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Roma, 9 - 16 - 23 novembre 2014 : "Suscitare ad arte l'ascoltatore" , tre lezioni di Haim Baharier al Teatro Argentina

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SUSCITARE AD ARTE L’ASCOLTATORE

Perché un pensatore, un ermeneuta biblico come me accetta di parlare di arte?

Tutto nasce da una scommessa folle ma spontanea che ho lanciato al direttore del Teatro Argentina, l’amico Antonio Calbi, che altrettanto follemente ha accettato.

Si tratta di suscitare in un pubblico non necessariamente attrezzato un’attrazione fatale per il mondo dell’arte. In che modo?

In gioventù ebbi un incontro ravvicinato con l’opera di Marc Chagall. Da subito, delle sue tele mi impressionò un’apparente contraddizione: personaggi umili, periferici, che però volavano. Nei tratti e nei colori costoro emergevano caratterialmente, spiritualmente e socialmente vicini alla terra, però si elevavano. Terrestri e selenici al tempo stesso.

Ciò che oggi mi spinge a parlare di arte è questa idea, così radicata nella mia tradizione: che l’arte non è un totem, una musa tra le muse. È un pane quotidiano creato da qualcuno di noi, da un uomo chiamato artista che abita insieme a noi nelle periferie della creazione. Ed è questa condizione da claudicante che gli permette l’elevazione.

La mia ermeneutica mi insegna che le cose più importanti sono sempre periferiche. Anzi, che l’essere periferico è condizione sine qua non di profondità.

L’arte parla a ciascuno di noi con un linguaggio sempre diverso ma sempre flebile, non aggressivo. Le sue forme possono essere imponenti, ieratiche, veementi ma mai veramente uniche, centrali, monocordi.

Credo che l’arte possa rappresentare oggigiorno anche il mezzo per superare i monolitismi delle religioni, gettare ponti sulle divisioni ritenute inconciliabili. In quale maniera? Ritengo che il sentimento religioso più autentico si esprima soltanto all’interno di un percorso identitario. E che cos’è l’arte se non un percorso identitario?

Ecco, credo che occorra ripensare ai simboli, ricostruire un glossario, rifondare un linguaggio nuovo per l’arte… è quello che proverò a fare nelle mie tre lezioni al Teatro Argentina di Roma.

Haim Baharier

 

LEZIONE 1: PERCHÉ MAI SOFFERMARSI DINANZI A UN’IMMAGINE? Domenica 9 novembre ore 11.00

Come costruire dentro di noi la consapevolezza che nessuna immagine riproduce all’identico una realtà già esistente. Persino un semplice raddoppio, una fotografia, non è mai innocente. Diventa presa di distanza, scarto necessario per esplorare significati nascosti.

 LEZIONE 2: MA LA MUSICA È SEMPRE LA STESSA? Domenica 16 novembre ore 11.00

L’arte è un incontro, all’insegna della reciprocità. Nella musica l’esperto ascolta e tanto gode delle sinfonie, tanto gode delle sintonie o delle distonie della partitura.  Un pubblico poco colto riceve meno? È soltanto in difetto? Esiste un linguaggio che trascenda la cultura artistica?

 

 LEZIONE 3: STORIA E MEMORIA SU PALCOSCENICO Domenica 23 novembre ore 11.00

Che il teatro sia storia e memoria insieme lo sa bene il regista, a teatro per passione e per mestiere. Sul palco, come su di un‘arca, egli salva e traghetta le emozioni e il sentire di questa storia e di questa memoria fino a noi, uomini di oggi. Ma cosa dovrebbe condurre noi spettatori a teatro? È sufficiente la consapevolezza di questa personalissima opera di salvataggio?

 

Credits

Un programma di Gabriella Caramore
a cura di Paola Tagliolini
regia di Ornella Bellucci
consulenza musicale di Cristiana Munzi
in conduzione Benedetta Caldarulo,
Irene Santori
(Storie)
Gabriella Caramore (Questioni)
Via Asiago n. 10 - 00195 Roma

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