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Lettere dal 28 gennaio al 3 febbraio

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Gentile redazione, 
io apprezzo sempre le trasmissioni che si esprimono contro il razzismo, perché ogni uomo è uguale a tutti gli altri.
Tuttavia certi spunti sul problema dei Rom nel ns. paese non li condivido. I Rom, almeno una buona parte di essi, non si sono mai integrati e non si integrano nella nostra società, ma non perché noi siamo razzisti, ma perché rifiutano il nostro modo di vivere, le nostre regole sociali. Da noi tutti hanno il dovere di lavorare e di guadagnarsi la pagnotta e io credo che molti Rom, soprattutto i nomadi, non abbiano la minima voglia di farlo, o per meglio dire di adempiere il minimo dovere,  che viene richiesto se si vuole entrare a far parte della nostra società. Allora cosa fanno questi? Si accampano nelle periferie e poi compiono una serie di furti nelle case, fanno un accattonaggio, esibendo spesso menomazioni che non hanno, piagnucolando davanti a quelli che alla sera sui metro tornano a casa stanchissimi. Noi dobbiamo favorire l'integrazione, ma chi la riceve deve meritarsela. Ora non mi dite per favore che sono un razzista travestito da uomo solidale. Ogni fenomeno sociale va visto attarverso tutte le sfaccettature.  
Cesare Marchetti
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Parliamo della discriminazione dei palestinesi da parte di Israele. Interessante specchio.
Love for all and sharing.
Fabio
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Gentile Redazione di Uomini e profeti,
grazie come sempre della vostra preziosa trasmissione.
Allego una piccola riflessione.
Ringrazio dell'attenzione e vi  saluto cordialmente.
Giovanni Tognana - Padova

