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The colour is bright the beauty is generous

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Michael Lin si è affermato a livello internazionale con i suoi monumentali dipinti a muro e su pavimento che, in suggestive installazioni ambientali, ridisegnano e ripensano lo spazio mettendo in discussione i confini tradizionali tra pittura, architettura e design.
Nato nel 1964 a Tokyo e trasferitosi negli Stati Uniti per completare la propria formazione artistica, nel 1993 Lin è rientrato a Taiwan. Questo ritorno ha influenzato la sua sensibilità estetica e lo ha portato a fare propri i motivi decorativi, spesso floreali, tipici dei tessuti tradizionali taiwanesi degli anni Cinquanta, che diventano la cifra stilistica della sua produzione artistica.
Il percorso della mostra, concepito insieme agli architetti giapponesi Atelier Bow-Wow, alterna lavori creati da Lin a partire dal 1996 a installazioni realizzate in situ. Fra queste figurano un dipinto murale che corre lungo tre sale del museo ed entra in dialogo con il Wall Drawing #1 realizzato nel 2006 da David Tremlett e il pavimento di un'intera sala ricoperto da motivi floreali dipinti.

The colour is bright the beauty is generous ripropone, tra i numerosi lavori esposti, alcune tra le opere più importanti che hanno segnato la ricerca di Lin. Tra queste “Please remove your shoes before stepping on the carpet and feel free to choose from the selection of music” - un’installazione realizzata per la prima volta nel 1996 presso la Galleria IT Park a Taipei - e l’installazione “Imported” - originariamente creata nel 1998 a La Ferme du Buisson a Parigi – entrambe ripensate appositamente per gli spazi del museo pratese.

Nella serie di dipinti “Island life” Lin ripropone alcuni modelli di tappeti provenienti dall’Afghanistan e dallo Xinjiang e una carta d’identità rilasciata dalla Repubblica Popolare Cinese a un cittadino di Taiwan: come spesso avviene, anche in questo caso l’attenzione di Lin non si sofferma sulla grande politica, ma si concentra piuttosto sulla molteplicità fluida degli elementi che caratterizzano la quotidianità.
L’indagine che Lin effettua sullo spazio non si limita all’utilizzo della pittura e dell’architettura, ma include anche il video come in “What a difference a day made” che coinvolge musica, video e performance e ricostruisce un interno pieno di chincaglierie, in cui le centinaia di oggetti – realmente acquistati dall’artista in una vecchia ferramenta di Shanghai – sono stati scrupolosamente catalogati e archiviati per colore, forma e utilizzo, quasi fossero reperti all’interno di un museo di storia naturale; completano l’installazione alcuni video che ritraggono l’acrobata cinese invitato da Lin per la prima presentazione dell’opera nel 2008 alla Shanghai Gallery of Art. Attraversando la scena, caratterizzata da una connotazione culturale molto forte, lo spettatore è spinto a interrogarsi sul concetto di memoria, nostalgia, smarrimento.

Credits

Un programma a cura di Cettina Flaccavento
Conduce Elena del Drago

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