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Medici di base

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Concordo pienamente con l'ultimo intervento di stamattina al filo diretto di Primapagina e mi auguro che la soluzione prospettata venga ampiamente sostenuta e presa in considerazione nelle sedi opportune. La mia esperienza: da VENT'ANNI  il mio medico  "di base" percepisce un emolumento regolare e costante per garantire la mia salute... che - fortunatamente  per me - lo ha impegnato assai poco, nei termini di circa uno o due incontri (non si possono nemmeno chiamare "visite") all'anno. Ora che potrei avere più bisogno di assistenza, più volte si è rifiutato di ricevermi, se non dietro "appuntamento", o ad orari che non collimano con le mie esigenze. Non parliamo poi di visite a domicilio, mai esistite. Tralascio altri particolari che dovrei piuttosto portare al cospetto del giudice, ma questa sarebbe un'altra storia. Un simile comportamento, nonché limitare esami specialistici e quant'altro, scoraggia il paziente perfino dal ricorrere al medico, non dico per un mal di testa, ma anche per malesseri un po' più seri. Resta però sulle spalle dello Stato, ma in fondo sulle mie che pago le tasse, la spesa costante  di un'assistenza medica non espletata, o perché non necessaria o perché non corrisposta in maniera adeguata, dacché non "incentivata" da un corrispettivo  monetario "diretto". In tutto questo l'unico che ci guadagna è il medico, alla faccia di spending-review o di altri provvedimenti che vanno solo ai danni dei cittadini. Da decenni il medico ex-di famiglia non è più quell'angelo tutelare al quale sentivamo di poterci affidare, ed è ridotto al ruolo di burocrate distante e impersonale. Penso  sia più opportuno che venga remunerato a prestazione, invece che godere praticamente di un'entrata fissa come un'assicurazione sulla mia salute, di cui però smarrisce volentieri la memoria...   Sono sicura che così troverebbe più facilmente lo spazio per ricevermi...  Gabriella Cosentino da Catania.

Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Francesca Sforza



Francesca Sforza lavora alla Stampa dal 1999. Ha trascorso quattro anni a Berlino come corrispondente e due anni a Mosca. Nel corso di questo periodo all’estero è stata più volte inviata in Polonia, in Repubblica Ceca, in Slovenia e a più riprese nel Caucaso. Il suo libro “Mosca-Grozny: neanche un bianco su questo treno” (2006, Salerno Editrice) ha vinto il Premio Antonio Russo  e il Premio Maria Grazia Cutuli. Dal 2007 al 2011 ha lavorato a Torino come caporedattore del Servizio Esteri. Attualmente è responsabile dei contenuti digitali della redazione romana per il sito www.lastampa.it

Rassegna stampa
del 1 ottobre

Quello che Putin non dice - Franco Venturini - Corriere della Sera

Ripartiamo dalla maternità - Barbara Stefanelli - Corriere della Sera

"Ma dopo anni si intravede uno spiraglio" - Int. a De Mistura di Massimo Gaggi - Corriere della Sera

"No ai fondamentalisti in nome del Vangelo" - Int. a Walter Kasper di G.Guido Vecchi - Corriere della Sera

Padri naturali - Massimo Gramellini - La Stampa

Alla casa non serve solo meno fisco - Franco Bruni - La Stampa

Burocrazia, un dietrofront tra le vigne - Michele Brambilla - La Stampa

Perché difendo Obama l'indeciso - Thomas L. Friedman - La Repubblica

Libia, l'occidente cambia inviato - Vincenzo Nigro - La Repubblica

Gender, la fabbrica del pregiudizio - Maria Novella De Luca - La Repubblica

Le 2 Chiese divise su divorzio e famiglia - Paolo Rodari - La Repubblica

C'è un problema tra l'Italia e la Francia - Non solo Libia e non solo Siria - Il Foglio

Separati, non abbandonati - Maurizio Crippa - Il Foglio

La forza di vivere - Marina Corradi - Avvenire

Se questa è democrazia - Sotto attacco - Il Fatto Quotidiano 

Giannini: "Partita la caccia, il premier ha slegato i cani" - Int. a Massimo Giannini - Il Fatto Quotidiano

Mare nostro - Stop trivelle - Il Manifesto

"300 mila firme non bastano" - Int. a Pippo Civati di Daniela Preziosi - Il Manifesto



 


La Nuova Ecologia - il mensile di Legambiente di luglio-agosto 2015




Attenuare il rischio climatico rinaturalizzando le città. Adottare stili di vita flessibili per
vivere meglio e sprecare meno. Sorella resilienza. Così possiamo cogliere la sfida del cambiamento e salvaguardare la casa comune dell'umanità. All'interno un'intervista a James Lovelock. 


sito de La nuova ecologia

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