno mi regalo un'ora di cammino (... e già che ci sono mi reco e torno dal lavoro) durante la quale spesso è la sua voce e quella dei suoi eccellenti ospiti (tutti ma mi permetta una sottolineatura nei riguardi del priore Enzo Bianchi che sento come un maestro del pensiero religioso molto contemporaneo) che mi invitano ad un percorso culturale, spirituale, emotivo ...   anche due d'anni fa mi siete stati di molto accompagnamento in occasione di una lunga convalescenza a seguito di un serio intervento chirurgico. Tra le cose dette nel corso della trasmissione con Cardini su Gerusalemme, che sento di condividere, forse perche sono stato per la prima volta in Terra Santa nell'agosto scorso, è stato detto che non è certo che luoghi della devozione siano collocati al posto "giusto", cosa che condivido seppur riconoscendone comunque il loro fascino (spiritualmente parlando). Mi permetto però di segnalare che dai recenti studi presentati al festival biblico di Vicenza dal prof. Dan (se non ricordo male il nome) in base ai quali afferma che i luoghi del S. Sepolcro e Golgota sono da considerare i luoghi di Gerusalemme più autentici, tra quelli che fanno riferimento alla vita di Gesù. Mi permetto di segnalare che nell'ambito del Festival sono stati prodotti molti documenti archeologici che potrebbero meritare una vostra trasmissione .... quanto vorrei poter avere anche il tempo di dedicarmi alle letture che proponete 
un cordiale saluto,
grazie e complimenti 
Giovanni Bonometti

 

Credits

Un programma di Gabriella Caramore
a cura di Paola Tagliolini
regia di Ornella Bellucci
consulenza musicale di Cristiana Munzi
in conduzione Benedetta Caldarulo,
Irene Santori
(Storie)
Gabriella Caramore (Questioni)
Via Asiago n. 10 - 00195 Roma

Moni Ovadia a Uomini e Profeti

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Lettere a U&P



E’ stato interessante il discorso sulla bellezza di domenica scorsa. Riflettendoci su vorrei sottolineare che esiste anche una seduzione negativa delle cose e che sarebbe opportuno evidenziare la differenza tra la seduzione di cui avete parlato, riferita alla bellezza legata alla verità,  e quella che invece riesce ad attrarre per la sua capacità di mimetizzare il vuoto a lei sottostante...

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