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Una scelta (incompleta) d'avanguardia

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di Carlo Rimini

Chi l’avrebbe detto che l’Italia sarebbe diventata uno degli Stati in cui è più facile ottenere il divorzio. Eravamo agli ultimi posti in questa classifica perché il presupposto di tre anni di separazione pronunciata dal giudice per depositare la domanda di divorzio era del tutto inattuale, lontanissimo da cio’ che accade negli altri ordinamenti europei.

Soprattutto non si riusciva a comprendere a chi giovasse costringere i coniugi a questo limbo che certamente non costituiva da alcun punto di vista una difesa dell’unità della famiglia.

Ora, quanto ai tempi, siamo allineati con cio’ che accade in molti altri Stati europei. Alcune leggi di Paesi che ci sono vicini consentono il divorzio immediato, senza imporre che vi sia un periodo anche breve di separazione, ma – dopo la riforma della fine dell’anno scorso – L’Italia è fra i pochi Stati che consentono la pronuncia del divorzio senza la sentenza di un giudice. (…continua)

La combinazione della legge approvata oggi e di quella approvata nel novembre 2014 produce l’effetto per cui due coniugi senza figli possono divorziare in sei mesi senza nemmeno passare da un tribunale e dallo studio di un avvocato, ma solamente recandosi due volte innanzi al sindaco, per separarsi prima e per divorziare poi. La combinazione di semplicità e rapidità è da primato.

Si poteva fare di più? Forse sì; soprattutto si poteva fare meglio. (…)

Era tanto difficile prevedere che, dopo un anno dall’inizio del giudizio di separazione, questo si converta in divorzio se uno dei coniugi lo chiede? (…) Si dovevano inoltre riformare le conseguenze economiche del divorzio. Oggi, dopo il divorzio, il coniuge più debole ha diritto di percepire, a tempo indeterminato, un assegno mensile che gli consente di mantenere il tenore di vita matrimoniale. La norma significa che la solidarietà economica dei coniugi sopravvive al divorzio. Era una scelta comprensibile nel 1970. Oggi non ha invece alcun senso prevedere che si può divorziare in sei mesi, ma il legame economico dura tutta la vita. (…)

 

sito della Stampa 

Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Francesca Sforza



Francesca Sforza lavora alla Stampa dal 1999. Ha trascorso quattro anni a Berlino come corrispondente e due anni a Mosca. Nel corso di questo periodo all’estero è stata più volte inviata in Polonia, in Repubblica Ceca, in Slovenia e a più riprese nel Caucaso. Il suo libro “Mosca-Grozny: neanche un bianco su questo treno” (2006, Salerno Editrice) ha vinto il Premio Antonio Russo  e il Premio Maria Grazia Cutuli. Dal 2007 al 2011 ha lavorato a Torino come caporedattore del Servizio Esteri. Attualmente è responsabile dei contenuti digitali della redazione romana per il sito www.lastampa.it

Rassegna stampa
del 1 ottobre

Quello che Putin non dice - Franco Venturini - Corriere della Sera

Ripartiamo dalla maternità - Barbara Stefanelli - Corriere della Sera

"Ma dopo anni si intravede uno spiraglio" - Int. a De Mistura di Massimo Gaggi - Corriere della Sera

"No ai fondamentalisti in nome del Vangelo" - Int. a Walter Kasper di G.Guido Vecchi - Corriere della Sera

Padri naturali - Massimo Gramellini - La Stampa

Alla casa non serve solo meno fisco - Franco Bruni - La Stampa

Burocrazia, un dietrofront tra le vigne - Michele Brambilla - La Stampa

Perché difendo Obama l'indeciso - Thomas L. Friedman - La Repubblica

Libia, l'occidente cambia inviato - Vincenzo Nigro - La Repubblica

Gender, la fabbrica del pregiudizio - Maria Novella De Luca - La Repubblica

Le 2 Chiese divise su divorzio e famiglia - Paolo Rodari - La Repubblica

C'è un problema tra l'Italia e la Francia - Non solo Libia e non solo Siria - Il Foglio

Separati, non abbandonati - Maurizio Crippa - Il Foglio

La forza di vivere - Marina Corradi - Avvenire

Se questa è democrazia - Sotto attacco - Il Fatto Quotidiano 

Giannini: "Partita la caccia, il premier ha slegato i cani" - Int. a Massimo Giannini - Il Fatto Quotidiano

Mare nostro - Stop trivelle - Il Manifesto

"300 mila firme non bastano" - Int. a Pippo Civati di Daniela Preziosi - Il Manifesto



 


La Nuova Ecologia - il mensile di Legambiente di luglio-agosto 2015




Attenuare il rischio climatico rinaturalizzando le città. Adottare stili di vita flessibili per
vivere meglio e sprecare meno. Sorella resilienza. Così possiamo cogliere la sfida del cambiamento e salvaguardare la casa comune dell'umanità. All'interno un'intervista a James Lovelock. 


sito de La nuova ecologia

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