Radio3

Contenuti della pagina

Lettere dal 6 al 12 novembre

slcontent

Care Gabriella e redazione,
vi ascolto come sempre con gratitudine e contentezza. Anche stamane mi è molto piaciuto il dialogo con il rav Di Segni, il contrasto tra il tono scherzoso  ed il provocatorio, sembra un maestro motlo anziano, apparentemente burbero e molto comprensivo come chi, avendo molto vissuto e conosciuto il mondo, benevolmente ne ammette ed accoglie errori, torti e domande che per lui sono ovvie e scontate. Molto interessante il riferimento ai riti, alle regole, alla purezza ed all'impurità. Ai cibi proibiti e perchè e così e colì, ma poi, alla fine, perchè sì! Come con i bambini, quando si è sicurissimi di aver ragione e si ritiene urgente ed insindacabile che ubbidiscano. Certo molto misterioso, per me di sicuro. Come al solito si spegne la trasmissione mentre credo di cogliere qualcosa in più che mi sfugge. E ci si interroga sull'insieme. Forse è questo il trucco, che lega all'ascolto come topini dietro il pifferaio magico. Ad ogni modo ho appena letto, tornando spesso indietro e poi di nuovo avanti un libretto piccolo di Luce Irigaray, Il Mistero di Maria. Desiderio:come mi piacerbbe sentirvene parlare. Chissà che ne potrebbe pensare il rabbino.Non lo dico davvero per impertinenza, ma perchè rav Di Segni risulta accattivante e simpatico, quando evoca il sospetto del fondamentalismo. Mi piacerbbe anche sapere cosa ne pensate voi ed Enzo Bianchi. Mi ha anche molto colpito il richiamo alla candelora. Vecchi ricordi di feste del paese Canicattì dove è nato mio padre. Spero a presto, intanto a domani con Tolstoi.
Cari saluti
Paola Bonsangue
_________________________________________________________________________________________
Oggi mi sembra che ci sia più bisogno di Tolstoj che di Dostoewskij per il semplice fatto che , per me Tolstoj rappresenta l'amore per la giustizia, quindi l'indignazione per l'ingiustizia, e, subito dopo segue la forza di volontà, una certa responsabilità nel sentire l'esigenza di fare qualcosa per essere coerenti. Quindi per me Tolstoj rappresenta  come un primo passo, dopo il quale però c'è il rischio che l'amore per la giustizia si trasformi in odio per l'ingiustizia creando inevitabilmente il demone o l'idolo. subito dopo Tolstoj, deve subentrare Dostoewskij nel senso che dopo aver rivitalizzato la propria coscienza è idispensabile entrare in contatto con il proprio animo, la propria psiche; e qui Dostoewskij  è il vero maestro. Egli va oltre il giusto o l'ingiusto, scava nelle debolezze dell'uomo, nelle paure. Smaschera con abilità l'infiniti ruoli del nostro piccolo io fino a mostrare la nudità dei personaggi ormai spogliati dei continui travestimenti che ci muovono macchinalmente nelle nostre vite costruendoci addosso un fardello che ci rende inconsapevoli della divinità che abita in noi. Nel finale dell' Idiota , in circostanze apparentemente assurde, dopo un crescendo inesorabile di tensione che caratterizza tutto il romanzo, finalmente i due personaggi appaiono nudi quasi trasfigurati tanto sono sgombri di qualsiasi ego.
Cosi come Dostoewskij è abile nel descrivere l'animo umano, Tolstoj  è abile nel descrivere gli ambienti dove l'animo umano si muove riuscendo a farli in qualche modo interagire e fondersi.Ma la sua caratteristica rimane prima di tutto la sua forza di volontà. Padre srghiei si taglia il dito non certo per amore e abbandono incondizionato in Cristo ma solo per la sua fermezza nel non voler esser sconfitto in nessun modo. Ciò non porta niente di buono ma solo un po' di cibo per il proprio ego.
Gli stati d'animo che provoca la lettura di D. ti portano come per magia oltre un limite ed esigono una certa predisposizione ad abbandonarsi, a fidarsi di qualcosa che si intuisce solo fino ad u certo punto; che non si può spiegare ma solo sentire. Per questo Dostoewskij svela fino infondo il messaggio di Gesù, mentre Tolstoj porta ad interrogarsi di fronte al vangelo , a resposabilizzarsi e certo non è poco.
Per chiudere direi che Dostoewskij sta a Tarkowskij come Tolstoij sta a Bergman.
Grazie per il vostro importante lavoro. 
Con affetto
Alberto
_________________________________________________________________________________________
Gentile Gabriella Caramore,
a lei ed alla redazione di "Uomini e profeti" il mio grazie ed il mio apprezzamento per un momento che - come per molti altri ascoltatori - è diventato un appuntamento fisso ed irrinunciabile dei miei fine-settimana. Non avrei avuto però il coraggio di scrivere solo per dire questo, già sapete quanto siete utili per la ricerca spirituale in tutte le sue forme: la trasmissione di domenica scorsa, invece, la lettura e il commento del Levitico, costitiscono per me un'occasione irrinunciabile per dialogare direttamente con Voi. Voglio ringraziare la conduttrice per avere espresso quanto - con il respiro sospeso - stavo aspettando che esprimesse fin dall'inizio della conversazione con il rabbino Di Segni: la sensibilità per il destino delle vittime animali dei sacrifici. Ho 55 anni, da 10 sono tornata a consentirmi di cercare/praticare una fede religiosa, il cristianesimo nella forma cattolica che è il luogo naturale in cui sono cresciuta: per oltre 15 anni però avevo abbandonato la pratica e la ricerca perchè - insieme ad altre ragioni di natura teologica e psicologica - mi ero scontrata con l'insensibilità della Chiesa cattolica nei confronti della sofferenza degli animali.  Dare spazio al mio profondo bisogno di spiritualità anche nella forma di una pratica religiosa è ripartito proprio dal concetto della "compassione" di matrice buddhista nella forma dello zen praticato: per decidere poi di tentare un ritorno alla Chiesa in cui sono nata. Ma ci sto con fatica: devo lottare contro una ribellione interiore profonda ogni volta che, d'inverno, vedo pie signore leggere la Parola di Dio nella Messa domenicale ammantate di sontuose pellicce, oppure ogni volta che si avvicina la Settimana Santa, e si ripropone l'ecatombe di agnellini e di capretti per la mensa pasquale, senza che si levi una parola, appunto, di "compassione" per fermare questa barbarie da parte di sacerdoti o di uomini di Chiesa che parlino apertamento al "popolo di Dio". Caso mai si contrappone l'animalismo al dovere di pensare piuttosto agli uomini che soffrono, ai bambini affamati etc., tralasciando che la ricerca della giustizia e del Bene, dell'amore, non viene sminuito (anzi!) se include tutte le creature del mondo, della Vita, di Dio, ambiente compreso (sintetizzando al massimo il discorso).
Certo - tornando a stamattina - non ci si può lamentare dei sacrifici animali rituali se ci si nutre con tranquillità "della fettina", di carne di varia provenienza: certo sto parlando da dentro un'esperienza, la mia, di vegetariana da oltre 30 anni che adesso è felicemente vegana, e che si interroga di fronte ad ogni acquisto di cibi, indumenti, scarpe e borse, per evitare che siano il frutto di sacrifici e di sofferenze di animali.
Le Scritture e la riflessione teologica contengono qualche spunto per invitare al rispetto ed all'amore "anche" per gli animali (Moni Ovadia e il vegetarianesimo prima della Caduta nella Genesi, Paolo De Benedetti... penso e spero altri che non ho approfondito), ma occorre essere più incisivi  affinchè i cristiani non sentano come accessorio l'argomento ("non è peccato considerare oggetti gli animali e trattarli di conseguenza").
Tale istanza viene dal cuore ma anche dalla mente, a fronte della "sofferenza muta" cui sottoponiamo gli animali per un eccesso di consumismo, spesso (condizioni di allevamento, mattatoi, inutile vivisezione...). Un grazie ed una speranza.
Un cordialissimo saluto
Marilena Lanfranco
__________________________________________________________________________________________
Gentilissima redazione,
seguo con assiduità ed interesse le vostre trasmissioni. Vi scrivo  per comunicare che essendo alle prese con una lettura-studio degli scritti di Marco Vannini sulla mistica, mi piacerebbe moltissimo ascoltare un vostro intervento, tramite Uomine e Profeti, su questa problematica, specialmente sui rapporti mistica e mistica cattolica.
Grazie,  distinti saluti.
Bartolozzi Cataldo
__________________________________________________________________________________________

