Radio3

Contenuti della pagina

Lettere 6 - 12 ottobre

slcontent

 

                                                             La fede di sempre



Non si può certo nascondere la commozione davanti all’immagine di piazza san Pietro non così gremita di fedeli e, per molti aspetti, composta e quasi pensosa. Oggi il Vescovo di Roma, Benedetto XVI, preceduto da un folto, ma non infinito, numero di Patriarchi e Vescovi ha fatto memoria di quel soffio dello Spirito che ha investito la Chiesa, cinquant’anni fa, e che l’ha cambiata purificandola profondamente. Il Vescovo di Roma, che fa fatica a salire i gradini dell’altare e stenta a far tintinnare il turibolo dorato girando intorno alla Mensa su cui riposa il libro del Vangeli…! Quest’immagine, che ha fatto il giro del mondo, è stata l’icona, silenziosa ed eloquente, di ciò che la nostra Chiesa è diventata in questi cinquant’anni: una Chiesa più piccola, più povera, bisognosa di aiuto proprio come il Papa che ha bisogno di essere sostenuto per fare un passo verso il luogo del suo servizio pastorale. E questo proprio mentre nella prima lettura e nelle stesse parole di Benedetto XVI molto si parla di viaggio e di cammino. Mi è venuta subito alla mente l’immagine di Mosé sostenuto da Aronne e Cur (Es 17) per perseverare nella sua intercessione e sostenere sul monte il combattimento che si va consumando nella pianura. Apparentemente erano i due cerimonieri a offrire questo servizio di carità, ma forse non erano solo loro. In tutta la Liturgia le uniche due persone che il Vecovo di Roma ha salutato personalmente dalla cattedra sono stati l’Arcivescovo di Canterbury e il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli. A quest’ultimo, per due volte, Benedetto si e inchinato con il capo congiungendo le mani sul petto, quasi imitando il modo di salutare e di amare dei nostri fratelli dell’Estremo Oriente. La silenziosa presenza dell’Arcivescovo di Canterbury, cui pure si è rivolto personalmente Bartolomeo prendendo la parola dopo la comunione, è stata tanto eloquente quanto il discorso del Patriarca che ha parlato di Cristo come unica pietra di fondazione dell’unica Chiesa, e del Concilio Ecumenico Vaticano II come di una pietra trasformante. Mentre le immagini toccavano il cuore nella memoria di una profezia – quella del Concilio Vaticano II – si faceva forte l’impressione di una certa gravità: abbiamo ricevuto un’eredità che, come ha ricordato Benedetto XVI; è stata stretta tra due pericoli. Si tratta della nostalgia paralizzante del passato e delle indiscrete fughe in avanti. Il Vescovo di Roma ha inaugurato l’Anno della Fede evocando la necessità di custodire la fede di sempre. Una domanda sembrava aleggiare sulla piazza assolata di San Pietro: <Come far sì che la fede di sempre diventi fede per sempre?>. A questa domanda cercheranno di rispondere i Padri sinodali, ma è una domanda a cui ognuno di noi è chiamato a rispondere in prima persona. La grande profezia del Concilio Vaticano II, attraverso il profeta che fu Giovanni XXIII, è stata proprio quella di comprendere che non basta alla fede l’essere quella di sempre per diventare capace di essere per sempre. Questa capacità, infatti, non è legata al fatto di essere una fede incartata, ma alla sfida quotidiana di una fede che si fa sempre più incarnata. Il Patriarca Bartolomeo ha fatto memoria del lungo cammino di questo tempo di grazia in cui più che essere capaci, siamo stati resi capaci dalla grazia dello Spirito di Cristo, di entrare sempre di più nel dialogo dell’amore come fondamento e condizione di ogni dialogo della verità. La fede e l’amore hanno sempre bisogno della speranza per attingere alle fonti della grazia e per donarne il frutto a tutti. La grande speranza che mi è sembrata essere sussurrata – come in una brezza leggera – quest’oggi è quell’ultima verità che risuona nel Vangelo di Giovanni e che è rivolta proprio a Pietro: <quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi> (Gv 21, 18). Aldilà o attraverso le parole ho sentito che questo è il più grande frutto del Concilio: la disponibilità ad accogliere questa parola che non può non mortificare tante illusione e proiezioni: <ti porterà dove tu non vuoi>. Diventano sempre più vere le parole che Giovanni XXIII, la sera dell’11 Ottobre del 1962, disse di se stesso: <La mia persona conta niente>. In un baleno la storia della Chiesa e, in particolare quella dei papi, tornò ai sentimenti dell’apostolo Pietro - sulla cui tomba il Concilio è stato celebrato e oggi commemorato - quando l’apostolo fu accolto in casa di Cornelio e, imbarazzato e confuso, gli disse: <Alzati: anche io sono un uomo!> (At 10, 26). La Chiesa è diventata più umana in questi cinquant’anni e sta in mezzo all’umanità con un atteggiamento di semplicità e di eguaglianza, profondamente nuovo, ma che pure mortifica, nel senso pasquale del termine, ogni illusione di grandezza e di privilegio. Qualcosa di importante è avvenuto e da cui non si può più tornare indietro. Ormai siamo diventati una Chiesa che ha bisogno di essere accarezzata, aiutata, sostenuta nel suo cammino di verità e di libertà più che una Chiesa che ha sempre da dire e da dare. Come ha ricordato il Patriarca Bartolomeo siamo sempre di più nel numero dei piccoli e dovremmo esserne felici e sereni accettando di ricevere quel <bicchiere di acqua> (Mc 9, 41) che ci rende riconoscibili come discepoli di Cristo non tanto e non prima di tutto per quello che sappiamo e vogliamo dare, ma per quello che sappiamo e vogliamo gioiosamente accogliere… come ritornati bambini. Quello che, per grazia di Cristo, siamo diventati forse è più consolante, prezioso e utile di quello che avremmo voluto diventare con le nostre forze e secondo i nostri schemi. Il Risorto aggiunse a Pietro un’ultima parola: <Tu seguimi> (Gv 21, 19). Questa parola è rivolta a ciascuno di noi, liberandoci dalla vergogna di camminare zoppi come Giacobbe (Gn 32, 23-33) dopo che ebbe incontrato Dio nella notte e l’ebbe vinto. Come ricorda un detto apocrifo, Gesù avrebbe detto: <Chi si avvicina a me, si avvicina al fuoco>. Il Concilio Vaticano II ci ha permesso di avvicinarci un po’ di più al roveto ardente del Vangelo di Cristo, del Vangelo che è il Signore Gesù: è naturale che ci siamo bruciati e - come aveva intuito bene il Nemico - un bel po’ ci ha rovinati (Mc 1, 24).

