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Lettere dal 14 al 18 marzo

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La concezione della storia di Moni Ovadia mi pare eccessivamente pessimistica: di fallimento in fallimento, per la tristezza di Dio. Certo la libertà di cui l'uomo è dotato, a somiglianza di Dio, comporta la possibilità di peccare. Ma anche quella di rialzarsi e riprendere il cammino. La richiesta di un re, da parte del popolo d'Israele, contiene dei rischi, ma è pur mossa dal desiderio di giustizia: la collocherei nel campo degli sforzi, più che dei fallimenti. La fragilità umana suscita in noi un legittimo bisogno di colpevolizzazione, ma soprattutto un profondo bisogno di compassione. (Per usare il linguaggio di Paul Ricoeur, ne "La logica di Gesù").
Il terremoto in Giappone è una catastrofe naturale, anche un fallimento dell'uomo. Ma se lo confrontiamo con il contemporaneo terremoto ad Hiaiti, o con i terremoti passati in Giappone , ci parla degli sforzi umani, attraverso la scienza, la politica, l'educazione, per ridurre il male nel mondo.
Da insegnante ho imparato che il negativoi degli allievi non può essere nascosto, ma è la valorizzazione del positivo (che in un compito c'è sempre) che suscita impegno e fiducia. Vi ringrazio per il contributo culturale che "Uomini e Profeti" dà alla società italiana.
Ricordo che a Trento "Biblia" terrà il suo convegno internazionale a fine aprile. (
www.biblia.org).
Silvano Bert-Trento
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Gentile redazione,
innanzitutto complimenti per quanto ci sapete dare ogni fine settimana, sono un ascoltatore abituale e dispongo tutte le puntate del ciclo relativo alla lettura della bibbia (se a qualcuno ne mancassero alcune potete fornirgli il mio indirizzo, sarò ben lieto di inviarle). Resto sempre perplesso quando sento le considerazioni relative alla "cattiveria" connessa al consumo di carni, che ovviamente non può prescindere dalla uccisione di animali. E' nel corso di millenni di evoluzione che la nostra specie si è adattata a nutrirsi anche di carni, ne sono prova la dentatura e gli intestini preposti al consumo a alla digestione. Non è e non può essere immorale nutrirsi di carni, è piuttosto una forzatura (dal punto di vista biologico) non farlo. Gli animali allevati per essere macellati, al di là di ogni luogo comune, non vivono una vita peggiore di quelli selvatici, direi anzi certamente migliore. Non hanno coscienza della morte nemmeno quando sono assai prossimi ad essa (cronologicamente e geograficamente). Sono uccisi previo stordimento e il loro dolore è reso minimo, qualora esista. Sono veterinario, lavoro da vent'anni nei macelli e vedo produrre carni ogni giorno della mia vita. Oltre al buon senso sono le normative (nazionali e comunitarie) a stabilire un controllo rigoroso sul benessere animale dall'allevamento al macello. Non è corretto attribuire agli animali sentimenti umani come non sarebbe corretto farli soffrire. 
A proposito di "considerazioni sulla carne" sarei assai interessato ad un approfondimento del tema della sessualità nella fede cristiana. Mi piacerebbe che fosse oggetto di una puntata.
Alberto Biscotto
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Poichè nulla viene distrutto ma tutto si trasforma, in cosa mai sedimentano  le scorie della collettiva menzogna? E se la terra fosse un essere vivo?  Un soma(ro) troppo carico che scalcia? Ce la farebbe oggi il Cristo  ad entrare trionfante in Gerusalemme?
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Dice Aharon Appelfeld in un’intervista  (Sole 24, 16 maggio 2010): riguardo alla Bibbia come scuola di scrittura: Un uomo che stimavo molto mentre studiavo l’ebraico mi disse: “sai dove si trovano tutti i misteri e la bellezza della lingua? Nella Bibbia” Non c’è mai retorica o sentimentalismo nei testi sacri, la parola è asciutta, sintetica, essenziale come lo è il dolore.
