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Dosso Dossi

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Dosso, il più famoso dei fratelli Dossi, raggiunse gloria, fortuna ed ebbe commissioni dalle più importanti corti rinascimentali italiane.  La mostra, allestita in quelle stesse sale che tra il 1531 ed il 1532  lo videro protagonista a Trento assieme al fratello Battista nella decorazione del Magno Palazzo del Castello del Buonconsiglio, racconterà lo straordinario percorso di questo eccentrico pittore del Rinascimento.
Ideata dalla Galleria degli Uffizi di Firenze nell’ambito del progetto  “La città degli Uffizi”, la rassegna proporrà  una quarantina di dipinti che metteranno a confronto le opere di  Dosso e Battista tracciando le tappe artistiche di Dosso  alla corte di Alfonso d’Este a Ferrara, a Pesaro presso  la duchessa Eleonora d’Urbino fino a Trento al servizio del principe vescovo Bernardo Cles. 
Questi magnifici dipinti  realizzati da Dosso nel corso della sua lunga e fortunata carriera dialogheranno con gli affreschi del castello. Il principe vescovo Bernardo Cles, consigliere degli  imperatori Massimiliano I  e Carlo V,  grande umanista,  amico di Erasmo da Rotterdam e  cardinale  che sfiorò l’elezione  a pontefice, ha per  Dosso parole di elogio e ammirazione. Del resto, Dosso arriva a Trento preceduto da grande fama tanto da essere pagato il doppio rispetto ai colleghi Fogolino e Romanino, anche loro impegnati a rendere magnifica la residenza principesca. La rassegna sarà un modo per ricordare anche il legame che unì i Dossi alla città del Concilio: Trento fu infatti la città che diede i natali  a Niccolò Lutteri il padre di Dosso e Battista, e dove visse prima di trasferirsi  a Mirandola sul finire del Quattrocento. Verosimilmente un giovanissimo Dosso iniziò da Mirandola un percorso formativo che lo portò a conoscere i più grandi maestri del Rinascimento. Nella complessa pittura di Dosso, originale, elegante ed allegorica, affiora costantemente l’influenza dei grandi maestri: da Venezia apprende la lezione di Giorgione , da Roma conobbe la maestria di Raffaello, con Tiziano vi fu un costante colloquio artistico, a Ferrara  incontrò  Michelangelo. 
Dagli inizi del Cinquecento divenne ben presto il pittore favorito dei duchi di Ferrara, abbandonando la corte soltanto in due occasioni, la prima a Pesaro al servizio della duchessa Eleonora di Urbino e la seconda a Trento quando affrescò diversi ambienti del Castello del Buonconsiglio.  Vita di corte, la sua.  Dalle vallate trentine alla corte degli Este a Ferrara, vale a dire in uno dei centri culturali più raffinati del mondo d’allora. Qui, ma anche altrove, trovò una committenza intelligente, stimolante, non contraria, anzi apertissima ad accogliere le sue meravigliose creazioni che risentono e risuonano di storie sacre, mitologiche con il filtro dell’invenzione, delle conoscenze alchemiche, di una sottile vena di intelligente ironia e divertimento. La mostra, curata dallo storico dell’arte  Vincenzo Farinella con Lia Camerlengo e Francesca de Gramatica,  e coordinata da Franco Marzatico,  porterà alla  luce nuovi documenti e si potrà   tracciare un inedito ritratto del grande pittore estense. La possibilità di allestire l'esposizione nelle sale dossesche del Castello stimolerà ad una revisione del delicato problema della collaborazione instauratasi a Trento tra i due fratelli, convocando altre  opere dello stesso ambito cronologico, di poco precedenti o posteriori la realizzazione della decorazione del Buonconsiglio, analogamente frutto dell'intervento congiunto di Dosso e di Battista.

La mostra sarà articolata in sezioni, orientate a fare luce in particolare sull'attività svolta dai due fratelli pittori nel terzo e quarto decennio del Cinquecento, a monte e a valle dell'intervento nel Magno Palazzo di Bernardo Cles. Trai capolavori dosseschi ci sarà anche il magnifico dipinto Giove pittore di farfalle quadro enigmatico quanto la Tempesta  del Giorgione . La storia del dipinto, conservato fino a qualche anno fa al Kunsthistorisches  Museum di  Vienna ed ora custodito nel  Castello  del Wawel a Cracovia, ha affascinato gli studiosi per il messaggio che cela   e per la  straordinaria qualità esecutiva. Opera confiscata nel 1939 dai nazisti alla famiglia del conte Lanckoronski, è una delle più significative prove  della maturità del pittore ferrarese. Naturalmente non mancheranno i  capolavori dosseschi conservati agli Uffizi, alla Galleria Palatina di  Palazzo Pitti, alla Galleria Estense di Modena, alla Pinacoteca Nazionale di Ferrara, alla Fondazione Roberto Longhi di Firenze, alla Collezione Cini di Venezia, alla Pinacoteca di Brera di Milano, alla Galleria Borghese di Roma.

http://www.buonconsiglio.it/index.php/Castello-del-Buonconsiglio/mostre/Calendario-mostre/Dosso-Dossi

Credits

Un programma a cura di Cettina Flaccavento
Conduce Elena del Drago

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