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Jeff Wall - Actuality

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«Non sono sicuro l’arte sia qualcosa che facciamo per la conoscenza; come per le scienze, la storia o il giornalismo, l’arte ha a che fare con l’esperienza»
 
Jeff Wall

Entrato ormai a far parte di importanti collezioni internazionali, Jeff Wall nato a Vancouver del 1946 "ha trascinato la fotografia fuori dai confini del proprio mondo, facendola approdare all’arte contemporanea”, afferma il curatore della mostra Francesco Bonami “ed è stato forse il primo artista ad usare la fotografia avvalendosi delle nuove tecnologie digitali, pur non mostrandole mai nel proprio lavoro”.
I suoi famosi “lightbox”, mutuati dal linguaggio pubblicitario tipicamente americano e segno riconoscibile del suo lavoro, sono solo una parte della vastissima produzione del fotografo, che inizia nel 1978. Pioniere della fotografia concettuale o post-concettuale della cosiddetta “ Scuola di Vancouver”, con le sue riflessioni Wall ha aperto la strada ad innumerevoli altri artisti influenzandoli con il suo lavoro.
Le opere di Wall esplorano campi diversi, che spaziano dai temi sociali a quelli politici. La violenza urbana, il razzismo, la povertà, le tensioni sociali, la storia: sono tutti soggetti che l’artista osserva e rappresenta con precisione e profondità, “mantenendo però un approccio molto simile a quello dei pittori dell’Ottocento”, sottolinea Bonami, perché “le foto di Wall hanno sempre una dimensione pittorica e fisica che spesso riporta ai quadri di Manet, Courbet e di altri protagonisti dell’arte moderna”. Raffinato conoscitore della storia dell’arte e autore di saggi e testi critici, il fotografo canadese ricorre spesso, infatti, a citazioni di grandi capolavori del passato o a ricostruzioni di scene trovate in famosi romanzi, tanto che alcuni lo hanno definito “pittore della vita moderna“, citando la definizione che Charles Baudelaire aveva dato degli artisti del suo tempo.

In mostra insieme ai lightbox, il pubblico del PAC potrà ammirare anche le stampe fotografiche, alcune scelte tra le produzioni in bianco e nero, come l’arido paesaggio di Hillside Sicily, una delle riproduzioni più grandi dell’artista.

All’iniziale interesse per paesaggi al limite tra natura e realtà urbana, si aggiunge infine la riproduzione di scene drammatiche ritratte in uno stile narrativo, come Mimic o Insomnia. Nel corso degli anni Wall lavora sulla concettualizzazione di scenari e fenomeni della vita quotidiana, da quelli apparentemente insignificanti, come in Morning Cleaning Barcelona o A woman Consulting a catalogue (vedi foto 2) a quelli più mondani di Ivan Sayer o In front of a Nightclub. Dai suoi scatti emerge una predilezione per gli angoli che sembrano dimenticati e abbandonati, come le finestre sbarrate di Blind Window o i muri scrostati che ritroviamo nella serie Diagonal Composition (vedi foto 1), fino alla riproduzione di dettagli che passano inosservati, come A Sapling supported by a Post.

Tutte le composizioni sono sapientemente costruite in studio, risultato della pianificazione di ogni dettaglio da parte di Wall e di giorni, a volte settimane, di prove e shooting. L’artista interviene alterando digitalmente molte delle sue creazioni, eppure le scene rappresentate sembrano sempre afferrate dalla realtà e dalla quotidianità.


www.jeffwallmilano.it

Credits

Un programma a cura di Cettina Flaccavento
Conduce Elena del Drago

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