Un caro saluto alla conduttrice ed a tutta la redazione di una trasmissione che non solo seguo, ma di cui sento la mancanza qualora debbo rimandarne l'ascolto. Un grazie particolare per aver invitato rav Di Segni che forse può insegnare qualcosa al di là di ciò di cui parla nella fattispecie, qualcosa di molto importante ai molti nuovi timorati e timorosi che, partiti in buona, anzi ottima fede dal desiderio di evitare integralismi e fondamentalismi, sono (siamo, ho molte volte fatto parte del gruppo, sto cercando di smettere...) approdati al relativismo o comunque all' assenza di integrità e fondamenta. Ecco dunque che molto apprezzo questo senso di spudorata integrità, mi dà un termine di confronto chiaro e diretto, mi dice "se vuoi conoscere una cultura altra non fartela annacquare, non imparerai alcunchè" .
Insomma proprio cercando di approfondire -grazie soprattutto alle vostre indicazioni, che mi hanno poi accompagnato verso altri strumenti, transitando fra saggi e romanzi, attraversando bibliografie e cercando libri irreperibili - quel grande oceano che è l' ebraismo, una sola cosa dopo alcuni anni ho afferrata e fatta compagna di viaggio: un'identità integra e forte può essere davvero dialogica con un'altra identità siffatta, con curiosità, desiderio di confronto e "passione di verità" (bellissimo il libro di Heschel, peccato che ne esista un'unica copia in tutte le librerie comunali di Milano e Lombardia! ). Dopo i complimenti ed i ringraziamenti che meritate tutti, devo anche dire che a volte mi sembra che ci sia un certo accanimento nei confronti della tradizione cristiana, che ci si ponga cioè in modo assai disponibile e ricettivo verso le altre tradizioni, mentre si criticano spesso gli sviluppi e la storia reale della nostra tradizione, creando così una disparità di trattamento. E' tutto vero, naturalmente, come la vita quotidiana di donne e figli che non sceglievano e tacevano certo non corrisponde alle profondità che ho gustato ascoltando la serie sui Detti dei Padri con il prof. De Benedetti o alla passione lirica e liberatoria che usciva dai dialoghi su Rabbi Aqiva. Tuttavia è molto stimolante che il tempo purifichi queste sapienze dagli ingombri della quotidianità e degli sviluppi nella realtà per essere insegnamento e fonte di meditazione. Possiamo applicare questa purificazione ad altre situazioni? Dividere il momento della storia da quello della tradizione tramandata in sapienza? Certo voglio conoscere la storia, ma voglio poi superarla, scioglierla nella conoscenza del pensiero. Grazie ancora per il vostro lavoro e grazie ai vostri ospiti, in particolare a Paolo Ricca e rav Carucci Viterbi, che riascolto dopo ogni nuovo approfondimento derivante dalle loro parole e più cose scopro altrove, più ricche e nuove mi si presentano le loro parole.
Marzia Petrella
___________________________________________________________________________________________
Voglio esprimere il mio ringraziamento per la trasmissione "Uomini e profeti"  condotta con grazia e competenza.
Un appuntamento a cui non manco mai e che mi auguro duri ancora a lungo.
Vi  auguro ogni bene.
Anna Spiranelli
__________________________________________________________________________________________________________

