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Lettere 16 - 22 febbraio

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Voglio dire grazie per la scelta del brano evangelico di oggi. Ascoltando della donna che versa profumi preziosissimi sui piedi di Gesù e li bacia, e lui prova piacere e ne è riconoscente, ho iniziato a piangere. Un orecchio ascoltava i vostri commenti, l’altro cercava dentro di me il perché del mio pianto. Sono cose profondamente mie, che ho nascosto. L’approccio razionale qui serve poco......................................... 
Oggi mi si è aperta una luce.
Grazie a voi tutti.

Nicola Migone
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Gentile redazione,
vi seguo sempre con molto interesse e vi ringrazio per il contributo che  date alla mia persona. Critica verso la chiesa, tuttavia innamorata della comunità' cristiana per quanto di fecondo opera in essa ,ho vissuto le dimissioni di Benedetto XVI con tristezza inquieta. Tristezza ,per aver colto l'umanità di un anziano uomo ferito, inquieta per il peso delle responsabilità che i cattolici, penso ,debbano portare su questa estrema decisione. Ho seguito questo Papa attraverso i suoi magnifici scritti. Lo ho amato come studioso e intellettuale. Da grande teologo penso che abbia verificato di persona quanto il magistero del Papa sia lontano dalla figura del servus servorum  che si era riproposto di adottare al momento della sua elezione. Il suo gesto dettato dal bisogno di salvare la chiesa, manifestazione di Cristo ,dalle correnti interne mi chiama in causa. Ascoltando un vostro podcast del 26/11/2011 Manca il respiro nella chiesa cattolica?  Ho riflettuto su come il Papa non sia mai stato compreso. Nella trasmissione si sottolineavano delle necessita'  che sento di condividere: l'importanza della collegialità', il bisogno di togliere l'alone di monarchia al Papa per restituirgli un' immagine  evangelica. Credo che le critiche fatte in trasmissione a Benedetto XVI siano oggi contraddette dai fatti. Non voleva essere un monarca, ha fatto del Vangelo il motivo di questa decisione; probabilmente ha anche cercato la collegialità', ma si e' sentito respinto. E noi, popolo di Dio,  lo abbiamo lasciato solo.
Ancora grazie e un caro saluto a tutti.
Stefania Brianti

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Gentile Signora Caramore,
......................................................lei sta conducendo la barca con mano ferma, ed anche in occasione di rari sbandamenti da parte di qualche invitato, è intervenuta per precisare, correggere, puntualizzare, fare ricorso ai principi della critica storica.Ed è a proposito di quest’ultima che mi permetto di fare un’osservazione ed una proposta. L’osservazione è: ripetutamente si accenna, nelle Sue trasmissioni, agli “esegeti”, agli “studiosi”, alla “critica storica”. Mi chiedo se tutti i Suoi ascoltatori considerino la critica storica come una disciplina che ha le sue leggi e le sue regole, oppure pensino piuttosto che quando si parla dell’opinione degli esegeti e degli studiosi ci si riferisca ad opinioni del tutto personali e magari velleitarie, con poco fondamento, per cui un’opinione vale l’altra.
La proposta è: non crede che potrebbe essere utile dedicare una trasmissione ad illustrare questa disciplina? Eventualmente facendo precedere il tutto da una breve storia della stessa (a partire da Reimarus) e accennando ai vari periodi attraversati da essa con le caratteristiche di ogni periodo e con le figure più rappresentative di ognuno? Oppure, se tutto ciò può risultare un po’ noioso all’ascolto, si potrebbe passare subito a illustrare direttamente i criteri e i principi che sovrintendono allo studio di un documento (criterio dell’imbarazzo, della discontinuità, della molteplice attestazione, etc) portando alcuni esempi di fatti e detti del Vangelo (Lei ha parlato di “favole” nella puntata del 23 dicembre riferendosi ai Vangeli dell’infanzia, o di “creazione teologica” della Chiesa primitiva riferendosi al primato di Pietro [“…e su questa pietra costruirò la mia chiesa”], o di un apporto dell’evangelista “post quem” per quanto riguarda Marco 9,31)........................................
La saluto cordialmente.
Antonio Fanna
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Nel rinnovarvi  i complimenti e ringraziarvi per la trasmissione, fonte di luce nel cammino di fede, ascoltando le trasmissioni,  mi è sorta una curiosità e precisamente: oggi chi possiamo identificare nei farisei, negli scribi, negli erodiani e nei giudei e noi come possiamo leggere i tempi e diventare profeti.
Grazie mille
Angela Struzzi
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Molto bella e pregnante la puntata odierna su Marco. La presenza di don Angelo Casati mi ha fatto un immenso piacere e mi ha suggerito di segnalarvi il sito di una parrocchia di periferia di Trento, dove una ventina di giorni fa ho potuto ascoltare dal vivo don Angelo, chiamato per una riflessione sul tema "Il giardino può ancora fiorire?". Se vi interessasse, potete scaricare il testo e anche l'audio dal sito della parrocchia, che è il seguente:
parrocchia canova di gardolo