Fr. MichaelDavide, osb
Koinonia de la Visitation - 11 Ottobre 2012
Giubileo del Concilio Ecumenico Vaticano II

_________________________________________________________________________________________________


Cara redazione,
ho seguito la puntata Uomini e Profeti di oggi domenica 7 ottobre dedicata a Marco 6, 1-29, dove si narra tra l'altro dell'esperienza di Gesù nella sua patria e di come "lì non poteva compiere alcun miracolo, tranne guarire alcuni malati imponendo loro le mani. E si stupì della loro mancanza di fede". Benoît Standaert, autore di un commentario del Vangelo di Marco menzionato (se non erro) da Enzo Bianchi nel corso della prima puntata di Uomini e Profeti dedicata a questo Vangelo, a valle di una approfondita analisi del testo greco giunge alla conclusione che l'espressione "si stupì" è frutto di una variante successiva alla redazione originaria, come pure "tranne guarire alcuni malati imponendo loro le mani".
Scrive Benoît Standaert: "Nel testo originale doveva esservi qualcosa del genere: «ed egli non poteva fare lì alcun miracolo a causa della loro incredulità». La frase, così ricostruita, è ora pienamente coerente in se stessa, ma anche perfettamente corrispondente alla logica di Marco: il potere è legato alla fede («tutto è possibile per chi crede»), mentre l'incredulità blocca la libertà di agire e non ottiene nulla dall'altro. Ma la proposizione ha qualcosa di urtante. Molto presto qualcuno ha creduto bene di ritoccare il testo mitigando l'enunciato. ..... Senza dubbio - secondo una rilettura più psicanalitica - il verbo scelto «si stupì» esprime qualcosa del suo proprio stupore, più che di quello di Marco o di Gesù." (vol. 1, pag. 333 del commentario).
Un saluto cordiale e complimenti per la trasmissione.
Mario C.
________________________________________________________________________________________________