Ho capito che la ragione principale, non l'unica, del mio ascolto della trasmissione la domenica è il serrato ragionare intorno a un testo poetico, al testo poetico di base. Mi riprendo quello che mi è mancato, nella formazione cattolica: il commento serrato ai testi che invece l’ebraismo ha sempre praticato, e la conoscenza del testo che il protestantesimo ha richiesto Ciò che rende la trasmissione di Gabriella preziosa per me ,capisco oggi,  non è il suo contenuto ma il modo di accostarvisi sempre interrogando senza sosta e rispondendo nella storia. E’ la  MIDRASH che ci è mancata. La midrash è il delirio del commento, è il commento incessante del testo  - siccome la letteratura è narrazione riferita al narrare (Bischsel) , testo circa il testo, lingua intorno al suono e al senso delle parole della lingua – la midrash è la letteratura – l’amore per  il continuo anelito a  l’incessante scorrere accanto.Paolo Ricca, una volta, dice: “resa invincibile” e io : così poeticamente parla alla radio il religioso che commenta i testi: scopro oggi che della religione ciò che mi incanta è la lingua paradossale che la esprime. Dio è una grande idea poetica. Leggendo “tanto gentile e tanto onesta pare” ho capito che è l’idea di Dio che porta Dante fuori dagli artifici retorici dello stilnovismo. Non Dio, l’idea di Dio.
Stefania Portaccio
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Quando S. Francesco scriveva: "Laudato si', mi' Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente po' skappare", forse non pensava alla morte cieca che giunge anzi tempo, e strappa genitori ai figli e figli ai genitori. Forse pensava alla morte che giunge nella vecchiaia, quando la parabola della vita volge al suo termine. Sicuramente non pensava alla morte crudelissima e sadica che s'impossessa di un essere vivente, uomo o animale che sia, e non lo porta via subito; lo afferra e lo tiene stretto in una morsa d'insopportabile dolore per il tempo che vuole. Di questa crudelissima assurda morte nessuno può lodare il Signore. Sarebbe quasi un bestemmiare, giacché non può essere che Dio voglia la sofferenza inutile di una sua creatura. C'è un modo però, per gabbare questa morte crudele: l'eutanasia. E tante bestiole, in questo caso, sono più fortunate degli uomini. Non ci sono leggi, infatti, né umane né "divine",  che impediscono di accelerare dolcemente la morte degli animali. Il nostro Merlino,  bianco coniglietto dagli occhi neri grandissimi, nella sfortuna d'ammalarsi gravemente, ha avuto la fortuna di entrare in una clinica dove gli animali sono trattati con molto amore e rispetto. Il medico ci ha detto che potevamo fare un ultimo regalo all'amata bestiola: evitarle giorni d'inutile sofferenza. Si è addormentato per sempre, il coniglietto bianco, tranquillo, coccolato sino all'ultimo dalle sue due "mamme". Meno dolore per tutti; certamente anche per il buon Dio.
Mi sembra superfluo ripetere all'infinito che una legge seria sulla dolce morte, dovrebbe essere fatta in modo da evitare qualsiasi abuso da parte di persone prive di senso morale.
Renato Pierri
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Io penso a bambini del Giappone. Penso ai bambini che sono scampati alla furia  dello tsunami, ma che non scamperanno alla ottusità degli adulti. Penso ai bambini che si ammaleranno di tumori alla tiroide, di leucemia, a causa delle radiazioni. Penso ai bambini che,  secondo quanto riferiscono gli scienziati, sono i più esposti. Ai bambini che non hanno colpe, che non hanno deciso di costruire centrali nucleari, che non possono raccogliere firme, che non possono andare in piazza a protestare, che non si recano alle urne a scegliere chi deciderà il loro futuro. Penso a tutti i bambini del mondo.  Ai bambini che avremmo il dovere di amare e di  proteggere, ai bambini per i quali dovremmo  essere disposti a sacrificare anche la vita. Ai bambini ai quali consegniamo invece un mondo guasto, corrotto, malato. Penso ai bambini, e penso a coloro i quali ai bambini non pensano. O che forse, chissà, ci pensano, ma non gliene frega niente.  