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Vi sarei molto grata se poteste inviarmi l'annuncio dell'abdicazione del papa nella vrsione originale latina. L'ho ascoltata, ma, sia per la voce flebile del pontefice, sia per il soprammettersi della traduzione simultanea, mi è in parte sfuggito.Io ho sempre amato appassionatamente il latino e, pur essendo atea, una messa in latino, specie se cantata, l'ascolto sempre volentieri. Per questo ci terrei molto ad avere questo documento in originale. Colgo l'occasione per dirvi che la vostra trasmissione è meravigliosa e arriva nel profondo anche a chi, come me, non crede e nemmeno ne soffre.
Grazie.
Daniela da Firenze
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Da non credente, io ho sempre avvertito dentro di me che il futuro è nella logica delle cose e ciò che è contro porta alla catastrofe.
La logica delle cose passa per l’inconscio collettivo, dall’individuo, dall’ambiente al tutto.
Da lì al cosa fare forse passa la fede. Per me passa l’accettazione, o meglio, la diluizione del desiderio e il miglioramento della propria intenzione verso il bene.
Saluti affettuosi
Anna Maria
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Mi è sembrato che nella puntata di oggi, domenica 17, abbiate avuto una specie di blocco nell'affrontare il problema della risurrezione. Questo è uno dei problemi principali che mi sono posto nella mia "conversione". Certo
la soluzione non è disgiunta dalla fede ma laicamente...non siamo forse in perenne morte e risurrezione? Il nostro corpo cambia  continuamente, cellule muoiono e nuove ne rinascono, continuamente ci trasformiamo. Ma noi siamo più del nostro corpo o oltre il nostro corpo, tutto quello che facciamo, diciamo, speriamo, pensiamo non cambia anche tutta la realtà intorno a noi? Anche  le nostre intenzioni, aspettative e possibilità vanno oltre la nostra dimensione spazio-temporale...Non vive ei forse anche sotterra, quando gli sarà muta l'armonia del giorno,
se può destarla con soavi cure nella mente de' suoi? Celeste è questa corrispondenza d'amorosi sensi, celeste dote è negli umani; e spesso per lei si vive con l'amico estinto e l'estinto con noi...
Grazie per il vostro lavoro
Pace e bene
Cesare Mezzanatto
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Cari,
ho penato un po' per ritrovare la traduzione italiana poi ho scoperto che in internet c'e' proprio tutto. Anche la traduzione di Pietro Marchesani.
Buon fine settimana
Emiliano Ranocchi

 

Czesław Miłosz
Canzone sulla fine del mondo

Il giorno della fine del mondo
L’ape gira sul fiore del nasturzio,
il pescatore ripara la rete luccicante.
Nel mare saltano allegri delfini,
Giovani passeri si appoggiano alle grondaie
E il serpente ha la pelle dorata che ci si aspetta.

Il giorno della fine del mondo
Le donne vanno per i campi sotto l’ombrello,
L’ubriaco si addormenta sul ciglio dell’aiuola,
I fruttivendoli gridano in strada
E la barca dalla vela gialla si accosta all’isola,
Il suono del violino si prolunga nell’aria
E disserra la notte stellata.

E chi si aspettava folgori e lampi,
Rimane deluso.
E chi si aspettava segni e trombe di arcangeli,
Non crede che già stia avvenendo.
Finché il sole e la luna sono su in alto,
Finché il calabrone visita la rosa,
Finché nascono rosei bambini,
Nessuno crede che già stia avvenendo.

Solo un vecchietto canuto, che sarebbe un profeta,
Ma profeta non è, perché ha altro da fare,
Dice legando i pomodori:
Non ci sarà altra fine del mondo,
Non ci sarà altra fine del mondo.

 

Czesław Miłosz, Poesie, a cura di P. Marchesani, Adelphi, Milano 1983, p. 35. L’originale si trova in Id., Wiersze wszystkie, Kraków, Znak 2011, p. 206.

  

Credits

Un programma di Gabriella Caramore
a cura di Paola Tagliolini
regia di Ornella Bellucci
consulenza musicale di Cristiana Munzi
in conduzione Benedetta Caldarulo,
Irene Santori
(Storie)
Gabriella Caramore (Questioni)
Via Asiago n. 10 - 00195 Roma

Moni Ovadia a Uomini e Profeti

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Lettere a U&P



E’ stato interessante il discorso sulla bellezza di domenica scorsa. Riflettendoci su vorrei sottolineare che esiste anche una seduzione negativa delle cose e che sarebbe opportuno evidenziare la differenza tra la seduzione di cui avete parlato, riferita alla bellezza legata alla verità,  e quella che invece riesce ad attrarre per la sua capacità di mimetizzare il vuoto a lei sottostante...

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