Gentilissima redazione,
sarà possibile fare un piccolo passo indietro per spiegare i versetti 10-12 del cap. 4 di Marco? Riporto dalla Bibbia di Gerusalemme: "A voi è stato confidato il mistero del regno di Dio; a quelli di fuori invece tutto viene esposto in parabole, perché: guardino, ma non vedano, ascoltino, ma non intendano, perché non si convertano e venga loro perdonato."  Sembra quasi che Gesù usi le parabole per ingannare "quelli di fuori": "perché guardino, ma non vedano, ascoltino, ma non intendano, perché non si convertano" e poi c'è la svolta a sorpresa: "e venga loro perdonato". Come a dire: non capiranno niente, quindi non potranno convertirsi, rimarranno nell'ignoranza e, proprio a causa o per merito di questa loro ignoranza, rimarranno senza colpa e quindi saranno perdonati.
Sarà così?  boh!
Grazie per l'eventuale chiarimento
e grazie per donarci la più bella delle trasmissioni radio e tv.
Giuseppe
________________________________________________________________________________________________


................esprimo la mia gratitudine per la conduzione di "Uomini e Profeti". Una trasmissione che mi fa un gran bene!
Buon lavoro
don Dario
________________________________________________________________________________________________

Rallegramenti a Gabriella Caramore per il conferimento della Laurea Honoris Causa in Teologia.
Auguri e complimenti
La ascoltiamo da molti anni sempre con molto molto piacere e interesse
Grazie
Manuela Capelli Ninzio Vespi da Bologna
_______________________________________________________________________________________________

Buongiorno Gabriella,
da anni sono ascoltatrice assidua delle  sue   trasmissioni domenicali; (purtroppo il sabato non riesco a ritagliare per me questo tempo prezioso). e mi congratulo vivamente con Lei per la laurea h.c. che Le verrà consegnata dalla FVT di Roma la prossima settimana. Pur restando una cattolica ...sulla soglia, ho frequentato a distanza in questi ultimi 3 anni proprio questa facoltà, e ho ritrovato spesso nell'esegesi offerta dalla Sua trasmissione la voce e lo stile dei miei docenti. Sto ora impegnandomi alla elaborazione della tesi finale, che ho scelto attinente al dialogo inter-religioso, non solo per l'attualità scottante del tema, ma anche e soprattutto per ragioni autobiografiche: le più serie riflessioni che mi sono riuscite nell'ottica di maturazione della mia fede sono state provocate dall'incontro con non-credenti, al limite estremo delle condizioni del dialogo inter-religioso, con persone cioè portatrici semplicemente (?) di domande.Non sto a tediarla con altre precisazioni relative alla specifica tematica che ho scelto: i luoghi accoglienti per la contemplazione orante di uomini e donne diversamente credenti.  Le preciso invece le ragioni della mia richiesta: è stata affrontata nelle sue trasmissioni passate la tematica di luoghi di questo tipo, che in questi ultimi anni, dalla Rotschko chapel in poi, sono stati ricavati o realizzati in territori urbani o di transito (stazioni aeroporti ospedali....)? Certo, se è stata affrontata da Uomini e Profeti questa novità culturale e civile, sono sicura che le dimensioni problematiche e le potenzialità di riflessione che vi sono implicite avranno avuto sviluppi interessanti.
Mi auguro che qualche sua indicazione mi possa permettere di fruire di tale prezioso contributo.
Resto in attesa e La penso con affetto, scusandomi di non poter essere a Roma Cavour il giorno della Sua Lectio Magistralis e la ringrazio fin d'ora della attenzione.
Fancesca Bianchi

Credits

Un programma di Gabriella Caramore
a cura di Paola Tagliolini
regia di Ornella Bellucci
consulenza musicale di Cristiana Munzi
in conduzione Benedetta Caldarulo,
Irene Santori
(Storie)
Gabriella Caramore (Questioni)
Via Asiago n. 10 - 00195 Roma

Moni Ovadia a Uomini e Profeti

Guarda la fotogallery >>

Lettere a U&P



E’ stato interessante il discorso sulla bellezza di domenica scorsa. Riflettendoci su vorrei sottolineare che esiste anche una seduzione negativa delle cose e che sarebbe opportuno evidenziare la differenza tra la seduzione di cui avete parlato, riferita alla bellezza legata alla verità,  e quella che invece riesce ad attrarre per la sua capacità di mimetizzare il vuoto a lei sottostante...

Calendario interreligioso

Appuntamenti

Leggere la Bibbia


Pablo Picasso, Ragazza che legge al tavolo Le letture bibliche di Uomini e Profeti in podcast >> Per  leggere i contenuti clicca su  archivio >>

ALTRE LETTURE


 














Medhat Shafik - Porta D'Oriente
Riascolti di Uomini e Profeti in  Podcast >>

Riascolta

Access key

La navigazione di questo sito è agevolata dalle access key, tramite le quali è possibile accedere alle funzioni e ai contenuti principali del sito.

Sono state definite le seguenti access key