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Borderline: Artisti tra normalità e follia

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Già nella cultura europea del XX secolo diversi protagonisti delle avanguardie e psichiatri innovatori guardarono in una nuova luce le esperienze artistiche nate nei luoghi di cura per malati mentali. Le ricerche di quegli anni avevano avviato una revisione radicale di termini quali “arte dei folli” e “arte psicopatologica”, prendendo in esame queste produzioni sia come sorgenti stesse della creatività quanto come una modalità propria di essere nel mondo, da comprendere al di là del linguaggio formale.

Tracciando importanti tappe storiche all'interno di questa nuova presa di coscienza, già nel 1912 Paul Klee, in occasione della prima mostra del movimento artistico del Blaue Reiter alla Galleria Thannhauser di Monaco, aveva individuato nelle culture primitive, nei disegni infantili e in quelli dei malati mentali le fonti dell’attività creativa. Nel 1922 lo psichiatra tedesco Hans Prinzhorn pubblicò un testo dal titolo “L’attività plastica dei malati di mente” che segnerà la fine dello sguardo positivista sulle produzioni artistiche nate negli ospedali psichiatrici. Infine, nel 1945 Jean Dubuffet conia la nozione di Art Brut avviando così una nuova epoca di ricerche in questo campo.

Oggi il termine Borderline individua una condizione critica della modernità, antropologica prima ancora che clinica e culturale. In questo senso la mostra al MAR di Ravenna intende esplorare gli incerti confini dell’esperienza artistica al di là di categorie stabilite nel corso del XX secolo, individuando così un’area della creatività dai confini mobili, dove trovano espressione artisti ufficiali ma anche quegli autori ritenuti “folli”, “alienati” o, detto in un linguaggio nato negli anni ’70, “outsiders”.

 Il percorso espositivo si apre con un'ampia introduzione introspettiva, con opere di Bosch, Bruegel, Goya, Klinger e Géricault (foto 1: Le medecin chef de l'asile de Bouffon), ed è articolato in cinque sezioni tematiche.

La prima sezione, denominata Disagio della realtà, ospita importanti opere di protagonisti riconosciuti quali Alechinsky, Dubuffet (foto 2: Arabe au palmier 1948), Chaissac, Parmeggiani, Saracini.

La seconda, intitolata Disagio del corpo, rappresenta invece un focus sul corpo umano, che diviene estensione della superficie pittorica, attraverso le opere di artisti quali Brauner (foto 3: La maman du poete 1948), Corneille, Masson, Rainer, Zinelli.

In Ritratti dell'anima ampio spazio viene attribuito ad una ricca galleria di ritratti ed autoritratti, considerati la più in consapevole e frequente forma di autoanalisi, con opere di Bacon, Baj, Basquiat, Echaurren, Moreni, Rainer. Un’intera sala è dedicata anche ad Aloïse Corbaz, storica autrice dell’Art Brut.

La mostra prosegue poi con una quarta sezione, dedicata alla scultura e denominata La terza dimensione del mondo, con inediti di Gervasi, Righi e opere di arte primitiva.

Infine, ne Il sogno rivela la natura delle cose viene definito l’onirico come fantasma del Borderline con una selezione di surrealisti quali Dalì, Ernst, Masson, Brauner, oltre alla presenza di Klee, grande estimatore dell’arte infantile e degli alienati.

Credits

Un programma a cura di Cettina Flaccavento
Conduce Elena del Drago

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