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Lettere 16 - 22 marzo

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Gentile redazione,
.......................................vorrei fare una considerazione sull'incipit di Papa Francesco. Stamattina ho ascoltato il suo programma sull'argomento, interessante come al solito. Sarà vero che il presentarsi di Bergoglio al balcone come "Vescovo di Roma" anziché capo della chiesa universale "allarga il cuore", come diceva il vostro  ospite Vito Mancuso. Ma a me, piuttosto che suonare nuovo, suggerisce un punto importante di continuità "strategica" con il papato di Ratzinger. Naturalmente il segnale va decodificato................................La chiave qui secondo me (anche se non l'ho certo inventata io!) è la posizione della Chiesa nella concorrenza religiosa mondiale. In Nord America è sulle barricate, in Sud America subisce da decenni un'erosione massiccia e probabilmente irreversibile da parte dei gruppi evangelici e mormoni, l'Europa occidentale se non è cattolica (e sempre più "decristianizzata",
come Ratzinger continuava a ripetere) è protestante "tradizionale". Con tutti questi, al di là delle chiacchiere ecumeniche, ci può essere solo guerra o una pace armata....................................................... Invece la ricucitura dell'unità con gli ortodossi è nel regno del possibile: le divergenze teologiche sono irrilevanti, la reciproca scomunica è stata revocata da un pezzo, e il macigno che blocca tutto è uno solo: precisamente l'unicità del papa contro la collegialità della chiesa. Allora, presentarsi come vescovo di Roma è un messaggio chiarissimo (se si conosce il codice!): di nuovo "primus inter pares", non vicario di Cristo. Le chiese ortodosse non possono non vederlo. Al tempo stesso, guerra di trincea ai protestanti di ogni tipo: l'indulgenza plenaria e l'Ave Maria dopo il Padre nostro .......................................sono due ovvi schiaffi in faccia, nel caso qualcuno l'avesse dimenticato.... Questo messaggio agli amici e nemici è in piena continuità col suo predecessore: nel 2006 papa Ratzinger andò a Istanbul a incontrare il Gran Mufti e il patriarca di Costantinopoli. Anche lì il messaggio ovvio non era l'avvicinamento ai musulmani (una ridicolaggine teologica) ma un omaggio al "fratello maggiore" storico delle chiese d'Oriente. Se non sbaglio, loro lo hanno ben apprezzato. Insomma oltre che guardare vicino, in piazza San Pietro, e intenerirsi per le parole semplici di un figlio del popolo, bisognerebbe anche guardare più lontano e non cadere nell'ingenuità di pensare che qualunque cosa dica un papa o un cardinale in veste ufficiale non abbia un significato recondito, destinato a chi ha orecchie per intendere...........................................................
Auguro buon lavoro.
Mario Ferrero
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.............Cattolici, protestanti, ebrei e 
laici hanno condiviso i primi passi postbellici che hanno avviato tra diverse difficoltà la realizzazione dell'Unione europea, poi hanno contribuito -anche con gli ortodossi- alla dissoluzione dell'impero sovietico, ma poi non sono più riuscite a dare un contributo al processo unitario, anzi ne sono divenute a diverso titolo ostacoli. La Chiesa cattolica ha chiesto l'inserimento del riferimento alle radici giudaico-cristiane nella prima bozza di Costituzione Europea (richiesta definita da me -allievo di Spinelli e amico di Albero Melloni- "il tragico errore polacco";la Polonia storicamente si è salvata facendo riferimento alla religione, similmente alla storia d'Israele). Quando la commissione redigente la Costituzione Europea si è rifiutata, la Chiesa non ha più sostenuto l'unione politica e serenamente lasciato che i referendum francese e olandese andassero verso il no. Quando è venuta la seconda più edulcorata versione, "il trattato di Lisbona", gli stati cattolici - Irlanda (sono stati necessari due referendum), Polonia e Repubblica Ceca - hanno cercato di frenarne l'adozione anche nel timore della diffusione dei modelli prevalenti di legislazione su matrimoni e fecondazione con violazione di quanto desiderato da Pio IX prima e dal card. Ruini poi, di legislazioni nazionali condizionate dai principi irrinunciabili. Anche se non sono competenze europee si teme la diffusione del c.d. relativismo. Ma non solo così si opera contro l'Europa, come a suo tempo si fece nell'Italia che si univa, ma si rinuncia ad una unitaria posizione cristiana. Le Chiese ortodosse autocefale non hanno rinunciato al particolare legame  delle Chiese con il potere politico nazionale. Evidentemente questo legame non può essere confermato con le istituzioni comunitarie In Europa non può continuare il modello costantiniano e il "cuius regio eius religio". Anche l'ortodossia ha bisogno di molte novità guardando le altre confessioni. Le Chiese evangeliche si sentono più moderne e in forte espansione, .......................................ma hanno assistito senza battere ciglio ai sacrifici imposti ai popoli "viziosi" del PIIGS e ora a Cipro, con particolare riferimento ad un'esigenza morale di punizione, anche se questa colpisce i più poveri. Questo spacca l'Europa tra quella a maggioranza protestante e quella dove prevalgono le altre confessioni cristiane. La divisione spacca la stessa Germania................................... Evidentemente l'Europa ha bisogno del rilancio dell'ecumenismo, se ne è accorto Benedetto XVI che dopo le dimissioni ai preti romani ha ripreso il discorso sul Concilio, a lungo sacrificato per privilegiare il rapporto con i lefrebvriani. Il papa si occuperà prevalentemente del mondo, sono le Chiese in Europa a dover affrontare direttamente questa problematica e riuscire a dialogare con i gentili (come direbbe Ravasi) e a riconoscere l'autonomia e la rilevanza delle istituzioni europee (un Cesare significativo) e la positività e drammaticità degli sforzi di unificazione, ed insieme l'autonomia delle Chiede d'Europa.
Cordiali saluti, Jacopo Di Cocco
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Credits

Un programma di Gabriella Caramore
a cura di Paola Tagliolini
regia di Ornella Bellucci
consulenza musicale di Cristiana Munzi
in conduzione Benedetta Caldarulo,
Irene Santori
(Storie)
Gabriella Caramore (Questioni)
Via Asiago n. 10 - 00195 Roma

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