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Universita' non fa rima con mobilita'

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Oggi dalla CITTA' di Radio3, attraverso le telefonate degli ascoltatori di Prima pagina, si e' levato un coro di voci sul tema della scarsa mobilita' sociale in Italia e sulla scomparsa dell'istruzione e della formazione, specie universitaria, come strumento di riscatto sociale e di automatico inserimento nel mondo del lavoro. Contano naturalmente piu' le conoscenze e le relazioni, ma questa non e' una novita'. Anche l'incidenza delle agenzie di collocamento, che sembrano essere proliferate insieme alla crescente precarizzazione del lavoro, e', secondo le ultime statistiche, tutto sommato marginale.

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Il fatto e' che il prestigio e il valore del titolo di laurea risultano ulteriormente incrinati dal fatto che il nostro settore produttivo e' sempre meno aperto ad accogliere giovani iperspecializzati, un po' sicuramente per la crisi, un po' anche per inadeguatezza e mancanza di interesse alla ricerca di altissima qualita'.

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Questo scollamento tra istituzioni universitarie e aziende e' tanto piu' evidente nella percentuale, sempre piu' bassa, di giovani che si iscrivono a qualche facolta', con maggiore impatto sulle fasce sociali piu' disagiate. Vogliamo dunque chiederci se si tratta di fenomeni episodici o se si e' innescato un processo di non ritorno che dovrebbe diventare una priorita' della politica, dei ceti produttivi, della cultura e della societa' civile a tutti i livelli.  

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Gli ospiti di oggi

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Stefano Scabbio, amministratore delegato e presidente di Man Power, la piu' grande agenzia di collocamento al mondo

Alessandro Rosina, demografo dell' Universita' Cattolica di Milano e autore, insieme a Elisabetta Ambrosi, di Non e' un paese per giovani. L'anomalia italiana: una generazione senza voce (Il Mulino)

Giovanna Altieri, economista e direttrice dell' Ires, istituto di ricerche economiche e sociali della Cgil

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VOCI DALLA CITTA'

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Man Power

L' Italia nella spirale del "degiovanimento"

L' Ires

Il circolo vizioso tra caste e amicizie

L' Universita' ritorna un lusso per pochi

L' Italia e' un paese bloccato

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MUSICA DALLA CITTA'

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L' orchestra di Piazza Vittorio, Tre quarti di luna

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Le vostre mail

Credits

CONDUCE Giorgio Zanchini

A CURA DI Cristiana Castellotti

IN REDAZIONE Rosa Polacco, Cristina Faloci

IN REGIA Piero Pugliese

LE VIGNETTE DI UBER

GUARDA LE ALTRE VIGNETTE DI UBER  

non saranno troppe, umilianti e destabilizzanti  le garanzie che la UE sta chiedendo alla Grecia?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

COSE DA IMPARARE

nevicata eccezionale

non voglio entrare nelle polemiche in corso ma soltanto dare un consiglio tratto dalla mia esperienza. Abito una casa isolata in campagna nel Piemonte ed allora: ho sempre una scorta di acqua potabile e di alimentari (anche scatolette) per una settimana ho sempre anche una scorta dei medicinali salvavita che uso. Quando in inverno ho occasione di fare viaggi in automobile porto con me un paio di coperte, acqua minerale, alcuni viveri di conforto Così certamente non risolvo tutti i problemi di un evento eccezionale ma almeno attutisco il primo impatto negativo dell'evento. Domanda: perché i diversi mezzi di comunicazione non pubblicizzano un comportamento di questo tipo che, se non vado errato, è obbligatorio in Svizzera (almeno nella parte scorte domestiche)??

Norberto Tarsia

 

 

FUORI CITTA'

Carissimi, sono una signora torinese, faccio da qualche mese la volontaria nel carcere Lorusso Cutugno, affollatissimo ma gestito decentemente, compatibilmente con la sovrappopolazione davvero pesante da sopportare per tutti, polizia penitenziaria inclusa. Anche io - come la direttrice di Ristretti orizzonti - sono assai poco tenera, soprattutto con i detenuti. Parlo con loro, con i detenuti comuni, i poveracci, o i piccoli spacciatori, o i piccoli truffatori o ladri, li ascolto, li faccio ragionare "dalla parte di quelli che stanno fuori". Ci sono persone "incallite" e irredimibili ma non avete idea di quante persone vogliono fare e fare meglio, uscire per cambiare e ricominciare, quanti chiedono lavoro all'interno della struttura oppure studio, soprattutto i giovani, ma spesso la lentezza delle sentenze impedisce di applicare quel poco che c'e': scuola, attività, lavoro interno, alle quali solo i detenuti definitivi possono accedere, mentre in attesa di sentenza si sta mesi mesi mesi... Gli educatori del carcere sono attenti, ragionevi, addirittura compassionevoli nei casi piu' difficili, ma la STRUTTURA e la giustizia sono inchiodati su se' stessi, vecchi e il arcere in questo momento sembra davvero solo una VENDETTA della società verso chi ci sta dentro. Potrei scrivere per ore, vi ringrazio di questa trasmissione, non smettiamo di parlarne, la gente "di fuori" non ha idea ne' del perche' si delinque ne' del come si viene "puniti". Recentemente ho assistito ad una presentazione dell'ex magostrato Colombo del suo ultimo libro "Il perdono consapevole". Il gran bel pubblico di Torino - con mio grande sconcerto - ha espresso davvero piu' desiderio di vendetta che di ragionamento riabilitativo, Colombo parlava della prevenzione e soprattutto della dignità: se la si mortifica non si puo' che coltivare altro odio. Ma la gente ha paura e vuole "buttare in carcere" i delinquenti e possibilmente non averne piu' notizia. E' triste e sconcertante, soprattutto da un popolo civile come pretendono di essere torinesi! Grazie

geppi montanara torino

STORIE DALLA CITTA'

