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Il compleanno “triste” di Marco: “Io, nato a Bologna il 2 agosto ’80”

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«Sono felice di essere nato proprio quel giorno: nello strazio e nell’atrocità di tanta morte ha comunque trovato spazio una nuova vita. E mi è sempre sembrato un bellissimo segno di speranza e di fiducia nel futuro».  

Il destino, crudele e beffardo per le 85 vittime e gli oltre 200 feriti, per Marco Marchesi, oggi piccolo imprenditore nel campo dell’edilizia, quella mattina aveva altri disegni: venire alla luce nel cuore di Bologna, con il suono dei primi vagiti coperto dalle sirene delle ambulanze che sfrecciavano in una città che non sarebbe mai più stata la stessa. «Ogni volta che vedo l’orologio della stazione fermo alle 10:25 ritorno a quegli attimi. Mia madre era ricoverata alla Maternità di via D’Azeglio: era un finale di gravidanza tranquillissimo, con un travaglio appena agli inizi. Ma poco dopo le dieci e trenta le hanno comunicato che era necessario prepararsi per un taglio cesareo: l’ospedale aveva bisogno di liberare le sale operatorie per lasciare spazio ai superstiti della strage. E così verso le undici e trenta ero già tra le braccia preoccupate di mia madre, che nulla sapeva di quello che stava accadendo fuori e non capiva il perché di tutto quel correre».  

 

I ricordi  

Da allora, ogni anno, Marco festeggia il compleanno pranzando con lei. Seduti a tavola, con il televisore acceso sui telegiornali che ripropongono scene viste mille volte: insieme rivivono quella mattinata, quel vortice di emozioni, quella contaminazione di inizio e di fine. «Che il mio compleanno fosse legato ad un qualcosa di particolare l’ho percepito fin da bambino: tutti mi facevano gli auguri, e io non capivo come facessero a ricordarlo. E tutt’oggi mi stupisco, ogni 2 agosto, quando uscendo di casa nel mio piccolo borgo, i vicini, la barista, i negozianti, si rammentano della mia nascita. Diventando grande ho scoperto poi quello che era successo, ho letto, ho compreso. Ho pensato molte volte a quei 85 morti, ho letto i loro nomi sulla lapide, ho immaginato quei bambini mentre si preparavano ad andare in vacanza: mi sento legato a loro, sento la mia esistenza intrecciata alle loro storie». Un po’ per una personale forma di rispetto e un po’ per il timore di risvegliare fantasmi antichi legati comunque alla paura e alla fatica a volte di doversi quasi giustificare per essere nato proprio il 2 agosto, Marco non ha mai partecipato alle celebrazioni commemorative ufficiali. Anche se, involontariamente, lui stesso è diventato un collettore di memorie condivise.  

 

Riflesso condizionato  

«Sì, succede costantemente: nel momento il cui le persone scoprono la mia data di nascita scatta immediatamente il bisogno di raccontare. Tutti sanno dov’erano e cosa stavano facendo in quell’esatto frangente, ed è sempre strano rivedere come in un film, 35 anni dopo, lo scenario attorno alla propria nascita. E poi ci sono i ricordi: di chi ha perso un amico, di chi era appena passato per la stazione oppure di chi doveva esserci ma grazie a qualche imprevisto aveva cambiato i piani».  

Tra le testimonianze più significative raccolte da Marco ci sono quelle di diversi tassisti, tra i primi a mettere a disposizione le proprie auto per il trasporto di corpi dilaniati o di chi era di lì per caso, e ancora oggi rivive le file alle cabine telefoniche per telefonare alle forze dell’ordine o per mettersi in contatto con amici o parenti in partenza. «E’ questo il 2 agosto: un giorno di tutti. Un giorno di morte e di vita. Un giorno che è la nostra memoria. Un giorno di cui tutti sentiamo profondo ed estremo bisogno di conoscere finalmente la verità».  

sito della Stampa 

 

Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Francesca Sforza



Francesca Sforza lavora alla Stampa dal 1999. Ha trascorso quattro anni a Berlino come corrispondente e due anni a Mosca. Nel corso di questo periodo all’estero è stata più volte inviata in Polonia, in Repubblica Ceca, in Slovenia e a più riprese nel Caucaso. Il suo libro “Mosca-Grozny: neanche un bianco su questo treno” (2006, Salerno Editrice) ha vinto il Premio Antonio Russo  e il Premio Maria Grazia Cutuli. Dal 2007 al 2011 ha lavorato a Torino come caporedattore del Servizio Esteri. Attualmente è responsabile dei contenuti digitali della redazione romana per il sito www.lastampa.it

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Separati, non abbandonati - Maurizio Crippa - Il Foglio

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Mare nostro - Stop trivelle - Il Manifesto

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La Nuova Ecologia - il mensile di Legambiente di luglio-agosto 2015




Attenuare il rischio climatico rinaturalizzando le città. Adottare stili di vita flessibili per
vivere meglio e sprecare meno. Sorella resilienza. Così possiamo cogliere la sfida del cambiamento e salvaguardare la casa comune dell'umanità. All'interno un'intervista a James Lovelock. 


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