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La Grecia e la sua storia, scommessa per l'Europa

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L’ora della verità è l’ora della Grecia. Oggi tutti noi europei siamo chiamati all’assunzione di responsabilità politiche. Nessuno dovrebbe sottrarsi.

Ma non si andrà lontano se non faremo nostra una grande verità, e cioè che la Grecia è un potente segno di contraddizione in un mondo che si illude di poter far politica senza cultura. Diciamolo con parole chiare: per quanto abbiamo visto, l'Unione europea che si accinge ad affrontare la fase finale della crisi ellenica non ha la capacità di risolverla perchè è la quintessenza della separazione tra politica e cultura. E se si supera tale separazione le scoperte sono laceranti.

LA LEZIONE DI KAVAFIS 

Chi studia la Grecia, la sua storia, la sua economia, la sua antropologia, i suoi momenti dirompenti e le lunghe sonnolenze, comprende chiaramente la l’architettura socio politico-economico nella quale è plasmata quella società. La Grecia, come bene ha scritto Kostantinos Kavafis nella sua opera poetica che offre un ritratto vivido del destino greco, ha avuto periodi di splendore quando ha insegnato al mondo la polis e ha rappresentato plasticamente nelle guerre contro la Persia e nelle guerre tra Atene e Sparta il senso profondo della politica come lotta per il potere sorretta da una mitologia cosmogonica che ancora oggi scrive i destini dell’umanità grazie all’immensa profondità del suo pensiero filosofico. Terminata l’ora delle delle vittorie e delle sconfitte gloriose, di cui rimane documento imperituro nelle pagine del Tucidide delle guerre del peloponneso, la Grecia inizia un lungo sonno da cui si risveglierà solo molti secoli dopo. E il dato distintivo del suo risveglio sarà sempre il legame con l’Europa, nel bene e nel male.

Tale legame ha le sue radici nel precoce e raro modello di democratizzazione del suffraggio elettorale che consolidò nella prima metà dell’Ottocento la base di massa della rivoluzione ellenica anti-ottomana, cantata e vissuta tragicamente da Lord Byron. Ma al contempo aveva altresì aperto la via a un sistema di partiti tanto diffuso clientelarmente quanto debole istituzionalmente, perché sottoposto a uno stravolgimento fortemente pervasivo della politica in guisa statistica.

PICCOLA PROPRIETA’

L’istituzionalizzazione della politica non aveva modo di formarsi perché l’economia era – ed è tuttora – anch’essa debole pur essendo diffusa. Dominava e domina la piccola proprietà contadina e insieme l’enfatica presenza post ottomana dello Stato nell’industria e nei servizi. Nel contempo, le grandi fortune private degli armatori si separarono quasi immediatamente dalla storia dell’economia e della politica greca, facendo della City londinese e di wall Street le centrali strategiche del capitalismo rentier tipicamente ellenico. Non è un caso se oggi la rivista scientifica più importante per chi voglia capire davvero la Grecia, si chiami Hellenik Diaspora e sia edita a New York. E non è un caso che l’inesistente borghesia non seppe darsi neppure un re nazionale: il primo monarca greco fu infatti Ottone di Grecia, nato Ottone di Wittelsbach a Salisburgo nel 1815 e principe di Baviera. Ottone divenne primo re di Grecia nel 1932, in conseguenza della Convenzione di Londra, che dichiarava la Grecia una “monarchia indipendente sotto la protezione delle grandi potenze” (Regno Unito, Francia e Russia)

(…)

continua sul Messaggero

 

 

Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Francesca Sforza



Francesca Sforza lavora alla Stampa dal 1999. Ha trascorso quattro anni a Berlino come corrispondente e due anni a Mosca. Nel corso di questo periodo all’estero è stata più volte inviata in Polonia, in Repubblica Ceca, in Slovenia e a più riprese nel Caucaso. Il suo libro “Mosca-Grozny: neanche un bianco su questo treno” (2006, Salerno Editrice) ha vinto il Premio Antonio Russo  e il Premio Maria Grazia Cutuli. Dal 2007 al 2011 ha lavorato a Torino come caporedattore del Servizio Esteri. Attualmente è responsabile dei contenuti digitali della redazione romana per il sito www.lastampa.it

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La Nuova Ecologia - il mensile di Legambiente di luglio-agosto 2015




Attenuare il rischio climatico rinaturalizzando le città. Adottare stili di vita flessibili per
vivere meglio e sprecare meno. Sorella resilienza. Così possiamo cogliere la sfida del cambiamento e salvaguardare la casa comune dell'umanità. All'interno un'intervista a James Lovelock. 


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