LA SETTIMANA DI PREGHIERA PER L'UNITA' DEI CRISTIANI

LA CONTRADDIZIONE E LA SPERANZA

Anche quest'anno c'è stata la settimana di Preghiera per l'unità dei Cristiani.
Mercoledì 25 Gennaio, nella Chiesa di San Francesco a Padova, si è tenuta la preghiera ecumenica con la partecipazione di autorevoli rappresentanti delle Confessioni Cattolica, Ortodossa e Protestante. Abbiamo ascoltato insieme la Parola di Dio, abbiamo invocato lo Spirito Santo e abbiamo professato l'unica Fede. Verso la fine è stato anche offerto un pane a tutti i partecipanti. Un semplice pane, non  c'è stata nessuna Consacrazione. E non poteva esserci perché, almeno per la Chiesa Cattolica, non è possibile la celebrazione comune dell'Eucarestia con altre Chiese Cristiane. Abbiamo potuto condividere il pane perché non c'è stata la preghiera Eucaristica, non è avvenuta la conversione della sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo. E nessuno è stato escluso dalla partecipazione al banchetto. Divorziati risposati, scomunicati, credenti non in comunione con la Chiesa Cattolica; si è potuto offrire il pane a tutti. Sorge quindi una domanda: è più autenticamente segno, promessa e sostanza dell'Amore di Cristo un pane donato a tutti, senza esclusione, o un pane consegnato solo a chi rispetta certi requisiti?
Forse, ma è solo una ipotesi, nella risposta è nascosta la possibilità per giungere veramente all'unità dei Cristiani.
Dalla contraddizione nasce la speranza.
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Gent.ma  Gabriella Caramore, (il suo nome è un presagio...)
ho letto la sua intervista su Repubblica del 15 novembre 2011. La seguo ormai penso da sempre. La sua trasmissione che mi piace ascoltare nel silenzio delle mattinate del sabato e della domenica è uno dei punti fermi della mia vita.
Una sua trasmissione in cui intervistava Claudio Magris su fra Cristian il monaco trappista assassinato in Algeria insieme ai suoi confratelli è stato per me decisivo. Mi ha dato il coraggio di osare e accettare l'incarico di scrivere un libro che mi ha in qualche modo cambiato la vita. Il libro è Lo sguardo che unisce, oriente e occidente nel pensiero di Francesco Gabrieli. E da 20 giorni  è uscito per la Marcianum Press ((Venezia)  un altro mio libro  La rabbia e il Coraggio, Frei Giorgio Callegari in cammino tra i popoli dell'America .Il ricavato della vendita del libro  sarà inviato ai bambini brasiliani ai quali Frei Giorgio ha dedicato la vita.
Ecco nella sua intervista  ritrovo Frei Giorgio, la sua vita , il suo modo di  vivere la Chiesa e il Vangelo. E quella di Frei Tito de Alencar che  per testimoniare il Vangelo ha pagato addirittura con il sacrificio della vita.
Tutta l'esistenza di Giorgio  è stata vissuta all’insegna della  rabbia  “agostinianamente”  intesa  e dal coraggio di credere fermamente che un “altro mondo è possibile”. QUI ED ORA. E l'autorità a cui sentiva di ubbidire era il Vangelo  in conflitto con quella della Chiesa a cui pure voleva ardentemente appartenere. Ma non a costo di venir meno all’imperativo della sua coscienza che lo portava  a radicalizzare il suo impegno politico in favore degli “offesi” dalla miseria e dall’oppressione. E per questo paga con l'arresto e la tortura durante la dittatura in Brasile,sua terra di elezione.
Le scrivo semplicemente per comunicarle la mia stima ma anche il mio affetto... Le sue parole, la sua voce mi giungono come un'oasi in cui sostare non certo per acquietarmi in un sereno compiacimento, ma per sentirmi parte di un'umanità che cerca dentro di sè le risposte alle tante contraddizioni che il mondo pone alla nostre coscienze,credenti e non credenti, alla luce di una spiritualità che allarghi la mente e il cuore verso orizzonti di amore e di carità . Quindi Lei è una presenza viva nella mia casa e nella mia vita , una presenza verso la quale appunto nutro stima, riconoscenza e grande affetto.
Umberta Colella Tommasi
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Salve, mi chiamo Jean-Patrick Sablot, francese, di formazione spirituale ebraica, 54 anni, cresciuto dall'età di 8 anni con le storie  vissute da mio nonno e zii nei campi di sterminio. Mi è stato sempre detto che con quest'orrore l'uomo aveva toccato il fondo della sua crudeltà: mai più, mai più!  Ma la storia della nostra umanità non ha imparato niente da questa follia, al contrario. Dal 1945 fino a oggi le guerre sono continuate, i dittatori si sono moltiplicati, le torture si sono perfezionate ed oggi commemoriamo la Shoa dimenticando che, in questo momento, bambini, donne, uomini sono feriti, mutilati, morti e la mia domanda è: "Quando commemoremmo questi morti, fra 50 anni?!" .Qual'è la lezione che abbiamo imparato da questa Shoa se abbiamo continuato ad uccidere, torturare in 60 anni? Perché un Pinochet (Cile) o un Idi Amin Dada (Uganda) hanno vissuto impunemente e che un Milosevic (Romania) o un Saddam Hussein (Irak) sono stati giustiziati? L'orrore nostro è di non vedere le nostre contraddizioni; da una parte ricordiamo la Shoà, di ieri, per non dimenticare e dall'altra parte non ricordiamo la Shoà, di oggi, per dimenticare quello che sta sotto i nostri occhi. Non aspettiamo ancora 50 anni per ricordare la nostra incapacità di smettere con la nostra violenza. Violenza sia fisica che psicologica. Mentre le televisioni, giornali, radio ci fanno vedere, leggere, ascoltare informazioni del passato, sarebbe interessante vedere, leggere, ascoltare informazioni del presente (guerre, torture, dittature).
Vi saluto,
Jean-Patrick Sablot



 


 

Credits

Un programma di Gabriella Caramore
a cura di Paola Tagliolini
regia di Ornella Bellucci
consulenza musicale di Cristiana Munzi
in conduzione Benedetta Caldarulo,
Irene Santori
(Storie)
Gabriella Caramore (Questioni)
Via Asiago n. 10 - 00195 Roma

Moni Ovadia a Uomini e Profeti

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Lettere a U&P



E’ stato interessante il discorso sulla bellezza di domenica scorsa. Riflettendoci su vorrei sottolineare che esiste anche una seduzione negativa delle cose e che sarebbe opportuno evidenziare la differenza tra la seduzione di cui avete parlato, riferita alla bellezza legata alla verità,  e quella che invece riesce ad attrarre per la sua capacità di mimetizzare il vuoto a lei sottostante...

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