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Non siamo solo questo

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Occorre dire con forza che questa non è l’Italia. O, almeno, che non tutta l’Italia è così. Purtroppo il massacro mediatico che da 48 ore il giornale più famoso del mondo sta conducendo ai danni della capitale e del Paese non è fondato solo su pregiudizi; è alimentato dalle immagini che i lettori mandano al New York Times per avvalorare l’idea della sporcizia, dell’inefficienza, del degrado estetico e morale. E il fatto che molti commenti alle foto della vergogna siano nonostante tutto di simpatia per le nostre bellezze e le nostre sventure non ci consola, anzi ci amareggia ancora di più.

Forse i conducenti della metropolitana peggiore d’Europa che si fermano a singhiozzo, i piloti che bloccano gli aerei Alitalia, i custodi che chiudono il Colosseo e Pompei per assemblea non hanno compreso che simili atteggiamenti sono incompatibili con il ruolo dell’Italia nel mondo globale. Per rivendicare diritti e salari si deve cercare la comprensione dei concittadini, non esasperarli. E l’immagine di Roma e dell’Italia all’estero non è solo questione di orgoglio nazionale. È il crinale su cui si gioca il rilancio e il declino del Paese, l’opportunità di far funzionare l’accoglienza, le infrastrutture, l’industria culturale - con i posti di lavoro qualificati che ne derivano - e il rischio di sprofondare il più grande patrimonio artistico del mondo in una Disneyland di serie B, dove non c’è neanche da divertirsi.

Purtroppo questo non l’ha capito neppure Ignazio Marino. Anche l’incapacità di risolvere un’impasse politica che si trascina da mesi è il metro della crisi del Paese. Il sindaco appare in fase confusionale. In realtà ha davanti a sé solo due strade: o costruisce una nuova giunta di alto livello, senza cedere agli interessi dei gruppi di pressione e dei comitati d’affari; oppure si dimette. Ma la partita che si decide in questi mesi va oltre il destino di una giunta e di una città. Sono la funzione e il futuro del Paese a essere in discussione. E non soltanto perché chance come l’Expo e il Giubileo non torneranno.

I tesori italiani non sono stati certo scoperti adesso. Ma oggi più che mai sono preziosi. Perché nel mondo globale non è mai stata tanto forte la domanda di bellezza, di cultura, di arte, di storia, e anche del genio, dei saperi, della creatività con cui la bellezza è stata prodotta. L’Italia che percepisce il turismo come rendita anziché come servizio, che non investe sul recupero e la valorizzazione dei suoi beni, che chiude Fiumicino prima per un banale incendio divenuto devastante rogo e poi per scioperi - a fine luglio -: è un’Italia non all’altezza di se stessa.

Per fortuna c’è un’Italia diversa. Che ha tenuto duro negli anni neri della crisi, investendo sulla qualità e sulla formazione, lavorando ai restauri e alla costruzione di reti museali ed espositive, affinando attraverso la ricerca e la tecnologia l’arte di fare le cose buone e le cose belle, conquistando nuovi mercati. È un’Italia che finisce di rado sulle pagine dei giornali internazionali, ma che va raccontata e rappresentata. Per una volta dovrà pur essere la moneta buona a cacciare quella cattiva. Non possiamo rassegnarci a vedere migliaia di giovani architetti, archeologi, ingegneri, artisti emigrare all’estero, e ad essere - a volte giustamente - sbeffeggiati da stranieri che si fermano per il tempo di scattare qualche umiliante fotografia. 


sito del Corriere della Sera 


Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Francesca Sforza



Francesca Sforza lavora alla Stampa dal 1999. Ha trascorso quattro anni a Berlino come corrispondente e due anni a Mosca. Nel corso di questo periodo all’estero è stata più volte inviata in Polonia, in Repubblica Ceca, in Slovenia e a più riprese nel Caucaso. Il suo libro “Mosca-Grozny: neanche un bianco su questo treno” (2006, Salerno Editrice) ha vinto il Premio Antonio Russo  e il Premio Maria Grazia Cutuli. Dal 2007 al 2011 ha lavorato a Torino come caporedattore del Servizio Esteri. Attualmente è responsabile dei contenuti digitali della redazione romana per il sito www.lastampa.it

Rassegna stampa
del 1 ottobre

Quello che Putin non dice - Franco Venturini - Corriere della Sera

Ripartiamo dalla maternità - Barbara Stefanelli - Corriere della Sera

"Ma dopo anni si intravede uno spiraglio" - Int. a De Mistura di Massimo Gaggi - Corriere della Sera

"No ai fondamentalisti in nome del Vangelo" - Int. a Walter Kasper di G.Guido Vecchi - Corriere della Sera

Padri naturali - Massimo Gramellini - La Stampa

Alla casa non serve solo meno fisco - Franco Bruni - La Stampa

Burocrazia, un dietrofront tra le vigne - Michele Brambilla - La Stampa

Perché difendo Obama l'indeciso - Thomas L. Friedman - La Repubblica

Libia, l'occidente cambia inviato - Vincenzo Nigro - La Repubblica

Gender, la fabbrica del pregiudizio - Maria Novella De Luca - La Repubblica

Le 2 Chiese divise su divorzio e famiglia - Paolo Rodari - La Repubblica

C'è un problema tra l'Italia e la Francia - Non solo Libia e non solo Siria - Il Foglio

Separati, non abbandonati - Maurizio Crippa - Il Foglio

La forza di vivere - Marina Corradi - Avvenire

Se questa è democrazia - Sotto attacco - Il Fatto Quotidiano 

Giannini: "Partita la caccia, il premier ha slegato i cani" - Int. a Massimo Giannini - Il Fatto Quotidiano

Mare nostro - Stop trivelle - Il Manifesto

"300 mila firme non bastano" - Int. a Pippo Civati di Daniela Preziosi - Il Manifesto



 


La Nuova Ecologia - il mensile di Legambiente di luglio-agosto 2015




Attenuare il rischio climatico rinaturalizzando le città. Adottare stili di vita flessibili per
vivere meglio e sprecare meno. Sorella resilienza. Così possiamo cogliere la sfida del cambiamento e salvaguardare la casa comune dell'umanità. All'interno un'intervista a James Lovelock. 


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