Francesca Ribeiro
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Ogni volta che sento parlare di etica della sacralità della vita, non posso fare a meno di riandare con la mente ad una fotografia impressionante di un bambino irrimediabilmente malato, divulgata da padre Aldo Trento, missionario in Paraguay, il quale riferiva: «Il piccolo Victor di un anno...geme in continuazione… mmm, ah, ah, ah...La sua testa è enorme e come d’improvviso la parte inferiore è sprofondata lasciando una piccola fossa, lì dove non ha il cranio...Attraverso l’apparato messogli dai medici, è uscita tutta l’acqua della testa...l’altro giorno gli è scappato l’occhio destro: è rimasta una cavità vuota che spurga di tutto...Victor, il mio bambino, non solo è un piccolo cadaverino che vive, ma è tutto deformato, lacerato, pieno di cannucce che entrano ed escono dal corpo...Victor è Gesù, il mio piccolo Gesù che agonizza, che soffre, che geme...Lo bacio, lo bacio sempre…i gemiti si calmano. Gli accarezzo la fronte… non più testa ormai, sgonfiata, con la pelle infossata, come un laghetto di montagna…e sento che accarezzo Gesù». Padre Trento aveva il suo piccolo cristo in croce che soffriva per lui e al posto suo. Per noi e al posto nostro. Il piccolo Gesù agonizzante da baciare e coccolare. E così giunse a pensare che quei tubicini, quegli apparati sofisticati per tenerlo in vita per forza, in continua agonia, erano voluti da Dio, che era Dio ad aver deciso di non volerlo subito in cielo. Doveva restare ancora sulla terra a soffrire. Per farci sentire meglio. Il missionario, in calce all'articolo aggiungeva: «Come vorrei che questo scritto con la foto arrivasse a chi ha deciso che Eluana “deve” morire. No, non può morire se Dio non ha ancora deciso. La vita è sua, di Dio… se la uccidiamo saremo tutti più poveri e disgraziati». Gli scrissi, invano, affinché si ravvedesse. Era il settembre del 2008. Si sarà ravveduto?
Miriam Della Croce
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Mi ha molto colpito il coraggio di MONI OVADIA nella puntata "Monarchia rapace": i suoi continui e quasi "subliminali" rimandi all'attualità. Chi possiede la verità, possiede anche il coraggio, l'armonia, la bellezza, tutte cose che ci lasciano vedere interamente la finzione che c'è nel potere. Secondo me il potere non lo si combatte esteriormente ma interiormente, riconoscendolo per quello che è, un imporre la propria "morte"agli altri, una sottrazione di ESSERE a se stessi e che la si impone agli altri. Il mondo ha bisogno della nostra  "FORZA", non la forza di incidere, di tagliare, di fare a pezzi la Realtà, ma quella "debole" di vedere l'Intero, il Tutto e sottomettersi al "sole", alla luce di tale Volto. Ringrazio MONI OVADIA: le sue parole ci costringono a vedere la nostra inconsapevole partecipazione alla creazione del potere. 
Enrico Avveduto
Ispica (RG)
 



 


 

Credits

Un programma di Gabriella Caramore
a cura di Paola Tagliolini
regia di Ornella Bellucci
consulenza musicale di Cristiana Munzi
in conduzione Benedetta Caldarulo,
Irene Santori
(Storie)
Gabriella Caramore (Questioni)
Via Asiago n. 10 - 00195 Roma

Moni Ovadia a Uomini e Profeti

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E’ stato interessante il discorso sulla bellezza di domenica scorsa. Riflettendoci su vorrei sottolineare che esiste anche una seduzione negativa delle cose e che sarebbe opportuno evidenziare la differenza tra la seduzione di cui avete parlato, riferita alla bellezza legata alla verità,  e quella che invece riesce ad attrarre per la sua capacità di mimetizzare il vuoto a lei sottostante...

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