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Il delitto quasi perfetto al PAC di Milano

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Il delitto quasi perfetto al PAC Padiglione d'Arte Contemporanea di Milano, a cura di Cristina Ricupero e arriva in una nuova versione dopo la prima tappa al Witte de With Center for Contemporary Art di Rotterdam, arricchita di nuove opere di artisti italiani tra cui anche Maurizio Cattelan.

Ogni spazio del PAC è contagiato: l'artista Gabriel Lester in collaborazione con Jonas Lund firma un intervento virale sul sito web del PAC; l'artista austriaca Eva Grubinger issa invece una bandiera e posiziona una targa d'ottone sulla facciata esterna del Padiglione, trasformandolo nell'ambasciata di Eitopomar, un utopico regno governato dal malvagio signore del Male Dr. Mabuse. All'ingresso, un murales dipinto dall'artista francese Jean-Luc Blanc richiama la copertina di una rivista pulp firmata con il titolo della mostra.

Oltre ad alcuni lavori già presenti al Witte de With, la mostra al PAC si arricchisce di nuove opere di artisti italiani. Maurizio Cattelan, innanzitutto, che ha realizzato un bouquet di fazzoletti di stoffa per asciugare idealmente le lacrime versate per le vittime dell'attentato che il 27 luglio 1993 distrusse il PAC provocando la morte di quattro persone; un'installazione di grande formato dell'artista Luca Vitone, poi, ricorda come un epitaffio i 959 membri della loggia P2 in un ironico quanto amaro riferimento ad un capitolo confuso della storia della nostra democrazia; Mario Milizia riproduce invece minuziosamente i dettagli delle immagini di cronaca giudiziaria riferite a ritrovamenti e vendite illegali di reperti archeologici.

Una citazione dal film di Karl Holmqvist, "Why is desire always linked to crime?" (Perché il desiderio è sempre correlate al crimine?), resta impresso nella mente del visitatore durante il percorso, mentre l'italiana Monica Bonvicini investiga le relazioni tra spazio, potere e genere, presentando una macchina della tortura e del desiderio, costituita da sei imbragature di lattice nero sospese con catene ad un anello d'acciaio che ruota lentamente.
Aslý Çavuþoðlu imita il genere del crimine televisivo (esemplificato nella serie Crime Scene Investigation) nel suo Murder in Three Acts (Omicidio in tre atti), restituendo la mostra come scena del crimine e le opere come armi, mentre Fabian Marti lascia impronte delle sue mani nello spazio espositivo.

Ancora Gabriel Lester creerà un loop cinematografico di scene del crimine, proiettando il tutto con un gioco di ombre sul muro circostante e sul visitatore. Il cinema ritorna anche negli inquietanti dipinti di Dan Attoe, Richard Hawkins e Dawn Mellor, e nei film di Brice Dellsperger e Aïda Ruilova. L'artista francese Lili Reynaud-Dewar elabora invece un'installazione che fa riferimento alla vita e al lavoro di Jean Genet come scrittore, attivista e ladro, mentre l'artista spagnola Dora Garcia invita il pubblico a rubare un libro. L'americano Jim Shaw ironicamente ritrae uomini d'affari come zombie, attraverso una selezione di dipinti e un film, mentre Saâdane Afif trasforma il Centre Pompidou in una bara, che sembra voler mettere in discussione il ruolo vitale dei musei

Artisti: Saâdane Afif, Kader Attia, Dan Attoe, Dirk Bell, Bik Van der Pol, Jean-Luc Blanc, Tommaso Bonaventura, Monica Bonvicini, Ulla von Brandenburg, Aslı Çavuşoğlu, Maurizio Cattelan, François Curlet, Brice Dellsperger, Jason Dodge, Claire Fontaine, Gardar Eide Einarsson, Matias Faldbakken, Keith Farquhar, Dora Garcia, Douglas Gordon, Eva Grubinger, Richard Hawkins, Karl Holmqvist, Pierre Huyghe, Alessandro Imbriaco, Onkar Kular, Gabriel Lester, Erik van Lieshout, Jonas Lund, Jill Magid, Teresa Margolles, Fabian Marti, Dawn Mellor, Mario Milizia, Raymond Pettibon, Emilie Pitoiset, Julien Prévieux, Lili Reynaud-Dewar, Aïda Ruilova, Allen Ruppersberg, Markus Schinwald, Fabio Severo, Jim Shaw, Noam Toran, Luca Vitone e Herwig Weiser.

Credits

Un programma a cura di Cettina Flaccavento
Conduce Elena del Drago

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