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Funerale-show di Vittorio Casamonica. La catena degli errori

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l permesso per i parenti ai domiciliari ma gli agenti non informano la Questura. Le dodici auto dei vigili a seguire il corteo

 

Onori al “re di Roma”

Qualcuno certamente sapeva che i Casamonica stavano preparandosi a seppellire Vittorio, il «re di Roma», con tutti gli onori. Perché tra i gentiluomini giunti in chiesa per le esequie alcuni erano ai domiciliari e hanno avuto bisogno dell'autorizzazione. Così è stato per il figlio del defunto e per altri appartenenti al clan.

Il via libera della magistratura era stato consegnato loro a casa. Dai poliziotti del commissariato di zona e da un carabiniere di Ciampino.

Le falle e le improvvisazioni

Prefettura e Questura sostengono di non aver ricevuto alcuna comunicazione. Ma la notizia del funerale di Vittorio Casamonica avrebbe potuto fermare la coreografica cerimonia? L'articolo 27 del Tulps, il Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, conferisce al Questore il potere di fermare le esequie «sontuose». È solamente una delle «falle» che permetteranno ai Casamonica di celebrare il funerale di giovedì, con la carrozza, la musica de Il padrino e la Rolls-Royce. E con un elicottero libero di volare facendo piovere petali di rosa. C'erano 12 auto dei vigili urbani ad accompagnare il corteo funebre, una macchina dei carabinieri e una della polizia - sia pure per pochi minuti - nella piazza della parrocchia. E i vigili sostengono di essere arrivati al funerale senza alcun piano per l'emergenza viabilità: «Non c'era ordine di servizio, abbiamo dovuto improvvisare». Così, adesso, per stabilire eventuali responsabilità la Questura della Capitale ha avviato un'istruttoria interna e il prefetto scriverà presto la sua relazione al ministro Angelino Alfano.

La famiglia: “Non era un boss”

C'erano i mezzi per impedire questi funerali in grande stile? Dalla Questura giurano di no: «Non ci risultano condanne per associazione mafiosa, Vittorio Casamonica non era un boss riconosciuto. Non stiamo parlando di Totò Riina. Sapendolo con anticipo avremmo potuto imporre delle restrizioni, evitare la sfilata di auto. Ma erano liberi di suonare quello che volevano, anche la Traviata». 

Il permesso per Antonio Casamonica

Il carabiniere o il poliziotto che notifica il nulla osta al Casamonica non deve anche riferire ai suoi superiori che è prevista una cerimonia funebre in onore di Vittorio Casamonica?
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el 2003, per eseguire uno di quei sequestri richiesto dal pm Lucia Lotti, furono impegnati 120 uomini della direzione antimafia di Roma. Ora, invece, nessuno si preoccupa di segnalare «l'evento». Prefettura, Questura e vigili urbani sembrano apprendere in diretta che c'è un funerale. Si poteva solo limitare il danno? Il Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza dice di no: «Il Questore può vietare che il trasporto funebre avvenga in forma solenne ovvero può determinare speciali cautele a tutela dell'ordine pubblico e della sicurezza dei cittadini».

L’elicottero che sorvola Roma e i petali di rose

Nell'anno in cui le organizzazioni terroristiche costringono a ripensare perfino l'affluenza dei fedeli alla Porta Santa per il Giubileo - entreranno solamente quelli precedentemente accreditati - chiunque sembra poter volare sui cieli di Roma, a poche centinaia di metri, in linea d'aria, dall'aeroporto di Ciampino. L'elicottero dei Casamonica lancia petali dall'alto, tanto che, spiega uno dei vigili del Tuscolano, «abbiamo dovuto segnalare il problema alla centrale operativa e all'Ama: i petali rendono l'asfalto scivoloso e potevano essere un rischio per gli automobilisti». Così al Tuscolano arrivano immediatamente i mezzi della municipalizzata dei rifiuti del Comune che, subito dopo la cerimonia, puliscono tutto. «Mai vista la piazza così pulita», dicevano ieri i residenti. Sulla questione elicottero l'Enac ha precisato: «Il pilota, partito da Terzigno in provincia di Napoli e diretto all'eliporto della Romanina, ha effettuato una deviazione non prevista né comunicata».

La pattuglia inerte

Dalla Questura dicono di aver avuto notizia del funerale in stile kolossal alle undici di mattina, orario in cui si segnala la presenza di una volante nei pressi della basilica di Don Bosco. Ma a quell'ora la cerimonia è al suo zenith tanto che i vigili faticano, fra auto in corteo e moto guidate senza il casco (in omaggio al «re»), a mantenere l'ordine e a far scorrere il traffico: «Dalle dieci in poi la centrale operativa era informata di quanto stava accadendo. Trecento auto, piene a bordo, impegnavano la strada, più i motociclisti senza il casco di protezione ai margini del corteo». Sono state fatte contravvenzioni? «Qualcuno di noi ci ha provato, ma siamo stati zittiti» dice il vigile.

L’offerta di cinquanta euro

Per garantirsi la sepoltura in Sant'Apollinare, nel cuore della Roma monumentale, si racconta che il boss della Banda della Magliana Enrico De Pedis, nel 1990, versò 500 milioni di lire (le inchieste hanno ricostruito diversi favori resi al vicariato all'epoca). A prescindere da ciò che accadde venticinque anni fa, stavolta tutto sembra essere diverso: la parrocchia Don Bosco - scelta a dispetto della vicinanza di altre due con la casa di Vittorio Casamonica, quella di San Stanislao e quella di San Gabriele dell'Addolorata - ha ricevuto dai Casamonica un'offerta di 50 euro per il funerale. Così almeno ha reso noto il parroco don Maniero.

Le pompe funebri

Fra tanti misteri una cosa è certa: la carrozza con fregi dorati, trainata da cavalli, veniva da Napoli. «Affittiamo carrozze con i cavalli per i funerali quasi ogni giorno», dice il titolare dell'agenzia. Dalla Questura dicono: «L'agenzia funeraria è tenuta a segnalare l'allestimento di una cerimonia imponente di questo genere. Invece non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione».

Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Francesca Sforza



Francesca Sforza lavora alla Stampa dal 1999. Ha trascorso quattro anni a Berlino come corrispondente e due anni a Mosca. Nel corso di questo periodo all’estero è stata più volte inviata in Polonia, in Repubblica Ceca, in Slovenia e a più riprese nel Caucaso. Il suo libro “Mosca-Grozny: neanche un bianco su questo treno” (2006, Salerno Editrice) ha vinto il Premio Antonio Russo  e il Premio Maria Grazia Cutuli. Dal 2007 al 2011 ha lavorato a Torino come caporedattore del Servizio Esteri. Attualmente è responsabile dei contenuti digitali della redazione romana per il sito www.lastampa.it

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