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Ora picconi morali

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La foto choc del corpicino di Aylan annegato sulla spiaggia di Bodrum, l’esodo disperato del popolo dei profughi in Ungheria, in Boemia e nei Balcani, a piedi e in treno, inneggiante alla Germania e ad Angela Merkel, l’inconcepibile e insopportabile marchiatura con pennarello dei migranti da parte degli agenti di Praga. Ancora, nuovi muri e leggi speciali proprio nel Paese dove la Cortina di ferro s’iniziò a sgretolare nell’estate del 1989. E un’Europa sempre divisa davanti alla crisi migratoria più grave dal 1945. Nonostante questo, nonostante il bilancio di una settimana tra le più drammatiche degli ultimi 25 anni, si registrano movimenti e novità sul tema dell’accoglienza civile, sulla quale da mesi si batte il governo italiano. 


La svolta, prima ancora delle tremende immagini di questi giorni, l’ha impressa la Germania. La cancelliera Merkel davanti all’esodo dei siriani sulla rotta balcanica verso Vienna e Berlino ha optato decisamente per le braccia aperte. Oltre alla motivazione morale c’è quella economica. Da anni si sapeva che alla locomotiva tedesca, demograficamente spenta, servono circa sei milioni di persone da qui al 2020 per reggere la crescita. Quest’anno Berlino si aspetta 800 mila domande di asilo ed evidentemente punta sui siriani - istruiti, in migrazione per gruppi familiari, più facilmente integrabili – anche come preziosa risorsa. Una scelta già compiuta con i profughi dell’ex Jugoslavia 20 anni fa. 


La svolta di Merkel, che ha vinto la paura della migrazione e ha parlato con decisione alla propria opinione pubblica e alla Ue, ha innescato un processo politico. Immediatamente è seguita la dichiarazione congiunta con Roma e Parigi sulla necessità di aprire maggiormente le porte e poi si è saldato un asse con Hollande, alle prese con il problema dell’Eurotunnel di Calais, assieme al quale ha chiesto quote obbligatorie per tutti i membri. Un clima mutato rispetto ai veti delle scorse settimane sulla spartizione di 40mila richiedenti asilo approdati in Italia e Grecia. Buoni segnali in vista del vertice del 14 settembre.
Poi c’è stato, un po’ in tutta l’Europa occidentale, un "effetto Aylan". 


Le strazianti foto del piccolo curdo annegato e la tragedia della sua famiglia - lui, la madre e il fratellino di cinque anni sono fuggiti da Kobane e sono morti per raggiungere la Grecia - hanno commosso l’opinione pubblica globale. E, insieme al cambio di marcia di Merkel hanno mutato le carte in tavola. Anche a Londra, dove David Cameron - offrendo una spiegazione emozionale - ha cambiato linea, aprendo all’accoglienza di diverse migliaia di profughi provenienti dalla Siria, smentendo le tesi piuttosto rozze del suo ministro dell’Interno Theresa May – che ama presentarsi come nuova Thatcher con il tacco 12 – favorevole a «sparare sui barconi» per porre fine agli arrivi.
Per contro si arriva al vertice del 14 con una divisione netta con il blocco orientale.


Oltre all’Ungheria, che ha eretto un muro e ha risposto con leggi speciali ai giorni di tensione e agli assalti ai treni per la Germania (poi fermati nei campi di raccolta) e ora assiste senza batter ciglio alla marcia dei 200 (uomini, donne, bambini, molti storpi) verso Vienna. Repubblica Ceca e Slovacchia hanno solo aperto corridoi ferroviari verso ovest, niente di più.


Una chiusura inaccettabile, nel 2014 il 72% di tutti i richiedenti asilo è stato accolto in 5 Paesi: Germania, Svezia, Italia, Francia e Regno Unito. Solo la Polonia si è mossa e ieri si è detta disposta a ricevere 30mila persone.


Ma il segnale più forte di questa settimana viene alla mobilitazione solidale di tanti europei, pari a quella avvenuta in Italia ai primi di giugno nelle stazioni dove si erano accampati i migranti e come quella che quotidianamente continua soprattutto in Sicilia, a Lampedusa, in Calabria. Domani parte da Vienna una carovana di volontari per andare ad accogliere in Austria la colonna in marcia dall’Ungheria. E il 12 a Londra ci sarà una manifestazione frutto del fortissimo impatto delle immagini di Aylan, che il quotidiano britannico "Independent" ha pubblicato per primo. L’Europa solidale sta prendendo forza dopo il diluvio di insulti xenofobi. La potenza delle immagini di questi giorni aiuta a smuovere le coscienze. E forse aiuta a trovare i "picconi morali" di cui abbiamo bisogno per abbattere i nuovi muri.

 

sito di Avvenire

Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Francesca Sforza



Francesca Sforza lavora alla Stampa dal 1999. Ha trascorso quattro anni a Berlino come corrispondente e due anni a Mosca. Nel corso di questo periodo all’estero è stata più volte inviata in Polonia, in Repubblica Ceca, in Slovenia e a più riprese nel Caucaso. Il suo libro “Mosca-Grozny: neanche un bianco su questo treno” (2006, Salerno Editrice) ha vinto il Premio Antonio Russo  e il Premio Maria Grazia Cutuli. Dal 2007 al 2011 ha lavorato a Torino come caporedattore del Servizio Esteri. Attualmente è responsabile dei contenuti digitali della redazione romana per il sito www.lastampa.it

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