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Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi

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Coppia nel lavoro e nella vita - architetto di origini armene lui, pittrice italiana lei - Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi sono due artisti visivi che da oltre quattro decennia lavorano utilizzando il cinema come punto di partenza per una riflessione a tutto campo sull’uso delle immagini e sulla loro intrinseca ambivalenza.

Il loro incontro genera una produzione intensa che, nella seconda metà degli anni ‘70, li porta nei maggiori festival in Italia, a Londra, negli Stati Uniti, a cui partecipano con i “film profumati”, opere a cavallo tra azioni performative e arte ambientale, che prevedono la diffusione di odori e profumi e l’azione diretta degli artisti.

A partire dalla fine degli anni ‘70 i due artisti iniziano una ricerca che li porta a scoprire filmati recuperati negli archive dei grandi cineasti del passato – come ad esempio Luca Comerio (1878-1940) pioniere del cinema e primo produttore cinematografico milanese – o trovati nel corso di avventurosi viaggi nei paesi teatro dei grandi conflitti sociali, politici e bellici del secolo passato come l’ex Jugoslavia, l’Armenia, l’Africa, l’India. Gianikian e Ricci Lucchi recuperano questi preziosi documenti e ne ricavano progetti artistici che sovvertono la gerarchia delle immagini raccontando il lato oscuro e meno noto della storia. Attraverso un dispositivo di loro invenzione, la “Camera Analitica”, i fotogrammi delle vecchie pellicole vengono riproiettati manualmente, rifotografati, virati a colori e rimontati con un procedimento artigianale che rimanda ai primordi del cinema. Emergono così nuove narrazioni che svelano il senso nascosto delle immagini e i meccanismi con cui un genere, apparentemente oggettivo come il documentario, porta con sé ampie zone di ambiguità che lo sguardo degli artisti riesce a riportare alla luce.

Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, attraverso la loro capacità di reintepretazione, affrontano i grandi temi della storia del XX e del XXI secolo - la violenza coloniale, le grandi guerre, l’esilio, le migrazioni dei popoli – raccontandoli con gli occhi degli sconfitti: le moltitudini anonime, che nei racconti uffciali si trovano sullo sfondo dei grandi eventi, sono riportate in primo piano e diventano simbolica testimonianza della condizione umana vista nel senso più universale e corale.

 

 

Credits

Curatori
Monica D'Onofrio, Paola Damiani e Stefano Roffi
Redazione
Leda Bianchi, Giorgia Niso
Regia
Chiara D'Ambros
Conduttori
Francesco Antonioni, Oreste Bossini, Nicola Campogrande, Riccardo Giagni, Andrea Ottonello, Andrea Penna, Stefano Valanzuolo, Guido Zaccagnini

Sede Rai di Milano:
Nicola Pedone





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