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L'incubo dei prezzi a crescita zero

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Il fatto che i prezzi diminuiscano in genere è una buona notizia per le famiglie. Perché allora il calo dei prezzi dei beni ad alta frequenza d’acquisto, certificato ieri dall’Istat dovrebbe preoccuparci?

Il rischio è quello che l’Italia cada in una trappola deflazionistica. E’ un rischio abbastanza paradossale per un paese che per decenni ha vissuto con un’inflazione a due cifre, ma tutt’altro che remoto. Per capire di cosa si tratta bisogna uscire dalla dimensione della singola famiglia o impresa e ragionare dal punto di vista dell’economia nel suo complesso. Se le famiglie si aspettano un forte calo dei prezzi in futuro decideranno di rimandare piani d’acquisto in attesa di avere condizioni più favorevoli. Questo fa calare i consumi, dunque la domanda delle imprese, che potranno a loro volta reagire alla caduta dei ricavi contenendo i costi, a partire da quelli del lavoro. Significa salari più bassi e, soprattutto, licenziamenti. A quel punto la buona notizia del calo dei prezzi, almeno per la famiglia di chi ha perso il lavoro, diventa una pessima notizia: i prezzi saranno pur più bassi, ma c’è un reddito in meno in casa cui attingere. Per le imprese, soprattutto per quelle che nascono o che devono crescere e che dovono indebitarsi per investire, prezzi dei beni che calano vogliono dire che i debiti contratti oggi andranno ripagati domani a un prezzo più alto perché quelle somme di denaro avranno un valore maggiore. Se l’inflazione è una buona notizia per chi ha debiti, è vero anche il contrario: la deflazione è una pessima notizia per chi dovrà in futuro restituire somme di denaro che valgono di più rispetto ai redditi che servono per saldare i debiti. Anche se i tassi d’interesse che si devono pagare sui debiti sono molto bassi, quello che conta sono i tassi di interesse reali, quelli che si devono pagare al netto dell’inflazione. E l’inflazione negativa li fa aumentare. (...)

 da "La Repubblica" del 13 agosto 2014

Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Francesca Sforza



Francesca Sforza lavora alla Stampa dal 1999. Ha trascorso quattro anni a Berlino come corrispondente e due anni a Mosca. Nel corso di questo periodo all’estero è stata più volte inviata in Polonia, in Repubblica Ceca, in Slovenia e a più riprese nel Caucaso. Il suo libro “Mosca-Grozny: neanche un bianco su questo treno” (2006, Salerno Editrice) ha vinto il Premio Antonio Russo  e il Premio Maria Grazia Cutuli. Dal 2007 al 2011 ha lavorato a Torino come caporedattore del Servizio Esteri. Attualmente è responsabile dei contenuti digitali della redazione romana per il sito www.lastampa.it

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La Nuova Ecologia - il mensile di Legambiente di luglio-agosto 2015




Attenuare il rischio climatico rinaturalizzando le città. Adottare stili di vita flessibili per
vivere meglio e sprecare meno. Sorella resilienza. Così possiamo cogliere la sfida del cambiamento e salvaguardare la casa comune dell'umanità. All'interno un'intervista a James Lovelock. 


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