Sto ascoltando "Uomini e Profeti" come sempre, ininterrottamente, ascoltare Radio3 significa curarsi di benessere. Viene ADDIRITTURA la voglia di essere BUONI.
Abbracci.
Delia
_________________________________________________________________________________________________________
Spett. Redazione,
nel ringraziarvi per la velocità con cui avete messo in pod le ultime 2, splendide puntate, vi ricordo la promessa di metterci a disposizione quella altrettanto bella di rav Carucci Viterbi  sulle tavole spezzate; la ricordo bene e non ved l'ora di averla per poterne trascrive il conclusione dell'Esodo.
Grazie
A. Cigni
______________________________________________________________________________________________________
Carissima Gabriella
sono Elisabetta da Cagliari, vorrei ringraziarla per il suo lavoro a me così prezioso in un momento così difficile. Volevo chiederle se intendete raccogliere in una pubblicazione unica il lavoro sulla Bibbia (sarebbe bello e interessante), Ne approfitto per porgerle un ringraziamento speciale per la puntata del 9 ottobre sui giovani e cui spero altre ne seguiranno.
con stima e affetto
Elisabetta
______________________________________________________________________________________________________

Credits

Un programma di Gabriella Caramore
a cura di Paola Tagliolini
regia di Ornella Bellucci
consulenza musicale di Cristiana Munzi
in conduzione Benedetta Caldarulo,
Irene Santori
(Storie)
Gabriella Caramore (Questioni)
Via Asiago n. 10 - 00195 Roma

Moni Ovadia a Uomini e Profeti

Guarda la fotogallery >>

Lettere a U&P



E’ stato interessante il discorso sulla bellezza di domenica scorsa. Riflettendoci su vorrei sottolineare che esiste anche una seduzione negativa delle cose e che sarebbe opportuno evidenziare la differenza tra la seduzione di cui avete parlato, riferita alla bellezza legata alla verità,  e quella che invece riesce ad attrarre per la sua capacità di mimetizzare il vuoto a lei sottostante...

Calendario interreligioso

Appuntamenti

Leggere la Bibbia


Pablo Picasso, Ragazza che legge al tavolo Le letture bibliche di Uomini e Profeti in podcast >> Per  leggere i contenuti clicca su  archivio >>

ALTRE LETTURE


 














Medhat Shafik - Porta D'Oriente
Riascolti di Uomini e Profeti in  Podcast >>

Riascolta

Access key

La navigazione di questo sito è agevolata dalle access key, tramite le quali è possibile accedere alle funzioni e ai contenuti principali del sito.

Sono state definite le seguenti access key