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Lettere di maggio

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Carissima Gabriella Caramore,
le scrivo solamente per esprimerle il mio grazie. Grazie per la sua trasmissione che seguo da anni ed è per me un appuntamento irrinunciabile.
Grazie per le sue parole sempre così appropriate e tese a cercare significati, attente e profondamente rispettose. Grazie per il suo ultimo libro che mi ha arricchito, fornendomi tanti stimoli che continuo ad elaborare dentro di me. Ci tengo ad inviarle questo messaggio perchè la sento come una presenza buona nella mia vita. Presenza di cui ho, abbiamo bisogno.
Con gratitudine e stima
Anna Olivo, Torino 
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Salve,
nella vostra puntata di oggi l'ospite Salvatore Natoli ha a un certo punto menzionato 'i 32 buoni saggi nascosti', a cosa si riferiva?
vi ringrazio anticipatamente
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Pur essendoci in Italia la libertà religiosa, spesso i testimoni di Geova hanno vita dura, anche a scuola dove i programmi scolastici seguono il calendario religioso.
A volte può non essere facile. 
Piccola nota che spiega un po' questo punto di vista:
L'otto per mille è stato concesso a molte confessioni assai meno diffuse in italia e meno conosciute( come gli avventisti del settimo giorno..) ma non alla congregazione italiana dei testimoni di Geova.
Non dovrebbe far riflettere? in realtà era stato concesso un anno, ma subito ritirato.
A presto.
Con stima .
Mariangela Fant
Belluno

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Cara Redazione, i Testimoni di Geova sono oscurantisti: i bambini testimoni, a scuola, non possono cantare un inno, mangiare un pezzetto di torta per una festa di compleanno, partecipare a iniziative "proibite". Mia zia, testimone, aveva bisogno di una trasfusione e i "colleghi" stavano al suo capezzale per impedirlo. Poi, per fortuna, le figlie riuscirono a fargliela fare di nascosto. I testimoni credono che la terra sia eterna, che pochi la erediteranno per sempre. Gli adepti sono incoraggiati a lasciare mogli e mariti che non aderiscono alla loro "religione" e spesso un testimone di Geova è causa di rotture in famiglia. Sono sottoposti a critiche collettive. Devono andare in giro a fare adepti e usano sistemi di vendita a porta a porta a porta insistenti come quelli dei rappresentanti di elettrodomestici. La croce per loro è un "palo di tortura", la Bibbia viene cambiata a loro uso e consumo. Per favore, dite anche queste cose. Grazie per la splendida trasmissione.
Giorgio
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Buongiorno e sempre grazie dell’impegno che sempre mettete nel darci una trasmissione di alto livello culturale e spirituale.
Nella trasmissione di oggi sabato 17 maggio 2014 ho apprezzato l’esposizione della storia e delle vicende dei Testimoni di Geova, e soprattutto ho avuto modo di apprezzare la qualità e la sincerità della fede dei rappresentanti di quella Confessione, che sono sicuramente elementi positivi e che indubbiamente non possono che contribuire al Bene comune.
Vorrei però puntualizzare (e magari precisare) alcuni aspetti della questione del Nome di Dio con cui si è aperta la trasmissione: sono cose che molti sanno, ma mi sembra utile riassumerle.
1) La Bibbia fu scritta originariamente con un alfabeto privo di vocali, e che prevedeva tutt’al più la resa di semivocali e vocali lunghe. Il Nome di Dio fu scritto col famoso Tetragramma Y H W H
2) Durante la lettura liturgica, il Nome, scritto, non viene però letto ma al suo posto viene letto l’appellativo Adonai.
3) A partire dal III sec. a.C. venne realizzata la versione dall’Ebraico al Greco, cosiddetta dei 70 (o 72) Rabbini e approvata dal Sinedrio, e quindi dotata della massima affidabilità teologica e filologica.
4) Nelle varie traduzioni greche, il Nome di Dio viene trascritto Ιαβη oppure Ιαυη, e questo appare un elemento notevole (se non decisivo) per accreditare una pronuncia del tipo Yawè.
5) La vocalizzazione del Testo ebraico fu effettuata, mediante puntini o lineette sovrapposti al Testo consonantico, nel corso del VII secolo d.C. dai cosiddetti Naqdanim (“Punctatores”), dal termine nequddah “punto”.
6) Rifacendosi infine ai punti  2)  e  5)  si osservi che, per indicare di dover leggere il nome Adonai (Qetiv) al posto del Nome Impronunciabile (Qeré), furono apposte le vocali di Adonai sullo scheletro consonantico di YHWH (salvo la sostituzione del hatéf pathà con lo shevà semplice, che si adatta meglio allo Y); queste consonanti, con quelle vocali, hanno dato origine al nome Yehowah, nome quindi del tutto convenzionale e artificioso, anzi artificiale, inventato dagli uomini in età pienamente storica e non immanente in Dio già da prima della storia.
Grazie della pazienza e un cordiale saluto a tutta la redazione.
Carlo Casagrande
Roma
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Ho apprezzato moltissimo la trasmissione di sabato su Testimoni di Geova.
E' la prima volta che sento parlare di loro in maniera equilibrata e non offensiva.

