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Lettere dal 15 al 21 dicembre

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Pregiatissima Redazione,
gent.ma e stimatissima Signora Caramore, io mi sono formato la profonda convinzione che la postmodernità coincida con la impossibilità di "dire" della metafisica, l'afasia intorno alla spiritualità. Io credo che il ragionar della spinta verso Dio, anche senza adesione ma con attenzione, possa costruire la "starway to heaven", possa ridarci parola e legittimità per parlare dell'invisibile, della speranza, della grazia. Così è per me.
La sconfitta subita delle avanguardie artistiche e culturali tra '800 e '900, di ogni volta rifondare la storia e l'arte al confronto con  la supremazia (presunta) della Scienza o, per meglio dire, della Tecnologia (utilità senza scopo secondo Gillo Dorfles nel 1972), avendo oramai guadagnato allo sperimentalismo il primato di rappresentazione del mondo sensibile, ha generato una inguaribile senso di frustrazione negli "avanguardisti" storici e contemporanei.
IL confino dell'oltremondano nelle regioni sperdute dell'impero della Ragione che ne è conseguito, ha indotto in chi è rimasto qui un atteggiamento "blasè" (Simmel analizzato dal Cacciari nel 1973 in Metropolis, senza voler ricorrere per forza a Nietzsche); ecco perchè a me sembra che il disinteresse, il distacco, la nostaglia, la depressione, il cinismo, il nichilismo siano le chiavi di lettura ancora non superate per descrivere la nostra condizione attuale POSTMODERNA perchè la MODERNITÀ al contrario, portò l'entusiasmo e l'adesione al nuovo per il nuovo, generò i concetti di Progresso e di Avvenire, oggi decaduti ed improbonibili.
Ecco infine perchè, nel corso della puntata di ieri sabato, non ho condiviso l'affermazione di uno dei suoi due ospiti rispetto al fatto che la "postmodernità" non sia una concreta definzione con corrispondenze alla realtà attuale.
Vi ringrazio per il vostro lavoro che apprezzo con costanza e che mi offre continui spunti di ragionamento.................................................................................................................................................
Cordialità ed affetto (per quanto consentito). 
Giovanni MariaVencato
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Gentile redazione di Uomini e Profeti,
mi chiamo Daniele Pischedda ho 34 anni e Vi scrivo dalla provincia di Ascoli Piceno.
Ho scoperto da qualche mese, con grande piacere, la Vostra trasmissione, e volevo ringraziarVi per l'opportunità che date alla diffusione e alla possibilità di ascolto e confronto di tematiche poco trattate, ma proprio per questo preziose. Sempre attraverso i Vostri podcast ho saputo della prematura scomparsa di Danilo De Girolamo e, anche se in ritardo, volevo cogliere l'occasione per esprimere il mio dispiacere e, nella misura del possibile, il conforto per il dolore che avete provato per questa inaspettata perdita.
La motivazione che mi ha spinto a scriverVi, me l'ha data l'ascolto della puntata del 03/06/2012 intitolata "Il seme in terra fertile" (Marco 4) con Marida Nicolaci e precisamente la considerazione fatta dalla prof.ssa Nicolaci riguardo la metafora del granello di senape. La prof.ssa faceva notare la novità che c'è nell' accostamento del regno di Dio alla piccolezza del granello di senape da parte di Gesù e la mancanza, quindi, di questa immagine in qualsiasi altra  tradizione.................................La ricerca personale della Verità mi ha spinto ad affrontare alcune letture, direi poche, per adesso, e in uno dei libri ho trovato questa citazione: 

Quest åtmå che sta nel cuore è più piccolo di un
chicco di riso, più piccolo di un grano d'orzo, più piccolo
di un grano di senape, più piccolo di un chicco di miglio;
questo stesso åtmå che sta nel cuore è anche più
grande della terra, più grande dello spazio atmosferico,
più grande del cielo, più grande di tutti i mondi...
(Chandogya Upanishad, III, XIV, 3; VIII, I 1).

Il libro, o meglio, i libri in questione sono: "L' uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta" (cap. 3) e "Simboli della Scienza sacra" (cap. 73) entrambi di René Guénon, dove vengono esposte le considerazioni riguardanti la somiglianza tra il sopracitato passo tratto dai testi sacri indiani e i Vangeli.......................................................
Vi saluto e Vi ringrazio
Daniele Pischedda
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Grazie per aver recuperato dall'archivio le quattro trasmissioni effettuate con Pier Cesare Bori. Non lo conoscevo e mi ha impressionato la sua conoscenza di Tolstoj, la sua capacità di cogliervi le indicazioni legate ad una sua personale ricerca di senso spirituale, ma anche il suo gusto per gli aspetti letterari. Poi il tono con cui presentava le sue osservazioni e il singolare affiatamento tra le vostre analisi. Infine la sua umiltà: un grande uomo che dice "io sono niente".
Grazie
Chirio
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Sto ascoltando oggi 16 dic 2012 e colgo riflessioni su cosa sia una credenza. Mi occupo delle credenze sorrette dalle teorie sessuali infantili come mezzo per il il soggetto, bambino o adulto di poter guardare avanti, di poter immaginare un proprio futuro. A volte trovo delle contiguita' e mi piacerebbe confrontare l'essenza della credenza religiosa con quella delle credenze di cui conosciamo attraverso l'apparato pasichico. 
Dante Belardinelli
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Ascolto molto volentieri la vostra trasmissione che trovo interessante in particolare la rubriche Fedi  e Mondo (sempre in podcast che trovo un ottimo servizio).  In relazione al tema della laicità devo dire che il tono  di apertura della trasmissione dove facevate riferimento in maniera critica, penso anche se non ne sono sicuro  al discorso del card Scola, mi trova a mia volta critico. La questione è complessa........... A me sembra che il tema in discussione non sia la laicità, d’altronde per certi aspetti indicata dallo stesso Gesù, ma la  sua interpretazione e attuazione giuridica.  La laicità così come è vissuta in tanti Paesi, Italia compresa, non è un qualcosa da non mettere in discussione nelle sue determinazioni pratiche e giuridiche  ma, come tutte le realtà umane, è sempre  passibile di critiche al fine di un suo  miglioramento. D’altronde non esiste una sola laicità. In Italia vi è  una tipologia che non è quella francese ma che non è nemmeno quella americana.
Grazie  
Piero Maglioli , Torino insegnante di teologia  e IRc


Credits

Un programma di Gabriella Caramore
a cura di Paola Tagliolini
regia di Ornella Bellucci
consulenza musicale di Cristiana Munzi
in conduzione Benedetta Caldarulo,
Irene Santori
(Storie)
Gabriella Caramore (Questioni)
Via Asiago n. 10 - 00195 Roma

Moni Ovadia a Uomini e Profeti

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E’ stato interessante il discorso sulla bellezza di domenica scorsa. Riflettendoci su vorrei sottolineare che esiste anche una seduzione negativa delle cose e che sarebbe opportuno evidenziare la differenza tra la seduzione di cui avete parlato, riferita alla bellezza legata alla verità,  e quella che invece riesce ad attrarre per la sua capacità di mimetizzare il vuoto a lei sottostante...

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