Radio3

Contenuti della pagina

Strofe rap e aspirine, cosa resta delle vite inghiottite dal mare

slcontent

Il testo di una canzone rap e un borsellino vuoto, un iPod e una cuffietta, un dinaro libico e un pacco di aspirine, un cellulare. È rimasto solo questo, e poco altro, delle 49 vite spezzate nel Canale di Sicilia il giorno di Ferragosto. Ora, gli oggetti ritrovati addosso ai cadaveri sono tutti adagiati in modo ordinato su un tavolo, alla squadra mobile di Catania. Sono i «reperti», con tanto di bollo della polizia scientifica. Gli investigatori cercano un indizio, anche piccolo, su chi abbia portato a morire questi uomini rimasti senza identità. Magari un numero di telefono annotato da qualche parte, un nome, un luogo. I reperti parlano. Parlano quei piccoli oggetti, a cui si sono aggrappati gli uomini che erano rinchiusi nella stiva dei trafficanti. Di loro sappiamo solo che erano del Bangladesh, del Pakistan, della Costa D’Avorio. Solo questo sappiamo. Chi ha avuto la fortuna, e soprattutto i soldi, per viaggiare sul ponte del barcone ha raccontato ai magistrati della procura di Catania che gli schiavi della stiva «erano bloccati lì sotto». Chi tentava di salire «veniva preso a calci, pugni e colpi di cinghia».

Parlano quei piccoli oggetti e raccontano di una traversata infernale, iniziata una notte di agosto sulla spiaggia libica di Zuara. Qualcuno ascoltava le sue canzoni sull’iPod, finché la batteria ha retto. Qualcuno ingoiava una pillola dopo l’altra e vomitava. Qualcuno continuava a girare fra le dita la sua unica ricchezza, una banconota da un dinaro libico, che vale 30 centesimi. Qualcuno scriveva una canzone rap, in francese. Finché ha potuto, così suggerisce il vecchio investigatore. Perché nel secondo foglio la scrittura  sembra diventare più incerta, i versi incomprensibili. Ma quel giovane non si rassegnava. La canzone era diventata la sua scialuppa di salvataggio. “Titolo: Gazzella”, così inizia il “reperto015”. “E’ la storia tragica di una giovane ragazza che si chiama Gazella”. E adesso questo foglio è più di un corpo di reato , più di un indizio. Questo foglio è l’inno di chi vuole vivere, nonostante l’inferno in cui è caduto.

E così l’autore- probabilmente un giovane ivoriano, dice l’inchiesta – inizia il suo rap: “Pantalone basso a sigaretta, piccolo tatuaggio sul fianco, minuscolo body che lascia intravedere il suo ombelico, atteggiamento obbligato nelle auto cromate e nelle discoteche, trucco che si sta sciogliendo”. Sembra di sentire il ritmo che incalza. Gazzella ama la bella vita e ha un idolo soprattutto: Didier Drogba, il calciatore ivoriano che ha giocato nel Chelsea. Ma, alla fine, Gazzella si ritrova dentro una brutta storia. Come tutti gli altri che sono in quella stiva di sei metri per quattro, altezza un metro e venti. Stanno distesi, non c’è altro modo. Stanno ammassati. Sul fondo della stiva, i poliziotti hanno trovato altri piccoli oggetti. Chissà a chi appartenevano. Una collanina di cuoio che regge tre ciondoli, uno di pietra e due di latta. Un’altra cuffietta, un altro scatola di pillole e un altro borsellino vuoto. C’era anche un foglietto sul fondo di quell’inferno. Un foglietto con una frase. Titolo: “L’amour”…(…)

 

continua sul quotidiano la Repubblica

 

 

 

Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Francesca Sforza



Francesca Sforza lavora alla Stampa dal 1999. Ha trascorso quattro anni a Berlino come corrispondente e due anni a Mosca. Nel corso di questo periodo all’estero è stata più volte inviata in Polonia, in Repubblica Ceca, in Slovenia e a più riprese nel Caucaso. Il suo libro “Mosca-Grozny: neanche un bianco su questo treno” (2006, Salerno Editrice) ha vinto il Premio Antonio Russo  e il Premio Maria Grazia Cutuli. Dal 2007 al 2011 ha lavorato a Torino come caporedattore del Servizio Esteri. Attualmente è responsabile dei contenuti digitali della redazione romana per il sito www.lastampa.it

Rassegna stampa
del 1 ottobre

Quello che Putin non dice - Franco Venturini - Corriere della Sera

Ripartiamo dalla maternità - Barbara Stefanelli - Corriere della Sera

"Ma dopo anni si intravede uno spiraglio" - Int. a De Mistura di Massimo Gaggi - Corriere della Sera

"No ai fondamentalisti in nome del Vangelo" - Int. a Walter Kasper di G.Guido Vecchi - Corriere della Sera

Padri naturali - Massimo Gramellini - La Stampa

Alla casa non serve solo meno fisco - Franco Bruni - La Stampa

Burocrazia, un dietrofront tra le vigne - Michele Brambilla - La Stampa

Perché difendo Obama l'indeciso - Thomas L. Friedman - La Repubblica

Libia, l'occidente cambia inviato - Vincenzo Nigro - La Repubblica

Gender, la fabbrica del pregiudizio - Maria Novella De Luca - La Repubblica

Le 2 Chiese divise su divorzio e famiglia - Paolo Rodari - La Repubblica

C'è un problema tra l'Italia e la Francia - Non solo Libia e non solo Siria - Il Foglio

Separati, non abbandonati - Maurizio Crippa - Il Foglio

La forza di vivere - Marina Corradi - Avvenire

Se questa è democrazia - Sotto attacco - Il Fatto Quotidiano 

Giannini: "Partita la caccia, il premier ha slegato i cani" - Int. a Massimo Giannini - Il Fatto Quotidiano

Mare nostro - Stop trivelle - Il Manifesto

"300 mila firme non bastano" - Int. a Pippo Civati di Daniela Preziosi - Il Manifesto



 


La Nuova Ecologia - il mensile di Legambiente di luglio-agosto 2015




Attenuare il rischio climatico rinaturalizzando le città. Adottare stili di vita flessibili per
vivere meglio e sprecare meno. Sorella resilienza. Così possiamo cogliere la sfida del cambiamento e salvaguardare la casa comune dell'umanità. All'interno un'intervista a James Lovelock. 


sito de La nuova ecologia

Riascolta

Riascolta

Access key

La navigazione di questo sito è agevolata dalle access key, tramite le quali è possibile accedere alle funzioni e ai contenuti principali del sito.

Sono state definite le seguenti access key