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Il mondo trema e i politici litigano. Intervista ad Alberto Quadrio Curzio

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SE GLI STATI UNITI rischiano il downgrading e l'Europa sbaglia i tempi dei suoi interventi, è logico che i mercati si mettano in allarme. Alberto Quadrio Curzio non se ne stupisce affatto.
Dov'è che hanno sbagliato le grandi potenze?
«È incredibile che dopo tre anni di G8, G20 e vertici economici di tutti i tipi, siamo ancora qui appesi ai contrasti interni fra due partiti, quello democratico e quello repubblicano, che tengono tutto il mondo con il fiato sospeso».
Ma l'Europa cosa ci può fare?
«L'Europa non ha fatto meno errori degli Usa. Ho molta fiducia nelle prospettive del Vecchio Continente, ma anche qui le decisioni hanno seguito un timing completamente sbagliato rispetto ai mercati. È inutile decidere un pezzettino per volta e sempre in ritardo: se si decide d'intervenire, bisogna prendersi le proprie responsabilità e farlo fino in fondo».
Cosa vuol dire fino in fondo?
«Vuol dire che non possiamo avere una banca centrale comune se non abbiamo anche un'agenzia europea del debito e una politica fiscale coordinata. Sono sicuro che l'Europa finirà per varare gli eurobond, come l'Italia ha chiesto da tempo. Ma lo farà in ritardo e con l'acqua alla gola. Invece avrebbe fatto meglio a farlo prima».
Che vantaggio c'è in una gestione comune del debito?
«Chiaramente i bond europei avrebbero un peso tutto diverso dai bond dei singoli Paesi dell'unione monetaria. Il debito pubblico americano pesa 14mila miliardi di dollari, quello italiano arriva a 150 miliardi di euro ed è il più pesante d'Europa. Tra i due c'è uno squilibrio enorme. Se invece il debito europeo avesse un mercato unico, potrebbe misurarsi a livello globale su tutta un'altra scala».
Già che siamo sul confronto Usa-Italia per il debito, che confronti si possono fare tra le due manovre?
«Nessuno. Il debito italiano è soprattutto debito pubblico, mentre quello americano è prevalentemente privato. La valuta Usa è una valuta di riserva globale e quello che decide l'America influenza il mondo, mentre l'Italia sul resto del mondo non ha nessuna incidenza. Fra le due situazioni non è possibile stabilire alcun tipo di confronto».
Ma in tutti e due i casi i mercati non sono contenti...
«Certamente, ma per ragioni diverse. Sui mercati pesano le incertezze del debito Usa soprattutto in relazione al ruolo di riserva globale della loro moneta e dei loro titoli di Stato. Come dicono gli americani, il dollaro è la nostra moneta ma il vostro problema. Rispetto all'Italia, invece, i mercati sono spaventati dalla situazione politica interna, che non è sufficientemente stabile per prendere decisioni rapide in caso di necessità. Ma restano due dimensioni completamente diverse».
notizie tratte dal Giorno

Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Francesca Sforza



Francesca Sforza lavora alla Stampa dal 1999. Ha trascorso quattro anni a Berlino come corrispondente e due anni a Mosca. Nel corso di questo periodo all’estero è stata più volte inviata in Polonia, in Repubblica Ceca, in Slovenia e a più riprese nel Caucaso. Il suo libro “Mosca-Grozny: neanche un bianco su questo treno” (2006, Salerno Editrice) ha vinto il Premio Antonio Russo  e il Premio Maria Grazia Cutuli. Dal 2007 al 2011 ha lavorato a Torino come caporedattore del Servizio Esteri. Attualmente è responsabile dei contenuti digitali della redazione romana per il sito www.lastampa.it

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La Nuova Ecologia - il mensile di Legambiente di luglio-agosto 2015




Attenuare il rischio climatico rinaturalizzando le città. Adottare stili di vita flessibili per
vivere meglio e sprecare meno. Sorella resilienza. Così possiamo cogliere la sfida del cambiamento e salvaguardare la casa comune dell'umanità. All'interno un'intervista a James Lovelock. 


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