Radio3

Contenuti della pagina

Svimez: la Grecia dell'Italia si chiama Mezzogiorno

slcontent

Dalla Svimez nuovo allarme: il Sud dell’Italia sta peggio della Grecia. In particolare a colpire, nelle anticipazioni del rapporto 2015 presentate ieri, è il valore del Pil che nel Mezzogiorno è negativo da 7 anni, con divario record del 53,7% del Pil procapite rispetto al resto del Paese. Altro dato choc sulle nascite che si riducono al minimo addirittura degli ultimi 150 anni. Sull’emergenza fondi Ue, missione a Roma del governatore campano Vincenzo De Luca: il governo aprirà un dialogo con la Ue per una proroga sui progetti del 2007-2013: in ballo 1,8 miliardi di euro. Intanto ancora lite nel Pd, governo battuto alla Camera sulla riforma Rai, alta tensione nella maggioranza.

I numeri certificano i sospetti, il Mezzogiorno sta peggio della Grecia. Con la differenza, tutt’altro che trascurabile, che per lui non si parla di piani di salvataggio né di interventi internazionali. Nella piccola sala di via Porta Pinciana, la Svimez attraverso le slides del direttore Riccardo Padovani e l’analisi del presidente Adriano Giannola fa parlare i dati. Impietosi, per molti aspetti più pesanti di quelli che siu poteva aspettare, ma veri, tremendamente veri. Non basta il settimo anno consecutivo di Pil negativo (nel 2014 il Sud ha chiuso a meno 1,3%): il brivido più forte di questa torrida estate arriva dal confronto con la Grecia. Dal 2001al 2013 il Sud è cresciuto la metà del Paese che più di tutti tra quelli in crisi ha rischiato di dover dichiarare bancarotta e di uscire dall’euro. Se il Mezzogiorno fosse stata una nazione autonoma, la sua sorte sarebbe stata di fatto già segnata. La tabella di questa pagina è molto più chiara di tante analisi. Ma anche quella che prende il Sud com’è, senza cioè il paragone con Atene, fa paura: il divario record del 53,7% del Pil pro capite rispetto al resto del Paese suona come una sentenza. Senza appello. Perché è come tornare al 2000, a 15 anni fa. In questa parte d’Italia, nella quale restano (il verbo è obbligato, considerato l’enorme flusso migratorio di questi anni) circa 20 milioni di abitanti, il 62% dei lavoratori ha un salario inferiore ai 12 mila euro annui. Si sopravvive, certo, ma è vietato sognare. È più facile allora capire parchè vecchi e storici  primati, come quelli della natalità, siano diventati ormai solo un pallido ricordo: le nascite al Sud sono ai minimi da 150 anni. Ed è altrettanto facile spiegarsi perché gli investimenti in queste contrade siano altrettanto sbiaditi per usare un eufemismo: dal 2008 al 2014 sono crollati del 38%, una enormità anche per chi non mastica di economia. Ma sono persino pochi rispetto al tonfo del 59% registrato nella sola industria manifatturiera.

“La Grecia dell’Italia si chiama Mezzogiorno” dice Giannola nel silenzio quasi imbarazzato della conferenza stampa che ospita le anticipazioni del rapporto 2015 della Svimez ( il testo definitivo sarà illustrato a fine ottobre, com’è ormai consuetudine). Ma non sbaglia, l’economista: dal 2001 al 2014 il tasso di crescita cumulato della Grecia a parità di potere d’acquisto è stato pari a -1,7%, la performance peggiore dell’intera eurozona. Ma mai quanto il Mezzogiorno d’Italia: - 9,4% contro il + 1,5% del Centro-Nord.(…)


continua sul quotidiano Il Mattino 

 

Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Francesca Sforza



Francesca Sforza lavora alla Stampa dal 1999. Ha trascorso quattro anni a Berlino come corrispondente e due anni a Mosca. Nel corso di questo periodo all’estero è stata più volte inviata in Polonia, in Repubblica Ceca, in Slovenia e a più riprese nel Caucaso. Il suo libro “Mosca-Grozny: neanche un bianco su questo treno” (2006, Salerno Editrice) ha vinto il Premio Antonio Russo  e il Premio Maria Grazia Cutuli. Dal 2007 al 2011 ha lavorato a Torino come caporedattore del Servizio Esteri. Attualmente è responsabile dei contenuti digitali della redazione romana per il sito www.lastampa.it

Rassegna stampa
del 1 ottobre

Quello che Putin non dice - Franco Venturini - Corriere della Sera

Ripartiamo dalla maternità - Barbara Stefanelli - Corriere della Sera

"Ma dopo anni si intravede uno spiraglio" - Int. a De Mistura di Massimo Gaggi - Corriere della Sera

"No ai fondamentalisti in nome del Vangelo" - Int. a Walter Kasper di G.Guido Vecchi - Corriere della Sera

Padri naturali - Massimo Gramellini - La Stampa

Alla casa non serve solo meno fisco - Franco Bruni - La Stampa

Burocrazia, un dietrofront tra le vigne - Michele Brambilla - La Stampa

Perché difendo Obama l'indeciso - Thomas L. Friedman - La Repubblica

Libia, l'occidente cambia inviato - Vincenzo Nigro - La Repubblica

Gender, la fabbrica del pregiudizio - Maria Novella De Luca - La Repubblica

Le 2 Chiese divise su divorzio e famiglia - Paolo Rodari - La Repubblica

C'è un problema tra l'Italia e la Francia - Non solo Libia e non solo Siria - Il Foglio

Separati, non abbandonati - Maurizio Crippa - Il Foglio

La forza di vivere - Marina Corradi - Avvenire

Se questa è democrazia - Sotto attacco - Il Fatto Quotidiano 

Giannini: "Partita la caccia, il premier ha slegato i cani" - Int. a Massimo Giannini - Il Fatto Quotidiano

Mare nostro - Stop trivelle - Il Manifesto

"300 mila firme non bastano" - Int. a Pippo Civati di Daniela Preziosi - Il Manifesto



 


La Nuova Ecologia - il mensile di Legambiente di luglio-agosto 2015




Attenuare il rischio climatico rinaturalizzando le città. Adottare stili di vita flessibili per
vivere meglio e sprecare meno. Sorella resilienza. Così possiamo cogliere la sfida del cambiamento e salvaguardare la casa comune dell'umanità. All'interno un'intervista a James Lovelock. 


sito de La nuova ecologia

Riascolta

Riascolta

Access key

La navigazione di questo sito è agevolata dalle access key, tramite le quali è possibile accedere alle funzioni e ai contenuti principali del sito.

Sono state definite le seguenti access key