Vi ringrazio veramente!!!

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Sto ascoltando la puntata di domenica 18. Bella, come quasi sempre. E come  sempre utile, in senso pieno. Non sono riuscito a cogliere il nome della fondazione in Italia ( Toscana ? ) cui ha alluso l'ospite, non il shoemaker college nel devon, ma quella il cui artefice parla di " gentle action ",  e non di "non fare", se ho capito bene: ero in macchina...Complimenti alla signora Caramore e alla "ragazza del sabato", se ne percepisce la "scuola"...
Buone giornate.
Valerio Fiandra
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In questi giorni con il miglioramento del clima si registrano nuovi sbarchi a Lampedusa da parte di un popolo variegato di fuggiaschi da continue guerre nell’Africa subsahariana e nel Medio Oriente. Da noi, in Occidente, l’opinione pubblica si è forse abituata a questa realtà, perché non la tocchiamo direttamente con mano, ma per ciascuna di queste persone che affrontano enormi rischi per trovare un luogo sicuro, la meta sognata è incredibilmente possibile, anche se la ragione direbbe il contrario. Quasi tutti i filosofi contemporanei affermano che la speranza è una parola della passività, ma se guardiamo a questi esempi dobbiamo ricrederci, forse anche avremmo qualcosa da imparare. È ovvio che il cuore fa parte del nostro corpo, ma spesso viaggia simbolicamente da solo. Il cuore ti dice di scappare per vivere e sopravvivere, ma la ragione vorrebbe fermarti facendoti riflettere sui grandi rischi del viaggio. In queste persone prevale la voglia di vivere. E questo è un grande insegnamento per tutti noi. Invece certe politiche con il paraocchi cercano di cavalcare le paure della nostra gente, in previsione delle elezioni europee, ignorando in modo irresponsabile la situazione di questi profughi, che hanno perso tutto, spesso anche la vita delle persone molto care. Mi ha colpito molto in questi giorni la storia di un giornalista della BBC, di origine afgana, nato a Kabul, laureato in lingue e letterature moderne, che ha lavorato per un anno come professore all’Università. Con l’arrivo dei talebani, ha dovuto però scappare, andando ad insegnare per due anni in un’altra città. Quindi nel 2000 è fuggito in Pakistan, dove ha fondato una scuola. Con la caduta dei talebani ha cominciato a lavorare come giornalista ed attualmente è responsabile della BBC online per l’Afghanistan. Due momenti significativi della sua storia: “Un giorno, racconta, sei un professore universitario, ami il tuo mestiere che vuoi continuare con il cuore e con l’anima, nella mente hai un’idea di futuro. Però arriva un gruppo che ti cancella tutto il sistema. Sei costretto a scappare, lasci perdere qualsiasi cosa, i tuoi libri, la tua casa, il tuo lavoro. Devi scappare correndo come un pazzo e piangendo attraverso le montagne. Vedi la tua città inquinata dallo smog e scappi verso una parte che non conosci nè sai dove ti porta.” Nel 1999 era a Kabul, aveva un appuntamento con un amico che lavorava in un Ufficio dell’ ONU. Al ritorno questi gli ha dato un passaggio in macchina fino in centro. “Ero davanti ad un albergo, racconta, cercavo una macchina, quando ho ricevuto improvvisamente uno sberlone che mi ha tramortito facendomi cadere. Sentivo il dolore, quando mi è arrivato ancora un calcio sul fianco ed una voce mi intimava di alzarmi perché era il momento della preghiera e mi urlava se non sentivo il richiamo del mullah dall’altoparlante. Per anni non potevo nemmeno scegliere come vestirmi o tagliarmi la barba e i capelli. Anche il momento della preghiera non era una scelta ma una costruzione dei talebani.”  Storie simili e anche peggiori sono state vissute da chi arriva a Lampedusa. Attraversare il deserto del Sahara soffrendo la sete e lasciando indietro a morire i compagni o compagne di viaggio (com’è successo a me nel passaggio dalla Turchia alla Grecia) sentendosi così in colpa con un peso che non ti lascia dormire per mesi o per anni, finendo anche nelle mani di profittatori, è quello che più frequentemente capita. Io capisco le difficoltà della crisi economica che toccano l’Italia e l’Europa, però queste persone hanno una dignità che deve essere riconosciuta ed un carico di sofferenza indicibile di fronte a cui siamo tutti debitori. Se riconosciamo questo la nostra crisi rimarrà economica (speriamo comunque di uscirne) ma forse ci salveremo sotto l’aspetto etico e morale.
Alidad Shiri  
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Il perdono di una madre per cambiare ( Edit.14.05.14)