Sono italiana e vivo da trent`anni in Grecia.Ho ascoltato Mastrogiacomo nella vostra trasmissione e volevo fare alcune precisazioni.E`molto vero quello che dice,la situazione greca e` piu` che drammatica,ma fuori Atene non e` cosi` nera.In periferia(io vivo nella Grecia centrale)si vive ancora quasi umanamente(questo ci e` confermato dagli amici che risiedono ad Atene).Da sempre e`esistito un abisso fra Atene e la "Grecia"Vi faccio un esempio:due giorni fa c`era sciopero generale Atena paralizzata,mio figlio ha fatto normalmente lezione e mio marito e` andato all`ufficio tasse che lavorava normalmente(questa e` la regola). Il "problema" in questo caso e` che alla povera Grecia e` restato quasi solo il turismo ,visto che industria non c`e`e l`agricoltura e` in affanno fra gelo e alluvioni(e disorganizzazione cronica). Atene ridotta com`e`offre ai turisti un`immagine cosi` negativa da scoraggiarli,oltre ai vari scioperi che la paralizzano e rendono la permanenza molto difficile e problematica.Un`altra cosa verissimo che le mense sono ora afollate dai greci ma fuori dalle casse dei super market ci sono dei carrelli che possono essere riempiti con prodotti da dare in offerta e sono pieni.Ultima cosa coi politici greci che cercano solo di mantenere i loro voti e quelli europei miopi che vedono solo il loro interesse immediato, non abbiamo prospettive per l`avvenire dei nostri figli.Grazie alle trasmissioni di rai tre, teneteci sempre aggiornati 
Laura Migos Meda

INDIGNAMOCI!

Mi telefona ora da Bagnacavallo (RA) un tesista che doveva venire per impostare la sua tesi il treno annunciato come regolare è stato soppresso e pure quello seguente non sa se in giornata riuscirà a raggiungere Bologna, eppure da 2 giorni non nevica! Le linee regionali delle FS sono veramente nel caos! Saluti,
Jacopo Di Cocco

 

 

CITTA' APERTA

Io sono un europeista della prima ora. Ma l'Europa che sognavo io è ben lontana dal comitato d'affari attuale, i cui fondamenti ideologici e decisioni passano sempre sopra la testa dei cittadini.

La 'troika' che adesso si comporta come un usuraio da strada sapeva benissimo da tempo quali erano i rischi di alimentare debiti pubblici come quello greco e non solo.

Il sospetto di 'secondi fini' è legittimo.

E legittima è la rabbia della gente comune che si vede rapinare non solo il futuro, ma a questo punto anche il presente.

Un'Europa così non mi interessa.

 

Diego Romano 

BANDIERE IN CITTA'

la bandiera che ho esposto è di mio padre, che la issava sul pennone di casa per la festa della Liberazione, il 4 novembre, il 2 giugno e durante i giorni delle 5 giornate di Milano. Lui era cattolico, democristiano e antifascista e mi passato un'idea di continuità tra questi momenti che la bandiera unisce. Non capivo quando ero piccola, ho idee diverse delle sue, ma questo mi ha trasmesso e così credo che oggi avrebbe voluto riconoscere questa festa e che avremmo condiviso il desiderio di un'Italia rinnovata. La mia bandiera è grandissima, di lana, ha dei buchi e un nastrino dorato, la pioggia la fa odorare di coperta umida ed è in buona compagnia tra altre 5 bandiere che vedo dalla mia finestra. Un saluto affettuoso, grazie per il vostro lavoro

marina merlini

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CITTA' APERTA

Caro Zanchini, due considerazioni: 1) è da troppo tempo che non eravamo più governati da non-politici. Quindi non eravamo più abituati a sentir parlare chiaro. I politici dicevano solo quello che la gente voleva sentirsi dire, e il paese andava a rotoli. Quelli che ci governano ora fanno rilasciano spesso ciò che i giornalisti chiamano "battute infelici" solo perché sono abituati a dire quello che pensano, e non a nasconderlo. 2) alla Camera e al Senato ci sono ancora i parlamentari che abbiamo eletto alle ultime elezioni: cioè un governo di destra. Perché ci si aspetta da loro che facciano cose di sinistra? Tipo proteggere gli interessi dei lavoratori? Se gli italiani volevano questo, non potevano eleggere un governo di sinistra? Grazie, e continuate così, vostra affezionata,

Scilla Sonnino

 

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