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Un "compro oro" su due è della mafia

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In tempi di crisi l’oro è un bene rifugio. Ma non tutti i porti sono sicuri. Da un lato ci sono gli investimenti oculati e dall’altro il grande rischio di incappare in fregature soprattutto quando si ha l’acqua alla gola. Così si scopre che in Italia ci sono ben 28 mila esercizi che comprano e vendono oro e preziosi per un giro d’affari miliardario. Ad aprile 2011 il giro d’affari era stimato in circa 7 miliardi ed ora supera i 14 mentre se un anno fa l’attività media di un compro oro era stimata in 300 – 350 mila euro, adesso ha raggiunto i 500 mila. E per iniziare l’attività basta una licenza che dichiari il nulla osta della fedina penale. Così, attirati dalle facili plusvalenze, in pochi mesi il prezzo al grammo è passato da 30 a 40 euro, si è sviluppato un sottobosco di “compro oro”. Difficile da controllare e pure da censire. Per la prima volta un dossier dell’Anopo, l’Assocuiazione nazionale degli operatori professionali in oro, e dall’Aira, l’associazione italiana responsabili antiriciclaggio, consegnato alla Commissione Antimafia, fa emergere tutte le discrasie del settore. Incrociando i dati del Cerved, delle Pagine gialle e di Google, è emerso chiaramente che non ci sono corrispondenze. A Caserta e Catanzaro, per esempio, secondo il Cerved, non ci sono compro oro, in realtà se ne possono incontrare rispettivamente 102 e 33. A Torino e Napoli, c'è una differenza abissale di esercizi: 155 nel capoluogo piemontese, qualsi la metà in quello campano. (…) Nel 2011 a Roma sono state rilasciate 211 livenze. Più o meno 70 per cambio di proprietà. Chiaro sintomo di odore di criminalità. (..)
Così quando, approfittando della necessità di chi entra in negozio, offriranno 20-30 euro al grammo invece dei 40 teorici, non rimarrà alcuna traccia.

Da “Libero” del 26.06.2012, pag.19

Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Francesca Sforza



Francesca Sforza lavora alla Stampa dal 1999. Ha trascorso quattro anni a Berlino come corrispondente e due anni a Mosca. Nel corso di questo periodo all’estero è stata più volte inviata in Polonia, in Repubblica Ceca, in Slovenia e a più riprese nel Caucaso. Il suo libro “Mosca-Grozny: neanche un bianco su questo treno” (2006, Salerno Editrice) ha vinto il Premio Antonio Russo  e il Premio Maria Grazia Cutuli. Dal 2007 al 2011 ha lavorato a Torino come caporedattore del Servizio Esteri. Attualmente è responsabile dei contenuti digitali della redazione romana per il sito www.lastampa.it

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