Abbiamo visto probabilmente tutti l’immagine toccante del giovane condannato a morte in Iran, a cui la mamma della vittima ha tolto il cappio sul luogo dell’esecuzione dopo averlo perdonato pubblicamente. L’Iran, dopo la Cina e l’Arabia Saudita è il Paese dove vengono eseguite più condanne a morte. Dall’Iran ci arrivano in genere notizie che non sono giudicate con favore dal mondo occidentale, ma questo è un avvenimento così straordinario che dalla Turchia è stato sottolineato con una nomina simbolica: quella di “mamma dell’ anno” per la signora Samaria Ali-Nejad che sei anni fa ha perso il figlio di 17 anni, ucciso da un altro ragazzo con una coltellata in una lite furibonda. Per la legge iraniana sono i genitori di una persona assassinata che possono decidere alla fine se dare l’ordine di esecuzione al boia o perdonare. Sempre si decide per l’esecuzione e l’anno scorso sono state effettuate circa 700 condanne a morte, tra cui anche due donne. Nel caso di cui parliamo il marito della vittima aveva delegato la moglie a decidere. Questa donna per la prima volta dopo due mesi parla con una giornalista che le chiede le motivazioni della scelta controcorrente di perdonare. Usa un’immagine molto significativa per descrivere il dolore che ha portato in questi sei anni, dopo la morte del figlio: uno strazio che la prendeva dai capelli alle punte dei piedi. Con questo desiderio di vendetta è arrivata insieme al marito sul luogo dell’esecuzione, mentre la mamma del condannato si buttava in terra ad implorarla e il ragazzo bendato, con il cappio al collo, in piedi sullo sgabello, urlava chiedendo pietà. A questo punto c’è stato un grande cambiamento interiore nella donna. Lei si è immedesimata nel dolore dell’altra madre per una ferita così grande che avrebbe causato il suo gesto a tutta la famiglia del colpevole, e qui ha cambiato idea. Dice di avere sentito come Dio che la spingeva a perdonare, ha allungato la mano per dare un ceffone, togliendo il cappio al giovane condannato, urlando che i giovani non devono risolvere le loro liti con i coltelli o con le armi, rovinando così se stessi, la propria famiglia e quella degli altri. In quel momento la grande ferita che aveva nel cuore si è rimarginata ed è subentrata una profonda pace. Le foto mostrano anche l’abbraccio successivo tra le due madri. Dopo due mesi anche il viso più disteso mostra che la signora Samaria Ali-Nejad vive con la pace dentro. Lo spirito di riconciliazione è presente nel profondo di tante religioni che qui possono incontrarsi al di là dei confini tradizionali. Il perdono è un prezioso valore infatti per tutte le grandi religioni monoteistiche. Mi ricordo ancora da bambino la voce del mullah che indicava il perdono come aspetto fondamentale della religione islamica. Ho visto qui che è anche presente nel Vangelo di Gesù come suo insegnamento di base. Lui stesso in croce ha perdonato i suoi aguzzini. A volte davanti a un dolore così grande sembra impossibile, però è importante cercare di attuarlo. È un gesto, quello della donna iraniana da cui anche il suo governo deve imparare. La situazione politica sembra che stia cambiando con il nuovo Presidente, sembra che il provvedimento sulla censura di WhatsApp sia stato sbloccato e anche i rapporti diplomatici con l’Occidente sono migliorati. Ovviamente lui ancora non può fare tanto perché deve sottostare al potere religioso di Khamenei. Ma i giovani iraniani credono ancora nel loro Presidente e nei loro sogni di libertà. La vendetta non risolve niente, anzi aggrava i problemi. Il gesto di questa donna può insegnare tanto però non solo al suo Paese ma anche a noi. Si tratta di imparare a risolvere i conflitti non in modo violento, a riflettere, ad andare più in profondità noi tutti. Visto che in questi giorni si sta parlando dell’assegnazione del prossimo Nobel per la Pace, questa donna lo meriterebbe per il suo coraggio e per dare un messaggio forte a tante famiglie oltre il suo ambiente.  
Alidad Shiri 
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Buongiorno
Ieri mattina sabato per la trasmissione "Uomini e  Profeti" avete presentato un film italiano su India e usanze nei villaggi, che descrive la filosofia de popolo indiano.
Non ho capito il film e il regista vorrei vederlo.
Grazie
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Gentile redazione,
oggi ho pensato a lungo alle parole di Shahrzad Houshmand. Proprio oggi in cui non riuscivo a trovare  pace nel mio cuore annichilito dal dolore per quelle nove ragazze nigeriane strappate via così brutalmente dalla loro Scuola per essere vendute come schiave.
Pensavo alle mie magnifiche alunne che frequentano l'ultimo anno del Liceo, che domani ritroverò senz'altro nella loro Scuola, serie, preoccupate, ma custodite, accompagnate.
Mi chiedo come sia possibile che essere donna sia così difficile, mi chiedo quanto bisogno di aiuto avrebbero le giovani che si avviano al futuro. E questo aiuto dovrebbe essere offrire loro l'opportunità di percorrere quella via che conduce ad una umanità fatta di spirito, anziché di sola materia.Ma nessuno parla più di un'educazione spirituale. Di fronte al fallimento delle educazioni catechistiche, nessuno pensa a invertire finalmente la rotta e a lavorare perché l'educazione allo (dello) spirito possa divenire lo strumento per condurre  l'umanità verso un futuro di pace e non violenza.
In poche parole penso che di fronte alla sofferenza di una parte di mondo,l'altra parte non dovrebbe limitarsi a guardare, ma dovrebbe sfruttare la serenità in cui vive per educare i suoi figli a non tollerare mai più il male.
Quanta tristezza nel vedere genitori che si preoccupano di avere figli scienziati,sportivi, poliglotti, ma non si preoccupano assolutamente di dare loro un'educazione alla spiritualità! Che peccato dover prendere le difese dell'anima in un mondo a cui non piace neppure riconoscerne l'esistenza. 
Vi ringrazio sempre molto per le opportunità di riflessione che mi dà con le Vostre  belle trasmissioni.
Cordialmente!
Chiara Frassi
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Buongiorno,
nella conversazione di questa mattina, coinvolgente come spesso avviene con la Vostra trasmissione, Padre Bianchi, come Suo solito, ha avuto parole di grande intensità e riconoscimento verso il pensiero del Buddha. Perdonate l’insistenza, ma perché non realizzate un breve ciclo di approfondimento sull’argomento, magari a più voci? Esiste una corrente di pensiero all’interno del buddismo occidentale che esprime una notevole identificazione con la spiritualità e il misticismo cristiani. E non si tratta di sincretismo new age. Mi riferisco, tra gli italiani, a Corrado Pensa, o al Suo allievo Padre Andrea Schnoller.
Giacomo Minotti
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Ascolto qualche volta il vostro programma via radio e trovo gli argomenti che trattate interessanti.
Ci sono tante domande che l'uomo si fa e alle quali cerca di dare spiegazioni..
soprattutto attraverso la conoscenza di altri uomini..
C'è però un sapere che deriva da una ancestrale, e sempre presente, conoscenza personale e diretta..
A tal proposito riconosco in un uomo il ricordo di questo sapere..egli è l'anticristo..
Tante volte ho pensato di scrivervi per proporvi di ascoltare quest'uomo, che conosco ed è un amico, che non si presenta certo con zampe e coda.. ma con la sua Semplicità di Essere attraverso cui possiamo specchiarci per riconoscere ciò che è..
Quest'uomo ha un grande messaggio da dare ..la possibilità evolutiva dell'uomo affinchè possa procedere nella sua trasformazione che gli permetta di riconoscere " l'uomo in quanto umanità e umanità in quanto uomo.."
E' talmente stato importante per me riconoscermi in quest'uomo e nel suo messaggio che vorrei fosse data la possibilità a più persone di ascoltarlo.
Naturalmente non so se lui vorrà rendersi disponibile a partecipare a una trasmissione via radio, ma questo è il mio contributo perchè questa cosa possa accadere, e la speranza che le persone che leggono questa mail siano già pronte a cogliere i segnali di trasformazione già in essere di questo mondo, accettando o meno questa proposta..
Morena Del Gaudio
Bologna 

 

Credits

Un programma di Gabriella Caramore
a cura di Paola Tagliolini
regia di Ornella Bellucci
consulenza musicale di Cristiana Munzi
in conduzione Benedetta Caldarulo,
Irene Santori
(Storie)
Gabriella Caramore (Questioni)
Via Asiago n. 10 - 00195 Roma

Moni Ovadia a Uomini e Profeti

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Lettere a U&P



E’ stato interessante il discorso sulla bellezza di domenica scorsa. Riflettendoci su vorrei sottolineare che esiste anche una seduzione negativa delle cose e che sarebbe opportuno evidenziare la differenza tra la seduzione di cui avete parlato, riferita alla bellezza legata alla verità,  e quella che invece riesce ad attrarre per la sua capacità di mimetizzare il vuoto a lei sottostante...

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Medhat Shafik - Porta D'Oriente
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